Una scelta sperimentale e forse insolita, ma vincente quella del Teatro Stabile dell’Umbria con la produzione di Oscar, testo originale di Linda Dalisi che ha saputo ricreare l’amatissimo manga Lady Oscar di Riyoko Ikeda raccontandolo attraverso una lente innovativa che riesce a far spaziare la regia di Antonio Latella fra piani narrativi e generi diversi, lavorando su sogni e immaginario grazie a più linguaggi espressivi.

Lo spettacolo, che ha debuttato a Perugia nei giorni scorsi e che intraprenderà un lunga tournée nei prossimi mesi, racconta proprio la storia di quella della bambina educata come un soldato alla Corte di Francia, ma parte da una sospensione temporale, da una confusione della memoria della protagonista che permette a tutti i personaggi di attraversare passato e di farsi specchio del presente.
Ne parliamo con Sonia Bergamasco, una Oscar rivoluzionaria e combattiva.
Chi è Oscar, al di là del contesto storico, e in che momento della sua ricerca sulle
protagoniste femminili che hanno improntato la storia della lotta per la liberazione delle donne arriva questo personaggio?
In Oscar sembra esserci, oltre alla pulsione alla rivolta, l’accogliere una riflessione sull’ingiustizia sociale che si riflette drammaticamente anche sulle donne più forti e più motivate. Dov’è (qualora esista) il confine fra le ingiustizie?
Oscar, nella nuova versione per il teatro creata dalla drammaturga Linda Dalisi, attinge direttamente all’icona del manga giapponese originario, ma si impone in uno spazio svuotato, magico, notturno. È una donna che conosce la regola, la responsabilità e la costrizione.
Ha fatto suoi i valori di una società patriarcale che sta vivendo il suo punto più drammatico di declino, e con una determinazione nuova mette in crisi tutta la sua vita e fa la scelta più giusta, andando incontro alla rivoluzione dalla parte del popolo.
Il Suo sodalizio con Antonio Latella si è costruito con spettacoli tratti da testi fondanti della drammaturgia mondiale, da Goldoni ad Albee. Stavolta entrambi vi mettete in gioco con un testo originale della drammaturga Linda Dalisi, che lavora con Latella da molti anni e che per Oscar diventa autrice. Cosa l’ha colpita in questo testo e come ha immaginato, a una prima lettura, la presenza della sua interpretazione e della sua voce?
Non potevo perdere l’appuntamento con questa storia: lavorare su un personaggio iconico e al contempo calato in un’epoca storica cruciale mi consente di muovermi con una libertà estrema e al contempo vigilata dalla struttura onirica e visionaria del testo.
Desideravo fortemente lavorare con Linda Dalisi, autrice con cui collaboro da anni, e desideravo con forza che Antonio Latella traducesse per la scena l’opera scritta da Linda.
I costumi dello spettacolo disegnano l’idea del Settecento senza mai davvero interpretarlo e in questo modo suggeriscono più che un’epoca, un punto di attrazione che riporta al concetto della fluidità non solo di genere, ma anche di scelte e motivazioni. Ha partecipato all’ideazione degli abiti di scena? Da quali elementi caratterizzanti l’iconografia del personaggio siete partiti, Lei e il regista, per ideare e sperimentare i movimenti e il comportamento di Oscar in scena?
Il lavoro con Antonio Latella è stato molto coinvolgente, a tratti destabilizzante, per me. Linda è stata sempre accanto a noi e ad Antonio nel corso di tutto il periodo di approfondimento e messa in opera del lavoro.
La scena, potente, creata da Giuseppe Stellato ha imposto il linguaggio dei nostri corpi in scena, e i costumi di Graziella Pepe hanno contribuito a stagliare immagini di personaggi forti in uno spazio lunare.
Le musiche, scritte da Franco Visioli, sono un tassello essenziale del lavoro: il canto, declinato in vari generi musicali, attraversa la storia fino a scatenarsi in un rap finale che dà voce al popolo che assalta la Bastiglia.
Il racconto di un momento storico che ha cambiato il mondo e le istanze popolari, come la Rivoluzione francese, trova un riscontro nell’attualità e nelle proteste di oggi? Nel dare vita e voce a questo personaggio così articolato ha voluto guardare anche alle scelte che si impongono nella nostra quotidianità?
Oscar è prima di tutto un testo politico. Attraverso le fasi di un percorso che sfocia nella Rivoluzione francese, racconta anche il nostro presente. Racconta la donna, in questo presente.
La politica, nell’opera di Linda Dalisi, è anche e prima di tutto individuazione dell’essere umano nella storia. Oscar ci immerge in un paesaggio intriso di una tenerezza e insieme di una ruvidezza molto toccanti.
Qual è il pubblico privilegiato di Oscar e quale apporto ritiene che abbia questo Suo nuovo, appassionante ruolo per il cammino delle donne in Italia?
Non penso a un pubblico “particolare” per questo Oscar, è un racconto popolare, aperto, diretto, poetico. Desidero però che possa essere una storia in cui immergersi come in un sogno sognato insieme. Se dovessi pensare a un pubblico “ideale”, allora penserei ai più giovani: i ventenni e i trentenni che oggi possono riconoscere in questo ritratto plurale di un’epoca, anche il loro ritratto.
Il nostro magazine art a part of cult(ure) segue costantemente da tempo il suo lavoro: può, gentilmente, anticipare ai lettori i suoi prossimi impegni da attrice, regista e autrice tra teatro, cinema e scrittura?
Alla Festa del Cinema di Roma, il 21 ottobre, esce il film Cambogia di Valerio Lundini, a cui ho partecipato: Nel film sono la sua agente cinematografica.
Per ora non si può raccontare di più… ma uscirà presto in sala. Cambogia è un’opera prima spiazzante e molto forte. Valerio ne ha curato la sceneggiatura, la regia, e ne è anche il protagonista. Dopo Oscar ho un nuovo appuntamento con il teatro, di cui volentieri parleremo insieme quando volete.
Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.
















