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Giovanna Dark. Il mistero della santa guerriera d’Orleans

di Isabella Moroni

Può davvero essere oscura l’anima della persona più immacolata della storia? E cosa nascondono una spada e uno stendardo candido portati da una vergine che cavalca un destriero bianco?
Con Giovanna Dark, spettacolo tratto dai testi di Andrew Birkin, Luc Besson e G.B. Shaw in scena al Teatrosophia di Roma, Dark Side LabTheatre Company ci racconta la famosa storia della Pulzella d’Orleans, leggendo la sua esemplarità e il suo splendore attraverso una lente che ne cerca il lato oscuro, la verità profonda; che mette in dubbio la narrazione romantica o universalmente accettata e s’accosta all’eroina francese con il rispetto del mistero che la circonda.

immagine per Giovanna Dark, in scena al Teatrosophia di Roma, Dark Side LabTheatre Company
foto Claudio Giuli

Giovanna D’Arco, giovanissima contadina cattolica e analfabeta, sente voci che la spingono, in nome della volontà di Dio, a combattere contro gli inglesi che occupano la Francia per restituire al popolo il suo legittimo sovrano. È il terribile tempo della Guerra dei Cent’anni  e i francesi sono profughi, sottomessi e stanchi senza più un re o una guida.

Giovanna, dalla Lorena, camminerà fino alla corte del Delfino di Francia, Carlo di Valois per chiedergli di affidarle un esercito con il quale liberare la città di Orléans e i territori occupati, sconfiggere definitivamente gli Inglesi e renderlo il sovrano legittimo attraverso una solenne incoronazione nella cattedrale di Reims.

In scena Giovanna (Virna Zornan), preceduta dal messaggero Jean d’Aulon (Pietro Bovi), giunge a corte e incontra Carlo di Valois (Lorenzo Martinelli) nonostante i tentativi del comandante Gilles de Rais. (Alessio Giusto) di ostacolarne l’ingresso.

immagine per Giovanna Dark, in scena al Teatrosophia di Roma, Dark Side LabTheatre Company
foto Claudio Giuli

Il futuro re, invece, ascolta con curiosità e stupore il racconto della Pulzella che, con grande passione e intrigante dialettica, quasi materializza la potenza delle incitazioni mistiche a lottare contro gli invasori, ricevute da Dio.

Spalleggiato dalla Regina Maria D’Angiò (Diana Forlani) che, da sapiente politica e tattica manipolatrice, intuisce l’importanza di una figura carismatica come quella di Giovanna, e insolitamente sostenuto dal Vescovo Cauchon (Guido Lomoro), il Delfino consente alla fanciulla di marciare, assieme all’esercito reale alla volta di Orléans infiammando, con la sua sola presenza, la battaglia contro la dominazione inglese.

immagine per Giovanna Dark, in scena al Teatrosophia di Roma, Dark Side LabTheatre Company
foto Claudio Giuli

Sottili e intricate, le relazioni fra i personaggi e le loro psicologie, scrivono un metatesto destabilizzante. Chi è questa Giovanna? Un’esaltata? Una condottiera? Una schizofrenica? La soluzione ai problemi del regno?

Il pubblico, disposto in maniera inconsueta rispetto al palcoscenico, si trova completamente all’interno dell’azione scenica, ne intuisce e ne subisce ogni atto; non più spettatore, diventa parte della messinscena e non può sottrarsi dal trovarsi fin dentro le aspirazioni e le estasi esasperate di Giovanna; le domande che ciascuno dei personaggi si fa sulla sua reale essenza e sulla purezza dei sui intenti; dentro gli intrighi che vengono intessuti; nel barcamenarsi della Chiesa e nella guerra sanguinosa, fino alla vittoria e alla riconquista delle città di Orléans, Auxerre, Troyes e Reims.

A Reims Carlo di Valois verrà incoronato con il nome di Carlo VII: un punto di svolta nei rapporti con gli inglesi (che diventeranno più prudenti e diplomatici) e in quelli con Giovanna D’Arco, che verrà man mano abbandonata, fino al tradimento, all’arresto.

Nella cella, dove passa le ore in preghiera, la giovane intuisce un’altra presenza (Matteo Fasanella), una sorta di Coscienza (questo era il nome del ruolo di Dustin Hoffman nel film di Luc Besson), un daimon che è tanto in lei quanto fuori di lei, che le pone domande scomode, difficili, la mette in dubbio, le ricorda menzogne gentili e violenze ardite. È metà bianco metà nero, srotola e riarrotola uno yoyo come fosse la corda del tempo. Tempo che Giovanna non ha più.

immagine per Giovanna Dark, in scena al Teatrosophia di Roma, Dark Side LabTheatre Company
foto Claudio Giuli

Da ora la Pulzella di Orléans, per la legge, diventerà eretica e strega: gli inglesi la riscatteranno per affidarla al Tribunale dell’Inquisizione che la condannerà ad essere arsa viva sulla piazza di Rouen.

Matteo Fasanella è anche il regista dello spettacolo: nel suo disegnare i personaggi e nel raccontare le azioni, si fa testimonianza di un modo di intendere la regia, molto caro a chi ama quel teatro costruito sugli attori (tutti intensamente coinvolti nei loro ruoli); quello che proviene dalla materia fervida e brillante che ciascuno degli interpreti  porta dalla sua personale esperienza; quello che si trasforma, sommando le intuizioni e le tecniche registiche in uno spettacolo rotondo, avvincente, convincente, concreto.

E lascia a chi guarda l’intima soluzione dell’irrisolto segreto di Giovanna: come riuscì ad imporre all’intera Francia il volere di quelle voci che sentiva solo lei e a tenere in scacco con le sue vittorie militari i politici del suo tempo?
Forse fu il suo fascino o la fascinazione mitica della guerriera sempre in bilico tra oscuro e divino, che aveva saputo, però, dare una motivazione di libertà a una popolazione soggiogata.

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Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.

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