La musica che cambia la visione della musica. Intervista con Leandro Piccioni in attesa dei David di Donatello

Leandro Piccioni, musicista eclettico, è presente da sempre nel progetto dell’Orchestra di Piazza Vittorio. Un progetto che nel tempo è andato oltre qualsiasi idea iniziale di integrazione e presenza sociale e civile ed è diventata pura creazione artistica.
Dal punto di vista teatrale, certo, ma soprattutto per la musica.

Unica, differente, coinvolgente, evocativa, straordinaria, nel senso di extra-ordinaria, capace di disegnare la narrazione. Sia questa un’opera lirica famosa (Don Giovanni, Carmen, Il Flauto Magico), sia una musica interiore e sacra (Credo), o racconti semplicemente una storia di persone, di strade, di radici.

immagine per Leandro Piccioni
Il Flauto Magico di Piazza Vittorio

Di questa musica è stato artefice Leandro Piccioni che ha adattato per il teatro i brani prescelti assieme al direttore artistico Mario Tronco, ha concertato le voci dei singoli strumenti o delle diverse tradizioni che sul palco si incontrano, fino alla creazione della colonna sonora del film Il Flauto Magico di Piazza Vittorio per il quale ha composto le musiche originali usando generi musicali diversi legati da un filo conduttore diverso da quello dell’opera teatrale.

L’Orchestra di Piazza Vittorio è oggi candidata ai David di Donatello per il Flauto Magico come miglior musicista anche se, a ben vedere, un’orchestra può essere sì il miglior esecutore, ma le musiche restano frutto di chi le ha composte.

In attesa di capire se, in questo momento di emergenza, la cerimonia verrà procrastinata o effettuata digitalmente, abbiamo incontrato Leandro Piccioni per una chiacchierata sul suo lavoro, sul suo legame con l’OPV e sulle realizzazioni legati a questo mondo capace di rendere tutti gli spettatori cittadini del mondo.

Cosa ha rappresentato e rappresenta oggi per te e per la tua creatività essere parte del progetto dell’Orchestra di Piazza Vittorio?

È un laboratorio perenne, che mi permette come compositore/pianista e arrangiatore di sperimentare nel modo più vario idee e progetti musicali che in altri ambiti sarebbero impossibili. Nella musica classica, nel jazz, nel pop, nella musica colta contemporanea… esistono dei confini abbastanza delimitati o perlomeno ci si rivolge ad un pubblico di settore che ne determina i margini, ma con questa orchestra io posso esprimere un personale eclettismo musicale che mi ha sempre caratterizzato, pur provenendo da studi accademici.

I progetti con la OPV sono stati nel tempo così stimolanti e sorprendenti da tenermici ancorato per diciotto anni, cosa che non avrei mai immaginato accadesse e ora questa nomination ai David… che arriva dopo 11 anni dal debutto del nostro Flauto Magico al festival Les Nuits de Fourvière di Lione (cui seguirono poi Carmen e Don Giovanni). Un percorso musicale e artistico variegato e avvincente che non capita di certo a tutti i musicisti. Io ho svolto la mia carriera di musicista in varie situazioni professionali, da quello televisivo a quello cinematografico, da quello produttivo a quello concertistico, ma in questo ultimo decennio l’attività con l’orchestra OPV è stata per me quella più continuativa e intensa, in parallelo con i concerti fatti in tutto il mondo con Ennio Morricone come pianista solista e al quale devo ovviamente molto.

Nelle reinterpretazioni teatrali delle diverse opere liriche che l’OPV ha realizzato, la musica originaria si trasforma: spesso è difficile riconoscerla nonostante non manchino i richiami che la mantengono viva. È una scelta di innovazione o una necessità al fine di amalgamare le numerose culture che partecipano agli spettacoli?

Il lavoro di elaborazioni musicali (espressione tecnica che include l’arte di arrangiare, trascrivere, orchestrare, ricomporre creativamente ecc…) di grandi opere di Mozart e Bizet fatto per la OPV è stato quello che mi ha permesso di esprimere al meglio le mie conoscenze della grande musica e portarla in un ambito più creativo e giocoso.

