La scoperta straordinaria e l’illuminazione, sono assicurate. Lo spettacolo Il cervello complice andato in scena al Teatro Tor Bella Monaca, ci porta improvvisamente dentro una realtà neurologica di cui, forse, avevamo sentito parlare, ma che d’improvviso si fa persona e ci fa da specchio.
La storia è tratta dal saggio The Whole Brain Living della neuro anatomista americana Jill Bolte Taylor che, dopo essere stata colpita da un ictus, ha approfondito i suoi studi fino a confutare la teoria che il cervello umano fosse diviso in due parti: l’emisfero destro corrispondente al cervello emotivo e l’emisfero sinistro a quello razionale.
In realtà, il tessuto limbico emotivo è equamente diviso tra i due emisferi; di conseguenza, ciascun emisfero ha sia un cervello emotivo sia un cervello razionale. Quattro moduli distinti di cellule che compongono la nostra personalità.

Quattro Caratteri che sono pronti a rivelarsi a Sara (Silvia Mazzotta), la giornalista scientifica freelance inviata dalla sua rivista a seguire proprio un convegno di Jill Bolte Taylor, dove scoprirà questa nuova verità.
Tutto si svolge nella stanza d’albergo dove alloggia Sara e dove i quattro caratteri: Carattere Uno, razionale sinistro (Marta Iacopini); Carattere Due, emotivo sinistro (Valentina Bruscoli); Carattere Tre, emotivo destro (Francesca d’Urso) e Carattere 4, razionale destro (Uma Salusti), che la assistono senza che lei ne abbia coscienza, improvvisamente diventano reali, tangibili, umani.

E, nello stesso momento, lo diventano anche per tutti gli spettatori che, assieme alla protagonista, cominciano a relazionarsi con le parti del loro cervello che li spingono a pensare, fare o sognare quello che hanno nel cuore e nell’anima.
Sara, che non è mai riuscita a scrivere qualcosa di davvero importante per il suo giornale (e di conseguenza non viene considerata neanche da suo marito), riuscirà a riconoscere e a relazionarsi con i suoi quattro caratteri che, man mano, la sproneranno a lavorare, le faranno venire i sensi di colpa per la famiglia lasciata in un’altra città, la inviteranno a mollare ogni ansia per continuare a giocare e la metteranno in connessione – attraverso la musica – con il suo spirito.
Questo le darà modo di scrivere un articolo importantissimo, di avere una svolta nella sua carriera, di ricevere (forse) maggiore attenzione da parte di suo marito e di non perdere mai la connessione con le parti di lei che la rendono quello che è: cosciente, libera, allegra, realizzata.
Mentre scrivo vedo bene quello che mi stanno suggerendo i miei personali Quattro Caratteri.
Vedo che non riesco a convincermi che tutto possa andare davvero bene; che forse sto perdendo tempo a raccontare cose che mi appassionano, ma che probabilmente non interessano il lettore; che non ho un legame abbastanza forte con il mio spirito per accettare fino in fondo la narrazione dello spettacolo…

Però, oltre i caratteri e gli emisferi, c’è uno spettacolo nato dalla passione di Silvia Mazzotta e messo in scena da Giuseppe Gandini; uno spettacolo ben fatto, curioso, stimolante. Una commedia con richiami musicali (la voce soave di Uma Salusti, sostenuta dai testi di mostri sacri come Bob Dylan, Carrie Newcomer e Janis Joplin), con cinque attrici perfette nei loro ruoli, capaci di far ridere e di sorprendere anche nella tipizzazione dei personaggi.
Particolarmente interessanti e “giusti” i movimenti coreografici di Maria Concetta Borgese che concludono – nella forma del passaggio e dell’evoluzione – l’imprevedibile “assemblea cerebrale” di Sara e dei suoi Quattro Caratteri ai quali, alla fine, darà anche un nome d’anima.
E, anche se in alcuni passaggi sembra un po’ lento, lo spettacolo è destinato a crescere con le repliche e con il confronto.
Anche con gli spettatori, finalmente liberi di comprendere quello che ci accade dentro.
Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.










Una risposta
Spettacolo visto al Teatro Marconi qualche settimana fa. Delizioso! Tutto al femminile, con attrici bravissime ed affiatate. Lo rivedrei molto volentieri.