
Ci sono luoghi scrigno di pensieri, luoghi dove riposano idee nuove, luoghi carichi di energie antiche. Sono le isole.
Per la loro solitudine, per il loro abbandonarsi al mare che le consuma e le genera nuovamente.
E Ventotene è un’isola. Non solo, è un’isola con una storia forte tanto da saper scarnificare la Storia, quella con la esse maiuscola.
Ventotene è un’isola di confino, fin dai tempi di Augusto, un territorio di esilio prescelto o imposto. E’ un’isola di silenzio e di vento, diversa dalle altre consorelle Ponziane, due chilometri di terra che ha dato vita ad idee di rivoluzione.
E’ qui che due anni fa è nato il Festival Gita al Faro; è qui che nel 2012 Lidia Ravera ha deciso di confinare per sei giorni sull’isola scrittori e scrittrici a scontare il loro privilegio: essere scrittrici, essere scrittori. Condannati a esercitare il dono supremo dello sguardo, quell’attenzione mirata che genera storie, quindi a scrivere un racconto ispirato all’isola o dall’isola e infine a sottoporlo al Tribunale Benigno dei Lettori, in due serate reading, in un teatro affacciato sul mare e illuminato dalla luce intermittente del Faro.
Si apre dunque la terza edizione di quello che da molti è ritenuto “il più bel festival letterario in Italia“. Quest’anno la direzione artistica è passata a Loredana Lipperini alla quale facciamo delle domande “segrete”.
Scrittori al confino, scrittori eremiti. Gita al Faro sembra essere il più bel festival letterario d’Italia. Qual è la “trama magica” che sostiene questo progetto?
Ventotene, naturalmente: che è un luogo di incanti. E la formula stessa del Festival, che è stata ideata da Lidia Ravera due anni fa: non si chiede agli scrittori di partecipare per presentare il proprio libro (che viene anche presentato, peraltro, nella meravigliosa libreria di Fabio Masi che è il cuore dell’isola), ma di vivere Ventotene, esplorarla, capirla e raccontarla. Ognuno dei partecipanti ha l’obbligo di scrivere un racconto che viene infine letto nelle due serate conclusive, che grazie a Valerio Vigliar sono anche serate musicali. Quindi, viene a donare parole, non solo a ricevere ascolto.
E quale l’obiettivo da realizzare?
Restituire storie all’isola, che ne contiene molte, e condividerle.
Quali punti fermi ti guidano nella direzione artistica di Gita al Faro? Cosa è necessario, cosa, invece, vorresti che arrivasse inaspettato?
In realtà i punti fermi sono quelli appena raccontati: quanto alle sorprese, mi piacerebbe venissero dalle famigerate “cene a tema” che sono un’altra caratteristica del festival, durante le quali si discute di scrittura e di letteratura.
Quali sono i requisiti che deve avere uno scrittore per partecipare al Festival?
Non ce ne sono molti, se non quello di aver pubblicato un libro negli ultimi dodici mesi. Quelli impliciti sono la capacità di stare insieme agli altri e di riuscire a trovare il tempo per scrivere una storia in quattro giorni.
Quali sono i vincoli del suo eremitaggio e quali le libertà?
La libertà è quasi totale: se si escludono le cene e i pomeriggi delle presentazioni e le due serate finali. Durante la settimana, c’è la possibilità di fare escursioni altamente consigliate, come quella al carcere di Santo Stefano.
Lo scorso anno sei stata fra i confinati ed hai scritto un racconto di memoria, di presente e di futuro. Cosa portavi di te nell’Isola?
La voglia di scrivere una storia.
E cosa hai trovato a Ventotene?
La storia.
Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.
- Isabella Moroni
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