Vivarta. La danza Kathak si trasforma e dà senso al contemporaneo.

Non si finisce mai di imparare dall’India.
Mai si finisce di scoprire il senso profondo della danza che da sacra si trasforma in arte e da arte torna ad essere sacra nella sua grande unitarietà della creazione: corpo, movimento, soffio vitale.
Vivarta, lo spettacolo di danza Kathak che la compagnia di danza indiana Kadamb ha presentato al Teatro Argentina per celebrare i 70 anni di relazioni diplomatiche tra India e Italia, cambia il danzatore e lo spettatore, l’azione e la fruizione. Non a caso la parola sanscrita vivarta (विवर्त) significa modifica, cambiamento di forma.

Sulla coreografia della leggendaria guru Kumudini Lakhia, Kadamb ha presentato un Kathak “evoluto”, non soltanto per la velocità quasi irreale che assumevano passi e gesti, mudra e abhinaya, ma anche e soprattutto per come in questa innovazione era presente la tradizione che veniva su dalle caviglie avvolte nei campanelli dei danzatori fino a trasformarsi in pura contemporaneità.

Il Kathak (il cui nome ha origine dalla parola Katha che significa storia o racconto) è una tradizione dell’India del Nord che risale a più di 2000 anni fa. Da questa danza, ballata indistintamente da uomini e donne e successivamente portata, attraverso gli spostamenti delle civiltà fino in medio oriente e da lì nella Spagna araba, sembra essere nato il flamenco.
Il primo brano proposto lo ha ricordato con forza, quando al posto degli aggraziati gesti delle braccia, un turbine di movimento nervoso e tagliente, uno sventolare di gonne, che pure erano tuniche di seta leggera, ha prodotto una visione di Andalusia che subito si è scomposta nelle note classiche del poema Nir tat dhang che hanno aperto stanze segrete di palazzi antichi, boschi popolati da fanciulle in attesa del manifestarsi del Dio Krishna, duetti e schermaglie d’amore e di conoscenza.

Quattrodici i ballerini che hanno dato vita al poema, conservando, all’interno della danza, tutta la bellezza e il potere del racconto. Attraverso le varie scene che si sono susseguite è stato possibile scoprire i movimenti, la ritmica dei tala (composizione coreografica), i salti e i chakkar (piroette), ed incontrare in una forma immediata ed esaltante quei miti, quelle leggende e tutta la simbologia della danza rappresentati attraverso Shiva e gli altri dei.

Vivarta è uno spettacolo di Kathak basato sull’idea stessa del Kathak: ogni brano è diverso. Non a caso nella sua lunghissima carriera di danzatrice prima e di coreografa poi, Kumudini Lakhia (1930) ha sempre perseguito la diversità e la sperimentazione, pur non sentendo mai il bisogno di uscire fuori dal suo linguaggio di movimento. Il suo resta un vocabolario di Kathak, una creazione attuale con le radici in 2000 anni fa; immersa nell’antica danza ma capace di mutare l’antico in contemporaneo mostrandoci come, indipendentemente dalla forma, la danza sia trasversale, attraversi i secoli e cristallizzi l’eternità.

A conclusione dello spettacolo la compagnia Kadamb ha presentato una coreografia sperimentale di danza contemporanea. Un omaggio alla terra, ai suoi colori, al suo essere generatrice di vita e di energia.
Ancora un’innovazione. Ancora una sorpresa.

  • Direttore della musica: Shree Madhup Mudgal
  • Costumi: Anuvi Desai
  • Light Designer: Sangeet Shrivastava
  • Coordinator/Manager/Costumi: Maireyi Hattangadi
  • Interpreti : Sanjukta Sinha / Rupanshi Thakrar / Mitali Dhruva / Krutika Ghanekar / Mihika Mukherjee / Mansi Modi / Vidhi Shah / Aarohi Shah / Dhereendra Tiwari / Rohit Parihar / Mohit Shridhar / Abhishek Khichi / Sanjeet Gangani / Pankaj Sihag
  • Spettacolo sponsorizzato dall’Indian Council for Cultural Relations (ICCR) del Governo dell’India e promosso dall’Ambasciata dell’India a Roma e dal Teatro di Roma
Isabella Moroni

Isabella Moroni

Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.

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