Nome non ha. Il libro magico di Loredana Lipperini, edito dalle straordinarie creatrici, ritrovatrici, inventrici di Hacca Edizioni, si spalanca e invita a entrare.
In copertina è una bocca aperta, sovrastata da occhi accoglienti, incorniciata da capelli, sicuri e forti come sentieri. Uno dei disegni di Elisa Seitzinger, commoventi e determinanti come tarocchi, che illustrano l’intero libro.
In questo libro-scrigno la storia dominante è quella delle tre fanciulle. Tre giovanissime, serrate nella costruzione della propria identità, resistenti nello sforzo di comprenderne i margini necessari. Perché raramente i giovani hanno spazio, o voce, o nome.
Tre giovanissime costrette, per un guasto all’automobile che le porta verso il mare, ad accettare ospitalità di un paesino sconosciuto: un luogo sbalzato nelle leggende, posto all’interno di un territorio vasto, montuoso, acquifero, selvaggio e curativo. Costrette a cedere all’accoglienza, alla condivisione e all’ascolto di storie che le faranno entrare laddove non avrebbero mai immaginato e, probabilmente, neanche mai voluto.
Attorno al loro stupore si delinea la storia di un’amicizia collettiva, la scelta di condividere il pane, il vino, il ciauscolo, la musica e le storie. Attorno alla tavola, che unisce e identifica, si dipana una terra densa di segni toponomastici, architettonici, naturali e di tracce mitologiche che si incontrano, si spiegano l’un l’altra, si moltiplicano, si negano. Attorno a tutti quei discorsi si compone il mistero delle Sibille, le profetesse che portano nomi di luoghi incantati, ma raramente hanno un nome proprio.
Le Sibille, che racchiudono in sé tutte le dee, le ninfe, le donne, le madri, le fate. E tutte le lingue sacre dell’eternità. Legate dal filo invisibile di quella che chiamano voce del dio, come se fosse lui ad offrire loro le parole, quando loro sono lì da molto prima dell’inizio e hanno visto crearsi il mondo, le leggende e la Storia.
Entrare significa riconoscere la soglia, sapere che non possiamo più attraversarla inconsapevolmente. Entrare è avere con sé il bagaglio necessario per destinarsi all’ignoto, all’immaginazione, alla curiosità, all’altro.
Entrando ho riconosciuto i sogni e i doni non solo della Sibilla, ma di tutta la vita. Dei miei Lari, dei talismani dimenticati nei cassetti che non hanno mai smesso di proteggere la casa e la vita. Entrando ho scoperto che ogni soglia congiunge il nostro mondo a quello divino e che custodisce un messaggio che ci è destinato. E che è nostro compito riceverlo e proseguire dopo aver conosiuto il segreto.
Le scatole temporali magiche, a cui ci ha abituato la scrittura di Loredana Lipperini, in questo libro si trasformano in scatole di pensieri.
Pensieri diversi e complessi, molteplici, capaci di formare un insieme narrativo nuovo, eccezionalmente diverso dalle narrazioni magiche, da quelle locali, ambientali, naturalistiche di cui, pure, questa storia si nutre.
Le Sibille diventano chiavi, parole d’ordine per dipanare verità e realtà difficili da nominare come quelle sociali e generazionali.
Nome non ha la nostra necessità di ascolto, di fascinazione e incanto. Nome non ha la volontà di scoprire nuovi sentieri. Nome non ha la vita che vogliamo.
E non è solo la Sibilla, sul limitare di una notte d’estate a far accendere il giorno. Lo siamo tutti noi che crediamo.
Che la meraviglia esista.
Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.
- Isabella Moroni
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