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50 Pasolini. La verità preveggente di Petrolio

di Isabella Moroni

Una travolgente danza di parole, un’imprevista danza di personaggi e di storie, una minimalista e emotiva danza reale sono gli ingredienti di 50 Pasolini – Tra Caravaggio, Giordano Bruno e Petrolini lo spettacolo scritto diretto e interpretato da Stefano de Majo con le coreografie di Marika Brachettoni e il visual design di Paul Harden, andato in scena a Teatrosophia.

Il viaggio visionario di de Majo, esamina e scompone Petrolio, la vitale e preveggente opera di Pier Paolo Pasolini, il manosritto incompiuto di cui l’autore stesso diceva che lo avrebbe impegnato “per anni, forse per il resto della mia vita.“.

Un testo ponderoso, summa delle  esperienze e delle memorie dello scrittore nel quale sono raccolti appunti, pensieri e la storia di Carlo, dirigente industriale in crisi. Uno scritto che raccoglie e elabora vent’anni di vita italiana, il tradimento della politica, la mutazione antropologica della popolazione che perde radici, identità e perfino la lingua madre, il dialetto.

immagine per 50 Pasolini - Tra Caravaggio, Giordano Bruno e Petrolini. Teatrosophia
foto Stefano Pallotta

I dialetti, invece, de Majo li usa. Dal milanese al veneto al napoletano, a tracce di romanesco. Servono per caratterizzare la moltitudine che risiede nell’anima di quel Pasolini che, dalla scena, ci racconta il suo percorso attraverso figure in qualche modo specchi precursori di se stesso: Caravaggio, Giordano Bruno e Petrolini.

Di Caravaggio, che Pasolini ebbe modo di studiare sotto la guida del suo insegnante di Estetica delle arti figurative, il famoso critico Roberto Longhi, lo specchio è nello scandalo dell’uso dei corpi. Corpi reali, corpi degli ultimi: dei bari, delle prostitute, dei disperati per il pittore; dei borgatari, delle mignotte, dei baraccati per il poeta. Figure presenti nel suo cinema, nei romanzi, nelle poesie e finanche nelle canzoni.

Giordano Bruno, probabilmente, non incontrò mai Caravaggio né la sua pittura “indecorosa”; il pittore, invece, che sembra abbia assistito al rogo e conosceva le tesi eretiche di Bruno che portavano alla scoperta di una verità non precostituita e che, probabilmente, lo influenzarono nella ricerca di quel miracolo innovativo che permette all’immagine di emergere dal buio alla luce.

Un altro personaggio scandaloso, dunque, che permette a Pasolini di specchiarsi anche nelle ultime, ribelli, parole del filosofo: “Forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell’ascoltarla“. Una frase che s’addice a tutti i processi e le sentenze che hanno punteggiato la vita dell’intellettuale.

Ettore Petrolini è forse più difficile da incastonare  fra gli specchi pasoliniani, eppure nello spettacolo ha uno spazio molto ampio e cesellato.
de Majo ne racconta la storia, l’ironia, l’amarezza, la satira che s’oppone al potere con guizzi di sfrontatezza e dolore che richiamano la “disperata vitalità” del poeta e che sono stati essi stessi scandalo per il regime che ha dovuto, in qualche modo sopportarli poiché dietro l’attore c’era tutto il popolo di Roma.

immagine per 50 Pasolini - Tra Caravaggio, Giordano Bruno e Petrolini. Teatrosophia
foto Stefano Pallotta

Questa moltitudine che alberga in Pasolini, si mostra in scena con l’enfasi e con l’eccesso di una recitazione dirompente, che può trascinare il pubblico fin sulle soglie dell’inferno, pur se capace di fermarne la discesa producendo uno straniamento grazie alla presenza costante di una figura femminile.

Una ballerina, a volte interlocutrice, a volte giornalista, che intercede, attraverso il suo movimento e il suo corpo non soltanto per tutti i corpi di Pasolini (e di Caravaggio), ma anche per tutte le parole che compongono e sue canzoni, poesie terribili e luminose.

Tutto avviene, sullo sfondo di una proiezione composita di alcuni film di Pasolini (Accattone, Mamma Roma, Ragazzi di Vita, etc.) che sostiene piccole azioni teatrali che costruiscono la vita: scarpe cambiate, veli, maschere e cappelli indossati per essere altro, danze passionali e cruente, mentre la voce racconta il mondo del capitalismo e in particolare, soprattutto in Italia, dell’ENI e di cosa quel petrolio ha distrutto, scomposto dagli anni ’60 fino ad arrivare ai nostri giorni, in maniera che oggi sembra profetica.

Uno spettacolo che è una denuncia, un riepilogo, una narrazione per chi allora non c’era, ma che, soprattutto, è un atto d’amore per un mondo che non vogliamo perdere.

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Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.

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