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Il palcoscenico della memoria: riportare in scena il Premio Fondi La Pastora

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26 Marzo 2026

Il 10 novembre 1974 nasceva, grazie alla visionarietà del pittore Domenico Purificato, il Premio Teatrale Fondi “La Pastora” con l’obiettivo di promuovere e sostenere quella drammaturgia italiana contemporanea che giorno dopo giorno andava cambiando pelle, si nutriva di linguaggi sperimentali e raccontava un mondo di trasformazioni e di necessità finora mai portate su un palcoscenico. Per di più questo non accadeva nella grande città da sempre avvezza a progetti intellettuali, ma a Fondi, una cittadina sul confine tra Lazio e Campania, affacciata sul suo lago e sulla storia.

immagine per Premio Teatrale Fondi La Pastora
Premio Fondi La Pastora

La prima opera premiata, il 18 ottobre 1975 al Palazzo del Principe (oggi Palazzo Caetani) fu Furio o Eliseus? di Boris Chiesura. La giuria era composta dai migliori artisti e pensatori dell’epoca, gente capace di guardare oltre le convenzioni e la mera commercializzazione del Teatro: Alberto Bevilacqua, Ruggero Jacobbi, Elsa De Giorgi, Domenico Rea, Luciano Luisi e molti altri.

Negli anni successivi Fondi è diventato un appuntamento importante, di quelli a cui si partecipa non per immagine, ma per far valere la propria visione del teatro. Un Premio capace di saper radunare, attorno all’idea del Teatro in evoluzione, personalità che in quel momento storico stavano cambiando la percezione della realtà e aiutando l’espressione di forme diverse di fare arte.

Sul palcoscenico e nelle giurie si sono avvicendati Marcello Mastroianni, Luca Zingaretti, Dacia Maraini, Michele Placido, solo per citare quelli che ancora oggi sono conosciuti, attivi o ricordati e, per oltre trent’anni, la città di Fondi è stata un punto di riferimento del teatro italiano. Qualcosa che oggi ha del miracoloso: una testimonianza, una memoria di cui essere orgogliosi.

Per più di trent’anni, dunque, il Premio è stato la cornice che ha permesso di apportare nuova linfa alla scrittura teatrale, contribuendo alla scoperta di nuovi autori e alla rappresentazione delle loro opere. Trent’anni, e assume ancora maggiore importanza se si guarda al presente, a un momento storico in cui le priorità sono cambiate, i fondi si sono esauriti, il teatro è andato altrove a misurarsi con la scrittura drammaturgica, spesso in quella miriade di premi che tentano di scoprire nuovi testi e autori.

Eppure, ciò che ha rappresentato il Fondi La Pastora non si è perso; il grande patrimonio fatto di copioni dattiloscritti, locandine d’epoca, verbali delle giurie, fotografie, è rimasto intatto. Un capitolo di storia del teatro italiano, stipato in cassette e scatoloni.

Un pezzo di memoria collettiva della cultura italiana che oggi si vorrebbe recuperare, digitalizzandola e rendendola consultabile e fruibile da ogni luogo del mondo, grazie all’impegno dell’Associazione Culturale “Arco Mediterraneo”, fondata dagli eredi di PurificatoPino e Teresa – insieme a Paolo Portone e Giuseppe Capotosto.

L’idea è stata di recente presentata a Fondi dagli eredi e fondatori dell’Associazione Arco Mediterraneo, davanti a un folto pubblico tra le cui fila erano presenti alcuni testimoni viventi di quella prestigiosa stagione culturale. L’importanza dell’iniziativa è stata colta anche da alcuni esponenti della politica locale che hanno proposto ufficialmente di chiedere a tutti gli schieramenti in campo per le prossime elezioni amministrative di inserire nei propri programmi il sostegno a questo progetto.

Perché, ribadisce Giuseppe Capotosto, giovane imprenditore fondano e convinto sostenitore dell’iniziativa, “a distanza di anni e nella complessa situazione in cui si trova il Teatro contemporaneo, oggi è possibile vedere con molta più chiarezza quella che è stata l’importanza della stagione del Premio Fondi ‘La Pastora’, e poi perché: qualunque progetto venga fatto su questo materiale e su questa memoria non sarà mai un’operazione nostalgia,  in quanto l’archivio rappresenterà  un vero e proprio capitale culturale, il cui rilancio, inserito nel dialogo contemporaneo, diventerà  un investimento di grande prospettiva  sul futuro della città di Fondi e sull’innovazione culturale”.

