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L’Irriverente. Uno scrittore nella giungla della TV

di Isabella Moroni

immagine per Simone Di Matteo
L’irriverente, cover

Irriverente, certo, ma appassionato, intelligente, ironico e vibrante.
È il mood di Simone Di Matteo che della televisione è un acuto e implacabile osservatore ed altrettanto un sottile e pervasivo critico oltre ad esserne stato un protagonista, sempre fuori dal coro, durante l’avventura di Pechino Express, in coppia con Tina Cipollari: Gli Spostati.

Editore giovanissimo, esploratore della comunicazione contemporanea, ha cominciato questa avventura mediatica con la pubblicazione di No Maria, io escoscritto a quattro mani proprio con Tina Cipollari che di lei e del suo personaggio di vamp televisiva, racconta la storia e la vita.

Poi è stato il tempo dello show che ha tenuto spettatori e fan incollati allo schermo a ridere delle trovate surreali, degli imbarazzi divertenti e della grande forza di spirito e di cuore dei due Spostati in giro per Colombia, Guatemala e Messico con 1 Euro al giorno e chilometri nelle gambe.

Anche di questo parla L’Irriverente. Cose di questo e qualche altro mondo (Diamond Editrice) scritto da Simone Di Matteo e scagliato come una lancia nelle nebbie dei programmi tv.

Partendo dall’introduzione di Tina Cipollari e passando per modi di dire televisivi, giochi di parole in un mix di lessico familiare e battute, gallerie di personaggi per lo più conosciuti soprattutto dal pubblico assiduo, ci si rende conto ben presto che la grande imputata è la televisione.

Per chi non è uso fare zapping fra gli innumerevoli canali in chiaro leggere questo libro è come entrare in un baule delle meraviglie, in una scatola magica popolata da personaggi straordinari che neanche Barnum avrebbe saputo immaginare.

È la tv, bellezza. E Simone con poche frasi sistema tutti: i conosciuti, gli sconosciuti, gli scomparsi, gli astri di un minuto, gli eliminati, gli esclusi. Gli bastano due aggettivi sistemati a dovere per riaccenderli, distruggerli e rimandarli per sempre nel girone dei dimenticati.

Ma spesso, avventurandosi per le pagine del libro che può essere letto tuttodiseguito oppure prendendo una sezione alla volta, così come ti portano la curiosità e il cuore (Consigli Utili; Chi li ha (s)visti; Zapping; Dalla A alla Z; etc.) ci si trova immersi in riflessioni che vanno oltre e riscaldano l’anima, come quelle sul valore dell’Arte:

Un artista, alla fine, è una delle categorie più facilmente riconoscibili, poiché crea nell’immediato e con estrema semplicità, quello che altri sognano. Abbiatene cura dell’arte, amateli questi artisti, di strada o di botteghino. Ci mettono il cuore e non vi tradiranno mai.”.

O sulla Diversità:

“La diversità è un valore aggiunto. […]. L’uguaglianza  quindi, non è la meta da raggiungere, ma la base da cui partiamo. […] Siamo quello che siamo e siamo infinitamente e immensamente belli così, ognuno con le proprie peculiarità, sfaccettature. Nessuno può scegliere il proprio naturale orientamento, l’unica cosa che possiamo cambiare, se e quando vogliamo, è un pensiero, un’azione, una parola, un’idea. […] L’#omofobia, la #bifobia, la #transfobia e la #xenofobia, sono un valore sottratto, nuocciono gravemente alla salute e alimentano schiavi, che la crisi delle coscienze nutre quotidianamente nell’irrazionale paura, che il simile genera generando a loro volta vittime, della loro stessa disumanità, non considerando che quelli che additano e condannano diversi, con atti di violenza inaudita, non sono poi persone malate, mentre loro che li disprezzano sì.”.

Guidato da una scrittura dalla sostanza poetica e da una vera necessità di mostrare quello che c’è dietro gli scintillanti (e inebetenti) fondali della tv, L’Irriverente ci mette in guardia da quello che forse sappiamo già, o che pensiamo potrebbe essere vero, eppure  lasciamo sempre che vincano le emozioni, perché – diciamolo – non perdiamo mai il desiderio di sperare che, almeno per una volta, non siamo stati presi in giro.

E invece no:

Nel caso della TV, il novantanove per cento di quello che vedete è falso. Gli spettacoli: stanno per ore a provare, a ripassare i dialoghi, a guidare gli applausi per far credere che ci sia gente così stupida da ridere a certe battute. I dibattiti: litigano, si insultano, si accalorano. Poi escono e vanno insieme al bar, a ridere e scherzare. La scena di prima serviva solo per raccattare qualche voto, o fare pubblicità al loro nuovo libro. Il mondo non è cambiato di una virgola. I telegiornali. “Ma i telegiornali saranno veri!” direte voi. Mi dispiace deludervi, ma più falso dei TG c’è solo il cocomero che si compra per strada quando ad agosto tutti i negozi sono chiusi. Intanto la scelta delle notizie, vi fanno sapere solo quello che vogliono loro. Poi come sono presentate, giocando con le parole per orientare la vostra opinione.”. 

E se anche può sembrare, a volte, che l’autore cada nel luogo comune di chi è contro i luoghi comuni, Simone Di Matteo riesce a non sfiorare mai la banalità e a raccontare la sua storia con il candore, l’onestà intellettuale, la semplicità del pensiero e l’intelligenza della deduzione.

E non si arresta di fronte a niente: vizi e consuetudini di un’umanità anestetizzata vengono portati in superficie e fustigati con un’irreprimibile voglia di riderne: 

“La vita è troppo breve, per tanto, non prendetevi troppo sul serio, nessuno è perfetto, la perfezione assoluta non esiste, però esistono le persone sbagliate, le occasioni mancate e la sana capacità di reazione.”.

Nelle ultime pagine il racconto di Pechino Express – Le Civiltà perdute. Un racconto fatto di frasi estrapolate dalle giornate trascorse in luoghi fantastici e sconosciuti, da foto divertenti e canzonatorie dei due protagonisti, da questo gusto di scoprire ogni cosa nuova mettendosi in gioco, non per competere, bensì per conoscere, per sognare.

Perché è così che si dovrebbe vivere, come del resto augura Simone al lettore prima che questi chiuda il suo libro:

“Nel frattempo, prima di tornare, cercheremo di vivere le nostre
giornate come quando eravamo bambini, con la stessa curiosità, senza sapere mai cosa faremo da grandi, senza interrogarci sul domani. Fatelo anche voi, mi raccomando!”.

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Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.

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