Hanno ucciso Baudelaire lo spettacolo con Gianni De Feo ci accoglie a Teatrosphia su un palcoscenico ingombro di scarti e detriti: la culla ideale per un rifiuto della società e la musica che accompagna il suo stare pazientemente in attesa, mentre il pubblico arriva in sala, tesse già i ricordi, le allusioni e riporta in superficie gli immaginari sepolti.
Je crois entendre encore cantata da Tino Rossi basta a restituire -almeno a una parte degli spettatori- l’emozione di una passione che ha perso vividezza e necessità con il passare del tempo. Quella per le atmosfere decadenti, per la bellezza sfiorita, per I Fiori del Male come avrebbe detto, appunto, Charles Baudelaire.
Il Baudelaire straccione, interpretato da Gianni De Feo con un’intensità che sfiora attrazione fatale, non ci parla dalle sponde della Senna, ma da quelle del Tevere “una sordida periferia d’acqua, separata da un muraglione dalla città“. Di sé dice di essere colui che non è; si domanda se sia morto, si avvede che eppure ricorda e su questa esitazione esistenziale si dipana il testo di Marco Buzzi Maresca, denso di quelle emozioni che in lui non solo non hanno perso vividezza, ma assomigliano, nella contemporanieità, a sconosciuti graffi sull’anima.
Quindi esiste qualcuno che non solo non ha mai dimenticato, ma che ha anche il coraggio di riproporre oggi, nel mondo delle macchine pensanti, quelle atmosfere di bassifondi, sensi, pulsioni, dimenticanza di tutte le convenzioni sociali o morali.
Quei bassifondi che oggi chiameremmo “degrado”, tanto per sistemare le cose, per dar lustro alle apparenze e nascondere la realtà (o anche solamente per toccare con mano quanto si sia perso il senso immediato del vivere), sono uguali ovunque.
È la loro leggenda, il racconto minuzioso, la poesia di chi li narra a farli diversi.
Il Tevere di questo sciagurato ex pubblicitario rampante, caduto fin sottoponte, non ha nulla a che vedere con la Senna sulla quale “L’aurora rabbrividente vestita di verde e di rosa avanzava lentamente“.
Soprattutto perché lui, il barbone (im)perfetto, mostra una forza ben diversa da quella della poesia. E Baudelaire, quello vero, non è mai stato davvero un clochard.
Dunque quel nome è usurpato, o solo mutuato da una sensibilità che nessuno più riconosce.
Un soprannome che aumenta le distanze, la solitudine, la consegna all’altrui violenza fino al crimine, alla lucidità della follia.
Gianni De Feo si trasforma verso dopo verso di questa prosa poetica, nell’incarnazione di tutte le variazioni dell’anima e del corpo del protagonista. Diventa l’amante impazzito di profumi e di gioia della prostituta Jasmine; diventa il letto dell’ospedale da cui fugge, il selciato su cui cade mentre il traffico continua a scorrere senza avvedersene, diventa il volume corroso di Les Fleurs du Mal che porta nelle sue sacche, le poesie che recita, il sasso con cui ucciderà l’amante, il sangue di lei che resta sulle mani.
Si trasforma con la voce, il canto, i gesti minimi e quelli immensi, con gli abiti presi nelle discariche, che man mano toglie o indossa nuovamente.
I suoi ritmi, i suoi movimenti sono una macchina delle meraviglie, una lanterna magica che illumina l’incanto del testo e lo conduce a svelarsi, fino all’ultima scena quando, indossato il cappotto del Comandante del veliero, si innalza sulle rime de L’Albatros dove
Come il principe dei nembi
è Il Poeta che, avvezzo alla tempesta,
si ride dell’arciere; ma esiliato
sulla terra, fra scherni, camminare
non può per le sue ali di gigante.
Hanno ucciso Baudelaire
(Strani fiori)
- di Marco Buzzi Maresca
- con Gianni De Feo
- regia e drammaturgia Gianni De Feo
- elementi scenografici: Roberto Rinaldi
- costumi: Janni Altamura
- disegno luci: Gloria Mancuso
- produzione: Florian Metateatro
Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.