In poche parole la musica di Mozart e Bizet nelle nostre mani si è trasformata in qualcos’altro, si è filtrata, ha cambiato andamento ritmico, si è timbrata di altri colori sonori, di altre influenze stilistiche (dai Beatles ai Weather Report, dalla Penguin Orchestra a Carlos Jobim, da Walter Carlos al Reggae a Gill Evans ecc……) con assoluta naturalezza e di questo ne ha potuto godere un pubblico eterogeneo e non avvezzo all’opera.

Ovviamente mi sono sempre basato sulla partitura originale e direi che in qualche modo mi sono sentito il traghettatore da quella musica a quella della OPV, visto che ero colui che per formazione e competenze poteva farlo. Mario Tronco, con cui collaboro ormai da molti anni (anche con gli Avion Travel in un periodo antecedente alla OPV), lo ha capito fin da subito e grazie a questo abbiamo fatto insieme un lungo percorso artistico, portando la OPV dal pop delle piazze al mondo dei teatri lirici e, in particolare con il mozartiano Don Giovanni, alla drammaturgia teatrale vera e propria. Trovarsi ad aprire stagioni liriche al New Luxor Theatre di Rotterdam o alle Terme di Caracalla (con Carmen) è un fatto che a pensarci bene ha dell’incredibile, ma che a noi a quel punto sembrava “quasi” normale (forse per come ci siamo arrivati).

Nel film, al contrario, c’è una vera e propria colonna sonora originale nella quale si inseriscono brani originali, spesso ancora rivisitati. Qual è stata l’idea portante di questa scrittura musicale? Perché hai scelto di diversificare totalmente il film dallo spettacolo teatrale?

Questa domanda mi permette di chiarire una cosa importante. Le nostre opere teatrali (come  il Flauto Magico di Mozart) non sono solo realizzate con rielaborazioni delle musiche pre-esistenti, ma sono anche ricche di musiche originali di nostri musicisti dell’orchestra che apportano elementi di differenti provenienze culturali, sia nei testi e nelle lingue che nelle musiche. Questo è un fatto molto importante che va ribadito.

Venendo al film il discorso è ancora diverso. La realizzazione cinematografica di un opera musicale ha sempre bisogno di musica scritta ad hoc su scena e quindi bisogna realizzare la cosiddetta colonna sonora originale. In questo caso io l’ho composta basandomi sul mondo mozartiano, in accordo con Tronco e Cabiddu (i registi), per dare un tono solenne ed elegante, anche volutamente in contrasto con certi momenti di tipo opposto del film. Inizialmente si pensava ad un commento sonoro multietnico, poi alla possibilità di usare la vera e propria musica di Mozart di repertorio, ma la scelta alla fine è stata quella che io scrivessi una colonna sonora originale, composta ex-novo e sincronizzata sulle scene (al contrario delle arie in cui le scene sono sincronizzate alla musica).

Nel realizzarla mi sono immaginato come se Mozart avesse scritto dei collegamenti e delle sottolineature per la sua opera e questo mi ha dato l’idea di prendere spunti, idee tematiche e sincronizzarle a servizio del film.

La scelta di diversificare il film dallo spettacolo teatrale non l’ho fatta io ovviamente, ma è stata un idea di Tronco e Fabrizio Bentivoglio che hanno scritto la prima sceneggiatura. Ho molto condiviso questo per un preciso motivo: o si faceva una ripresa video dello spettacolo in teatro con tutte le sue particolarità e i dettagli, oppure una realizzazione cinematografica più spinta verso il fantasy sfruttando gli effetti cinematografici, le inquadrature, i costumi, le scenografie, insomma…….un’altra storia da vari punti di vista. Il film poi ci ha dato l’occasione di registrare ex-novo tutte le musiche con un organico orchestrale allargato ad una media orchestra sinfonica, oltre ovviamente alla OPV.

