Fra le meraviglie del Festival dell’Erranza di quest’anno, dedicata all’insicurezza del nostro tempo, Antonella Lumini porta la sua storia viva, tangibile e amabile. Una storia fatta di scelte interiori che hanno seguito il suo conoscere e il suo evolversi.

In questa era di rumore e violenza, il suo destinarsi al silenzio e alla cristianità assume un valore di meraviglia e risuona nell’animo di molti. Di tutti quelli che lasciano per cercare altrove, di tutti quelli che vorrebbero farlo.

immagine per Antonella Lumini, la custode del silenzio al Festival dell'Erranza
Antonella Lumini

La vita di Lumini diventa così qualcosa da indagare, da offrire alla confusione dei molti, e lei vuole raccontare, testimoniare, portare l’esperienza e i pensieri che sono da questa scaturiti.

Da oltre 40 anni ha scelto la via del silenzio interiore e la persegue, ispirandosi alla via del silenzio della tradizione ortodossa russa, che ha un nome avvolgente pustinia, che significa deserto, ovvero il luogo in cui praticare e lasciare che si riveli in noi la capacità dell’ascolto.
E pustinia è anche il luogo remoto della sua casa dove Antonella Lumini entra in ascolto e l’Associazione che ha fondato per accogliere e divulgare questo cammino.

Di lei hanno detto che è una degli “eremiti urbani” che costellano la nostra penisola (circa 400 persone che vivono in solitudine nei loro eremi, in cerca esplorando il silenzio come un modo per ascoltare e per trovare pace interiore), ma forse la definizione che più le si addice è anche il titolo di uno dei suoi libri, scritto assieme a Paolo Rodari: La custode del silenzio.

Antonella Lumini partecipa al Festival, che quest’anno è dedicata al tempo in cui viviamo, un tempo “immerso in un’antropologia dell’insicurezza, nella quale le attese sembrano andare in pezzi e il clima esistenziale è pervaso da spaesamento e da inquietudine”, per offrirci una riflessione sul Viaggio nell’interiorità che possa facilitare la via per ripristinare le energie disattivate e accedere all’immaginazione, al sentimento e a quella decisa forza creativa e generativa degli scrittori, dei filosofi e degli scienziati.

Quanta forza dà il silenzio?

Il silenzio è come un’onda, quando si fa sentire porta fuori dalla corrente, svuota, dà la leggerezza del riposo. Una quiete  che conduce verso un centro dove tutto è nella pace. Come nelle acque profonde in cui non arriva la furia dei venti. Il silenzio è un richiamo, una voce che, se ascoltata, attrae, chiede la sosta.

Aprirsi al silenzio comporta però di accettare di sentire tutto il rumore che ci abita. Agitazione, ansia, paura, angoscia cominciano ad affiorare per essere accolte. Il silenzio conduce verso un percorso di verità, portando alla luce tutto quello che si nasconde e che ha bisogno di essere guardato e purificato.

Durante questi lunghi decenni in cui ha scelto il nascondimento, il mondo è come precipitato. L’indifferenza degli esseri umani si è moltiplicata e la brama di potere è molto più evidente e arrogante di quanto sia mai stata prima.
Come ha vissuto questa involuzione mondiale e come l’ha elaborata?

Il nascondimento non è stata una scelta, ma un desiderio costante per proteggere, custodire qualcosa di dirompente che io stessa non riuscivo a comprendere. Il silenzio fa riscoprire un ordine connaturato che più riaffiora e prende campo in noi, più fa percepire il disordine che domina il mondo e che assumiamo e che, per lo più, rimettiamo in moto.

Quando però ci distacchiamo dal modo di vedere corrente cominciamo a percepire gli andamenti distorti, le contraddizioni, la dipendenza da una struttura di potere che governa e conduce la storia verso derive sempre più disumanizzanti. Gli individui alienati, massificati e infelici sono come assuefatti ad automatismi indotti e pertanto quasi incapaci di reagire.

In particolare l’interazione incontrollata con strumenti digitali conforma ad essi spengendo molte altre facoltà e potenzialità. Il silenzio riconduce alla radice, fa riscoprire la creaturalità, riporta verso l’innocenza originaria che è una memoria sempre viva nel profondo.

Importante il rapporto con la natura, la creazione è custode di un ordine perfetto, c’è da ripartire da lì. Il silenzio apre alla contemplazione della bellezza, porta sull’onda del meraviglioso, dell’eterno miracolo che la vita racchiude.

Secondo lei è più difficile occuparsi dei mali del mondo, restando al di fuori della partecipazione attiva?

