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Opera Pia. Raccontare e ridere della libertà nomade.

di Isabella Moroni

Opera Pia, il monologo portato in scena a Teatrosophia da Loredana Piedimonte è una storia contemporanea. Una storia di sconfitte e rinascite, risate e ancora dolori e luci, ma la lente che avvicina e allontana la protagonista al pubblico è, soprattutto, quella della napoletanità.

immagine per Opera Pia - Loredana Piedimonte. Foto Grazia Menna
Opera Pia – Loredana Piedimonte. Foto Grazia Menna

E dire che il testo di Gianfranco Vergoni, immaginava una Pia romana, che forse non avrebbe avuto la stessa efficacia, la stessa rapidità di azione e reazione di questa insegnante di musica, emigrata fin da piccola nelle nebbie e nel freddo di Mantova, con una madre ex figlia dei fiori, un padre morto in un incidente, un marito che se ne è andato e una vita scandita dalle stesse abitudini: la spesa il lunedì, gli incontri con i vicini di quartiere, la tisana, la copertina sul divano e il bicchiere di lambrusco.

Quello che succede è che Pia, improvvisamente, trova la forza, la follia e il coraggio per provare a sconfiggerla questa routine, e lo fa seguendo un’istinto profondo, sconosciuto, capace di mettere in gioco tutto.

Si innamora di un homeless nero, alto, bello, che le riporta ogni emozione de La mia Africa, un film di cui sa tutte le battute a memoria, un film su cui ha sognato gli spazi aperti, la savana, i grandi animali…

Un immaginario che s’accende grazie a Inoussa che, dalla sua macchina-rifugio posteggiata davanti al supermercato, esce ogni giorno per guadagnare qualcosa aiutando le persone con i carrelli della spesa.

Forse è  per richiamare un’affinità con i leoni del film che tutta la scena si svolge su uno di quei trespoli rotondi a sezione trapezioidale che nei circhi – che ancora usano gli animali – sono utilizzati da leoni ed elefanti per le loro esibizioni.

È poco, certo, ma altrimenti non si spiegherebbe questo sacrificare l’attrice in uno spazio piccolissimo dove può solo girare in tondo, accucciarsi, scendere timidamente per poi risalire senza aver fatto neanche un passo e sempre oberata dai due sacchetti della spesa ai quali ognuno può dare il significato che vuole.

Opera Pia - Loredana Piedimonte. Foto Grazia Menna
Opera Pia – Loredana Piedimonte. Foto Grazia Menna

Loredana Piedimonte è un’attrice forte, capace di cercare fra le pieghe dei testi le possibili essenze del personaggio.

Non è solo “una leonessa”, non si sbriga così, con una parola simbolica, un lavoro di ricerca sulla voce (visto che il movimento in qualche modo le è negato), sulle emozioni e sulla comicità.
Perché il testo indulge in buona parte su stereotipi che da soli non sono comici.

Ci vuole quell’accento, quei tempi, quel ritmo per far ridere una platea, per portarla con sé nel viaggio elettrizzante verso la libertà nomade, priva di regole e di leggi, piena di luminosità e di orrore che intraprende per seguire Inoussa sulle strade delle città, continuando a sognare la sua Africa interiore.

E se la gioia del desiderio, l’infinita dirompenza della libertà si infrangeranno sulla più banale e scontata delusione (lui è sposato, al suo paese lo attende una famiglia), il suo desiderio di spazi infiniti e la sua capacità di offrire amore e solidità metteranno in moto un nuovo sogno.

Una storia contemporanea, sì, ma non così simbolica come suggerirebbero le note di regia. Una storia che mette in risalto la resistenza delle donne, la continua capacità di reinventarsi quando tutto sembra finito, chiuso in una scatola di abitudini.

Una storia attorno alla quale s’innestano pensieri e immagini quotidiane, pensieri che ci hanno attraversato, ricordi che ci appassionano o ci respingono.

E se la regia (Nicola Pistoia) è “chirurgica”, persino limitante, la risposta della protagonista è un volo ad ali spiegate che se ne frega delle costrizioni, dei significati, del mondo al tempo della confusione e della distruzione di tutte le certezze.

Pia e la sua interprete volano alte e lontano, mosse dalla capacità interiore di vedere il bene nel male e viceversa.
Inattaccabili, inaffondabili. A volte tristi, dubbiose, ma sempre azzure, nitide e sicure.

Opera Pia

  • Di: Gianfranco Vergoni
  • Con: Loredana Piedimonte
  • Regia: Nicola Pistoia
  • Disegno Luci: David Barittoni
  • Costumi: Isabella Rizza
  • Scene: Francesco Montanaro
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Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.

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