
La strada prosegue,costeggia, s’inoltra.
Erba alta, olivi che annodano i loro rami, filari di vite, macchie fiorite e sassi punteggiano la via verso la meta magica e nascosta.
Intravedo fra i rami un piccolo dolmen. Dicono che segni i luoghi incrocio d’energia.
La Puglia è magica, si sa.
E all’improvviso azzurro, sfumato nell’azzurro, s’apre Castel del Monte.
Da lontano sembra quasi un disco volante poggiatosi qualche millennio fa su quella collinetta poi, mentre t’avvicini, si mostra come un castello incantato.
Castel del Monte è un enigma che nessuno vuole svelare.
Ed il perchè di questa reticenza è un mistero nel mistero.
Teorie affrettate, ipotesi avanzate per placare richieste maliziose e, soprattutto, la necessità di alimentare il mito di Federico II, vera icona della Capitanata. Federico II che probabilmente non ha costruito quel castello, che invece sembra sia servito a rinchiudere la sua progenie, anche perchè, alla fine, tutte quelle stanze che si susseguono a ritmo matematico e labirintico sembrano assai più utili ad imprigionare che a far spaziare lo spirito.
Oggi, per entrare a Castel del Monte sono obbligatori il parcheggio, la navetta e l’accompagnamento di una guida laureata ed autorizzata dalla Sovrintendenza. Poi c’è lo spazio attrezzato dove acquistare a scelta il panino, il gelato, le cartoline, l’olio o le t shirt con la ieratica immagine di Federico II.
Ma non è stato sempre così. Solo una manciata di anni fa si entrava e tutto era buio, si salivano le scale a chiocciola domandandosi perchè fossero costruite “contromano” mentre il sole filtrava dalle bifore e dalle trifore con delicatezza, quasi a non voler rovinare le grandi stanze spoglie.
Ad un rintocco, poi, si andava via perchè era giunta l’ora di chiusura.
L’ora panica che tutto sospendeva. Fino al sorgere di una nuova alba.
E c’era un guardiano che narrava storie segrete ed esoteriche, un uomo piccolo e sottile, cotto dal sole come un contadino, con gli occhi a fessura che non lasciavano poi tanto tranquilli.
Raccontava del mistero della luce che entrava dalle tre porte e dalle tre balaustre asimmetriche che affacciano sull’ottagono interno del cortile.
Lo ricordo bene: c’entravano l’astronomia, lo zodiaco ed i Templari. Per lui c’entrava anche Federico II che, essendo un re mago, sembrava fatto apposta per vegliare su questo sconfinato segreto.
E ricordo anche come, approfittando del mio stupore, quel demone d’un guardiano chiuse di colpo le porte della stanza dove ci trovavamo facendola piombare nel buio e quindi, con voce insinuante, disse: “ed ora guardi lassù, all’incrocio della volta….
Fissai il buio mentre il custode riapriva lentamente il portone. Era circa mezzogiorno di un giorno di settembre. Il sole si trovava nel segno della vergine e lì, sulla chiave di volta erosa dal tempo, si andava svelando il volto di un fauno, di un essere inquietante che riusciva a stagliarsi solo grazie a quella luce che scolpiva la pietra bianca, rivelando l’esistenza di qualcosa che andava ben oltre il fregio architettonico.
La guida, invece, ora spiega che il Castello non poteva essere abitato perché non aveva cucine né magazzini, nè ripari per masserizie ed animali; che non poteva servire da difesa perché lo strombo delle feritoie impediva l’uso dell’arco e perché gli assalitori –una volta entrati al suo interno- avrebbero potuto raggiungere facilmente i piani superiori grazie alle scale a chiocciola antiorarie che, inoltre, avrebbero impedito la destra dei difensori.
Spiega che Castel del Monte forse poteva essere uno strumento astronomico, ma che, più probabilmente era un allevamento di falchi per la caccia; che non poteva essere opera di Federico per ragioni temporali ed economiche e che comunque l’Imperatore non se ne era quasi mai servito. Racconta che la sala del trono in realtà era la sala delle guardie con tanto di garitte e meccanismi per far scendere le grate, che i camini erano troppo piccoli per cuocere le vivande e che servivano poco anche come riscaldament0 soprattutto perchè erano presenti solo in alcune stanze, mentre le torri altro non erano che gabinetti assai ben fatti con tanto di sciacquone, water e lavabo…
Troppe parole e la luce, quella luce, non arriva,
Scendendo osservo nuovamente le stanze del piano terra sempre più slavate dal tempo ed ora anche sbiancate dal restauro. Quando tutti sono usciti provo a chiudere le porte. La sala, come allora, piomba nel buio. Apro lo stesso spiraglio di luce, ma non accade niente. Anche oggi è settembre ed il sole è nel segno della Vergine, ma l’ora di Pan è passata. Occorrerebbe attendere una nuova alba.
Ma non c’è tempo. Nel giardino che circonda il Castello incontro una romantica signora che mi dice:
“Il mistero di Castel del Monte non si saprà mai, perché il Castello bisogna sentirlo. Ognuno ne ha un’immagine diversa. Per me, ad esempio, è stato fatto per una donna”.
L’affermazione è straordinaria e nasconde altri saperi.
Infatti la sconosciuta inizia a parlare del vuoto sotto il Castello che è stato acclarato dal sonar, del pavimento che ripete lo schema del pentacolo, del numero aureo che governa tutte le misure del castello ad iniziare dal portale d’ingresso, ma soprattutto del suo amico Aldo Tavolaro, archeoastronomo, scrittore ed esoterista che a Castel del Monte ha dedicato la maggior parte dei suoi studi e dei suoi libri, dei Templari e del Graal che è nascosto in qualche luogo sotto, dentro, o fra le simbologie del Castello.
Castel del Monte -racconta la donna- probabilmente è stato in origine Convento e Chiesa dei Benedettini. Nella sua forma richiama, infatti, altre cattedrali dell’epoca, tutte in qualche modo legate agli stessi miti e misteri che governano il Castello dell’Alta Murgia.
Sorprendente è la possibilità di utilizzare la lettura dei suoi simboli, dei suoi numeri e delle sue misure sia per affermare che il Castello possa essere un manufatto esoterico, sia per determinare che si tratti invece “solamente” di un castrum.
Guardandolo, toccandolo e percorrendolo, però, si percepisce davvero la sua forza. Un’energia orientale che ricorda la ciclicità del tempo e della vita. L’energia del cerchio. L’energia del sole.
Castel del Monte assomiglia, infatti, ad un mandala: il cerchio della preghiera, il passaggio dalla terra al cielo.
Il tramonto si nasconde dietro le prime nuvole che promettono la pioggia. I pini che circondano il castello allungano le loro ombre sugli ultimi visitatori che circumnavigano le compatte mura del Castello.
Una sposa un po’ ageè ed assai florida fa scivolare la spallina del suo abito fiorato e sorride per la foto di rito.
Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.


















