Letteratura inaspettata #31. Mia Madre era… Donne e famiglie del Novecento. Un libro necessario

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La storia di un’Italia di cui lentamente si perde la memoria narrata attraverso le storie delle madri.
È questo il progetto delicato a tenace, leggero ed emozionante dal titolo Mia madre era… Donne e famiglie del Novecento,  che Terry Olivi e Rita Laganà hanno curato per Gattomerlino Edizioni.

La storia che ci apre gli occhi e il cuore, che ci ricorda come dobbiamo ringraziare le nostre madri perché la nostra vita è stata più lucente della loro, la storia che ci porta innumerevoli altre storie.

Storie di messe domenicali come occasioni sociali, storie di vestitini eleganti (quale era, poi, il metro dell’eleganza nelle campagne de primi anni dello scorso secolo?) rigorosamente fatti a mano.
Storie di occhi trasparenti, di autonomie conquistate per gioco o per tenacia. Storie di maschi che non ci sono o, se ci sono è per impedire il futuro, per mantenere un ordine anche quando non ce n’è bisogno, per dimostrare il proprio potere.

Storie comuni a molte altre madri, racconti di divieti rotti solo in virtù dell’oscura libertà che offre guerra; vissuti come fossero l’unico modo di esprimere la propria ribellione alle esperienze negate o alle imposizioni e mostrati come piccole medaglie con cui ornarsi il petto.

Storie nate in poesia perché spesso è l’unico modo per vincere dolori e pudori, perché cambia i sentimenti e mette le ali.

Scrivono figli e figlie che abbelliscono il ricordo, figli che non hanno mai chiesto, figli delusi, figli innamorati. Qualcuno porta dentro un vuoto e una sofferenza mai domi, altri una pace, una finale, splendente, comprensione.
Alcuni perpetuano il ricordo in un nome che passa ai loro figli o ai nipoti, altri inanellano di luoghi comuni la grande assenza.

Storie di soldati, capistazione, ricamatrici, operaie, studiose, musiciste, pittrici; figlie ribelli, donne forti per carattere o per necessità. Storie di studi rubati alle campagne, di lapis temperati al coltello, di emigrazioni costrette, storie di arance e di oliveti. Storie del sud.

Diverse sono le storie delle madri borghesi che hanno avuto delle possibilità da tramandare ai propri figli aperture e carezze o fantasie da pretendere e realizzare

I figli scrittori dipanano storie che raccontano un’epoca e chi l’ha abitata, ma raramente riescono a descrivere quella madre come fosse una persona reale. Per molti autori di questa vitalissima antologia confrontarsi con il ricordo delle proprie madri è inconcepibile e scoprirne l’essenza è forse anche insopportabile: da una scoperta così si esce mutati, ma su tutto vince la vita che ciascuno ha imparato, vissuto, sentito narrare come una storia meravigliosa.

Un libro necessario. Un progetto fulgido. Parole da conservare.
L’editoria è una strana cosa. Piena di sorprese che troppo spesso passano senza lasciare la traccia che dovrebbero, ma a volte i libri ti trovano ed allora diventa una festa.

Isabella Moroni

Isabella Moroni

Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.

2 commenti

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  • Cara Roberta, grazie.
    È stato molto emozionante leggere questi ricordi. La storia di sua madre in particolare perché mi ha riportata in un mondo, quello del teatro, che vivo quotidianamente e che ha formato tutta la mia famiglia (lo zio di mia madre fu impresario teatrale negli anni 30).
    Per non parlare dell’immaginario scatenato dal resto della sua narrazione.
    Grazie davvero.