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Dr. Jekyll & Mr Hyde. Torna in scena l’ineluttabile oscurità dell’essere umano

di Isabella Moroni

È imponente la scenografia che appare all’apertura del sipario dello spettacolo Dr. Jekyll & Mr Hyde, portato in scena al Teatro Ghione dal Teatro della Luce e dell’Ombra, per la regia di Gennaro Duccilli.

Imponente, vittoriana e anche cinematografica: in un unico quadro con scale e muri che dividono lo sguardo in quattro ambienti, si incrociano i bassifondi, case perbene, il laboratorio dove Jekill elabora le sue pozioni, le strade, la chiesa, il teatro…

foto Andrea Sabatini

Duccilli rilegge e adatta il testo di Robert Louis Stevenson lavorando sul significato profondamente umano e oscuro che il romanzo svela e prendendosi spazi di celebrazione del Teatro in quanto luogo dove tutto è falso e per questo tutto è vero.

La storia è fra le più note. Il medico innovatore Henry Jekyll, affascinato dallo studio della psiche umana, elabora, attraverso lunghi esperimenti, una sorta di medicamento che sperimenta su sé stesso con effetti sconvolgenti. Una volta assunta la pozione, infatti, il medico londinese si trasforma e al suo posto si manifesta la sua parte oscura della sua personalità, quella priva di morale o educazione: il signor Hyde.

Un mostro ripugnante che infesta le notti della città commettendo delitti che rimangono impuniti perché al mattino Jekyll torna a bere la sua pozione che lo trasforma nuovamente nell’uomo elegante e benvoluto dalla società.

Lo spettacolo si dipana fra adescamenti e delitti, divergenze scientifiche, e indizi che insinuano il dubbio nei suoi amici e vicini, mentre il doppio oscuro del medico l’espressione della libertà assoluta, prende sempre di più il sopravvento e comincia a disintegrare il segreto di Jekyll, fino all’ineluttabile epilogo.

foto Andrea Sabatini

La scena è affollatissima di personaggi e di attori, una scelta che ricorda le famiglie storiche del teatro italiano e che da tempo non è più dato di vedere.

È la cifra stilistica della compagnia, ma produce una sorta di “ritorno al passato” in un’attualità teatrale che è fatta di messinscene lavorate sull’essenzialità, sul minimalismo drammaturgico e, a volte, anche estetico.
E forse non siano più abituati a intendere il teatro così…

Infatti sembra di essere di fronte ad una storia che non è nostra, in una storia dettagliatissima e, al contempo, svuotata di senso.
Gli attori, bravi nella recitazione, sembra che abbiano smarrito il sentimento, il significato delle loro azioni. È come se fingessero, se non entrassero nel personaggio, ma lo mostrassero soltanto e questo fa sì che lo spettatore non venga “ammesso” al rituale e finisca per sentirsi un po’ voyeur.

Sensazione che, però, s’attenua nella scelta di inserire un omaggio al Teatro, mettendo in scena un brano del Riccardo III di Shakespeare recitato proprio da Hyde e da un’attrice che il mostro cerca aggressivamente di sedurre.

In questo lungo intermezzo prettamente shakespeariano nell’impostazione, tornano prepotentemente i sentimenti e quella passione che, al di là di tutto, contraddistingue la regia.

Di grande effetto la scenografia di Sergio Gotti e i costumi firmati da famose sartorie teatrali che contribuiscono a rendere l’impatto visivo mozzafiato, come anche le atmosfere create dal disegno luci di Antonio Accardo e dal sound design di Giulio Duccilli.

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Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.

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