Quale delle diverse musiche che hai elaborato o ideato per l’OPV ti ha dato la maggiore soddisfazione creativa?

Le elaborazioni del Flauto Magico sono quelle che mi sono rimaste più dentro, forse perché era la prima opera, la prima tournée europea…… Fra le tante cose composte e arrangiate sono particolarmente orgoglioso di alcuni brani del nostro Credo in cui mi sono cimentato con la lingua portoghese e latina scrivendo un aria alla quale sono particolarmente affezionato Et postremo Deus redit in stile di aria antica, ma allo stesso tempo con una sua modernità.

In Carmen ci sono dei brani che non mi stancherei mai di risentire e suonare come il quintetto o il Finale dove sono riuscito a fare una sintesi compositiva di scrittura riducendo la pomposità della partitura di Bizet  (personaggi, coro, orchestra) ad un duetto fra Don Josè e Carmen, senza perdere la forza drammatica della scena (pazzia di Don Josè che arriva ad uccidere Carmen). La marcia dei Sacerdoti dal F. M. di Mozart in stile Gill Evans è una perla di cui sono particolarmente orgoglioso, soprattutto per il fatto di essere riuscito (senza  banalizzare) ad esaltarne la bellezza armonica e melodica pur trasformandola in un linguaggio jazzistico.

La nomination ai David di Donatello sembra essere un gran bel riconoscimento del tuo lavoro. Ti ha stupito che abbiano reputato una composizione musicale collettiva la tua colonna sonora? È l’effetto del progetto socioculturale che caratterizza l’Orchestra?

Certamente mi sento investito personalmente da questo riconoscimento visto il grande lavoro musicale che ho fatto per questo film scrivendo le musiche originali e le orchestrazioni, oltre alle elaborazioni dall’opera di Mozart fatte con Mario Tronco, ma penso che sia sacrosanto indirizzare a tutta l’Orchestra la nomination come “miglior musicista”. È comunque il frutto di un lavoro collettivo che viene da un percorso artistico, al di là di quello che ognuno di noi ha apportato al film.

La OPV è vista ormai come una singola entità con la sua eterogeneità e per la camaleontica capacità di fagocitare musica da qualunque parte provenga, oltre al suo conclamato valore sociale e culturale. Io mi sento orgoglioso umanamente  e come musicista di farne parte con un ruolo di grande importanza e responsabilità.

L’Accademia dei David ha apprezzato l’orchestra OPV come realtà musicale italiana e siamo tutti molto felici per questo.

Quali sono i tuoi prossimi programmi e non solo con l’Orchestra di Piazza Vittorio?

Siamo in tournée con uno spettacolo basato su arie da opera tratte dalle nostre elaborazioni. Si intitola Orchestra di Piazza Vittorio all’Opera con cui abbiamo debuttato alla Casa del Jazz di Roma e, dopo averlo rappresentato allo Sferisterio di Macerata, al Verdi di Salerno, al Rossini di Pesaro, lo eseguiremo allo Storchi di Modena e al Ponchielli di Cremona. Anche se di questi tempi è tutto più complicato per le vicende del coronavirus, ma probabilmente si sposteranno le date.

Dopo aver girato il mondo come pianista/tastierista solista con Ennio Morricone, ora ho più tempo per me e sto scrivendo nuove composizioni che presto eseguirò dal vivo e inciderò con il Quartetto Pessoa e altri musicisti di prestigio. In ballo c’è poi un Così fan tutte teatrale ambientato a Napoli. Ho anche in testa un progetto personale con i due gruppi messi assieme (quartetto Pessoa e OPV) sulla scia delle collaborazioni di questi ultimi anni. Se arriveranno altre colonne sonore per il cinema sarò pronto visto che sto anche per realizzare un nuovo studio di registrazione nel quartiere Flaminio a Roma che mi permetterà anche nuove produzioni musicali.

Isabella Moroni

Isabella Moroni

Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.

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