Di questo progetto, per il momento ancora in fieri, in attesa di trovare partner istituzionali e privati, ne abbiamo parlato con Paolo Portone, figlio dell’organizzatore del Premio e della sua costola, il Festival del Teatro Italiano, sorto sempre su idea di Domenico Purificato, nel 1981.

Progetto sicuramente ambizioso, ma concretamente, una volta sistemato, cosa si potrà trovare nell’archivio del Premio?

Nell’archivio del Premio Fondi La Pastora, che l’Associazione Arco Mediterraneo custodisce e vuole digitalizzare, si potrà trovare un patrimonio documentario di valore inestimabile.

Parliamo di un vero e proprio tesoro fatto di copioni dattiloscritti e inediti di autori che hanno partecipato al concorso, fotografie storiche che ritraggono i momenti salienti delle premiazioni, i verbali delle giurie che hanno decretato i vincitori, e ancora carteggi con autori e attori, oltre a locandine e manifesti originali.

Insomma, un fondo che racconta non solo la storia di un premio, ma un’intera stagione culturale del nostro territorio e del Paese.

Sarà possibile recuperare il ricordo vivo di artisti e scrittori che hanno fatto la cultura negli anni 80 e 90, ma che i più giovani non hanno neanche sentito nominare?

Assolutamente sì, e questo è forse l’aspetto più affascinante e importante del progetto. Attraverso questi documenti potremo riscoprire non solo i grandi nomi che tutti conosciamo e che hanno sfilato a Fondi, come Marcello Mastroianni o Dacia Maraini, ma anche tutte quelle figure di intellettuali, scrittori e drammaturghi che hanno animato il dibattito culturale di quegli anni.

Potremo riportare alla luce, per esempio, i lavori di Boris Chiesura e di Mario Verdone, che vinsero la primissima edizione nel 1974, o di Dario Bellezza.

L’archivio, in tal senso, potrà contribuire a ridare voce e volto a chi ha fatto la storia del teatro italiano, restituendolo alla memoria di tutti, soprattutto delle nuove generazioni.

Recuperare questo passato può servire a immaginare una fioritura creativa del futuro?

Senza dubbio. Recuperare questo passato non è un semplice esercizio di nostalgia, ma è un investimento sul futuro. L’inventariazione e digitalizzazione dell’archivio se da un lato costituisce un dovuto atto di rammemorazione, dall’altro proprio in quanto patrimonio culturale condiviso servirà da stimolo in futuro per nuove idee e progetti.

Conoscere cosa è stato scritto, discusso e premiato in quegli anni può offrire spunti e ispirazioni inedite a giovani studiosi, registi e drammaturghi di oggi. Inoltre, la creazione di un Centro Studi dedicato, all’interno della biblioteca comunale di Fondi, contribuirebbe fattivamente alla realizzazione di un polo culturale vivo, un luogo di consultazione e ricerca che potrebbe persino aprire la strada a una riflessione condivisa su una possibile rinascita del Premio stesso.

Infine, restituire questo passato non solo alla città pontina, ma a tutto il paese, avrebbe un profondo significato culturale, riportando la letteratura drammaturgica al centro del dibattito teatrale italiano.

Come si inserirà nella cultura contemporanea questa testimonianza di uno straordinario passato?

Forse è proprio questo il punto. In un’epoca in cui il teatro e la cultura sembrano spesso soccombere alla logica del profitto immediato e della distrazione effimera, riportare alla luce un archivio come quello del Premio Fondi “La Pastora” significa compiere un atto di resistenza.

Significa riaffermare che la memoria è il terreno più fertile per l’innovazione, e che il futuro della scena teatrale italiana non può che nutrirsi delle radici profonde di chi, cinquant’anni fa, ha avuto il coraggio di scommettere su una piccola città e sulla potenza della parola scritta.

L’auspicio è che questo patrimonio, finalmente liberato dalla polvere degli scatoloni, possa tornare a vivere non come un cimelio in una teca, ma come un motore di pensiero critico e creatività per le generazioni a venire.

Perché se è vero che il teatro è corpo vivo, allora la sua storia non deve essere un monumento da ammirare, ma un DNA da cui ripartire per immaginare nuovi copioni, nuove storie, e nuovi, necessari, dialoghi con il nostro tempo.

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Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.