Ci sono delle dimensioni misteriose che attraversano la storia. Importante tenere presente che il tempo è sempre attraversato dall’eterno, il visibile dall’invisibile. Pertanto non si possono scindere contemplazione ed azione. La vita interiore, la preghiera, la spiritualità, portano risorse sottili che certamente fanno la loro parte.

La contemplazione, proprio in quanto attinge a energie luminose, stimola l’azione. I veri contemplativi sono sempre anche molto attivi. Comunque quando si intraprende un percorso interiore l’azione non è più un attivismo, bensì azione creatrice, azione ispirata e guidata dallo spirito.

Come riesce a sopportare l’impotenza di fronte agli orrori che vediamo ogni giorno?

Di fronte al delirio di onnipotenza che sta dilagando, rimane solo un angoscioso senso di impotenza. In realtà possiamo sempre fare la nostra piccola parte. Stare dentro le contraddizioni, i conflitti, implica compassione, patire insieme.

Soffrire in prima persona è un grande insegnamento, rende umili, fa chiedere aiuto, porta verso l’essenziale, porta gratitudine, spinge a pregare. Gesù non chiede di farsi inchiodare con lui sulla croce, chiede di pregare un’ora con lui. Questo lo possiamo fare, questo fa la differenza. Porta luce nelle tenebre.

Il Festival di quest’anno cerca di indagare l’inquietudine e l’insicurezza esistenziali che portano all’intorpidimento delle coscienze. Il silenzio può essere una risposta valida a questo sonno narcotico in cui sembriamo tutti caduti? Assieme alla preghiera può favorire il risveglio delle coscienze?

Il risveglio delle coscienze è veramente l’unica via d’uscita dalle tenebre che stiamo attraversando.
Impossibile rimettere insieme i pezzi di una realtà così lacerata e destrutturata. Serve invece come uno svettamento, la capacità di guardare da un’altra prospettiva, innalzare le antenne. Solo così sarà possibile ricominciare a scorgere l’intero, cioè la bellezza, che è sempre lì, ma che noi più non vediamo. Il silenzio è la via necessaria per il passaggio antropologico in atto.

L’Homo sapiens deve rendersi conto di aver tradito se stesso, deve riconoscere che la conoscenza e la scienza implicano insieme un’evoluzione spirituale, cioè la piena maturazione dell’umano in tutte le sue sfere fisiche, psichiche, morali, interiori.

Esiste anche una lettura neurobiologica dell’intorpidimento che viene descritto come un vero e proprio trauma che parte dal distacco anestetico per arrivare, attraverso la saturazione alla normalizzazione e al silenziamento collettivo. Un silenzio indotto, basato sulla replica infinita di immagini e reazioni che forse è il lato oscuro del silenzio, la sua forma negativa. Cosa ne pensa e come possiamo affrontarlo?

Non sono molto informata in questo ambito, comunque è evidente che la tecnologia, specialmente adesso con l’intelligenza artificiale, non avendo alcun limite, può attivare processi molto discutibili e alquanto inquietanti che possono veramente minacciare l’umano nella sua radice più profonda.

Il timore che il meccanismo prenda il sopravvento non è ormai solo un timore da fantascienza. Per questo importante attivarsi subito, il risveglio delle coscienze è in atto, tante persone si stanno orientando verso la spiritualità. Anche se ancora sotterraneo  il fenomeno è in forte espansione, la vita sta attivando i suoi antidoti, essenziale avere fiducia.

Qual è la rotta del viaggio nell’interiorità?

Fermarsi, ascoltare il profondo. L’angoscia, l’inquietudine, lo smarrimento derivano da una voce che dentro grida, ma che noi non vogliamo ascoltare. Ora non possiamo più rimandare, i tempi stringono, lo chiedono. Ognuno è chiamato a fare la propria piccola o grande parte, a ritrovare la radice profonda.

C’è una creatura che vive in ognuno di noi, è fragile perché soffocata, ma potente perché connessa alle energie pure, sorgive, rigeneranti, divine. Lasciamo che la luce dello Spirito penetri e accenda le nostre anime, risvegli i nostri cuori all’amore puro che ci ha generati.

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Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.

3 risposte

  1. Non scrivo un commento a queste parole così precise, toccanti, urgenti e fiduciose, ma un sentito ringraziamento per averle condivise

    1. Grazie Alessandra, per me Antonella Lumini (di cui avevo solo sentito parlare in un servizio televisivo) è stata una vera scoperta e una grande crescita.
      Sono molto felice di averla potuta intervistare e condividere una pace reale, non artefatta, sfiorata dall’intensita del “male”, ma sempre forte e solida.
      Grazie ancora.

  2. Trovo questa intervista profonda interessante e molto chiara. Grazie antonella per la condivisione delle tue riflessioni ispiranti.

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