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Fantasme. Nove donne che tornano per raccontare.

di Isabella Moroni

Tornare è l’azione essenziale di un fantasma. I fantasmi tornano perché non tutto è davvero passato, tornano perché non possono smettere di raccontare, tornano per fare luce sulla loro morte, sul loro tempo, sulle loro storie.
Tornano perché in alcune città – e Roma ne è l’esempio luminoso – non si può fare a meno di tessere tele di un discorso infinito con l’aldilà.
E, se i fantasmi sono donne, di storie da raccontare ne hanno ancora di più, in un incessante lavorio di frasi, azioni, indicazioni, date, brani, rabbie, dolori, pietà.
Fantasme è lo spettacolo teatrale tratto dall’omonimo libro di Claudio Marrucci e Carmela Parissi (Fefè Editore) di cui avevamo avuto modo di parlare in un’intervista con l’autore, andato in scena al Teatrosophia di Roma per la regia di Guido Lomoro, con le coreografie e i movimenti scenici ideati magistralmente da Maria Concetta Borgese.

 

Delle venticinque fantasme del libro, in scena ne sono approdate nove, che tracciano un percorso storico ininterrotto attraverso i secoli: dalla regina etrusca Gaia Lavinia Volumnia, herbaria e medichessa a Giorgiana Masi che nel 1977 fu uccisa su Lungotevere, nel corso di una manifestazione politica.

Ma tutte le donne in scena sono vittime. Non solo del loro aguzzino, ma di una storia mai detta. Perché, ormai lo sappiamo, la storia delle donne è sempre secondaria, quasi mai narrata, come se non avesse la dignità del racconto o, peggio, come se non si volesse ascoltare un altro punto di vista.

Così si scoprono evoluzioni di storie famose, orrori o sentimenti fortissimi, desideri e destini burrascosi, poteri strappati, superstizioni e libertà che non ci era stato dato di immaginare.

Oltre a quella di Gaia Lavinia Volumnia, ascoltiamo le storie spezzate e i gesti ripetuti, le parole sognate di Bianca Lancia, concubina di Federico II, lo stupor mundi, l’Imperatore di cui ancora oggi tutti diciamo meraviglie, perché di certo è stato grande iniziato, artefice e guerriero, ma altrettanto spietato e cinico nei confronti di una donna sua pari; di Bianca Maria Aloisia Malaspina, personaggio quasi sconosciuto del 1600, nata diversa, albina, marchiata come strega, figlia del demonio e come tale torturata e murata viva dal suo stesso padre; di Artemisia Gentileschi pittrice di grande valore, fra le più apprezzate della sua epoca, eppure vittima di violenze e soprusi; Beatrice Cenci, della quale, a Roma, pensavamo di sapere tutto: parricida giustamente decapitata, ed invece rimaniamo impietriti ad ascoltare le sevizie di cui fu vittima; Lucrezia Borgia, incastonata nell’attimo del suo pentimento, della penitenza a cui decise di sottoporsi per espiare quelle che reputava e che erano le sue colpe; Bianca Maria Martinengo, candida, spaventata dall’umanità, sensibile, innamorata della natura e degli animali che trovò la morte, si dice, per inseguire le lucciole dall’alto di un castello; e, avvicinandoci sempre di più ai nostri giorni, Rita Rosani, partigiana ebrea che durante un rastrellamento rifiutò di fuggire, venne catturata e uccisa con un colpo alla testa e, infine Giorgiana Masi, in quella maledetta manifestazione del 12 maggio 1977, quando a Piazza Navona un palco vuoto aspettava per fare festa mentre nelle vie adiacenti si scatenava una vera e propria guerra contro i manifestanti. Ancora un morso indebito del potere del quale fu vittima una ragazza come, allora, eravamo tutte: in lotta per cambiare il mondo.

Fisico e reale è il loro racconto, diviso in tre quadri in ognuno dei quali agiscono, di volta in volta, tre fantasme unite da un filo indistruttibile, che scambiano, enfatizzano, soffrono e rivelano le loro storie intrecciandosi nella parola, nel respiro e nell’azione.

La drammaturgia si svolge al ritmo serrato della danza, sulla reiterazione delle frasi, sulla meraviglia che aspetta nascosta dietro ogni racconto e sulle note contemporanee, a volte urlanti, a volte dolcissime, sempre incisive della musica dal vivo di Theo Allegretti, che sottolineano, sbalzano accompagnano o anticipano i sentimenti delle protagoniste.

Le tre attrici, Maria Concetta Borgese (Gaia Lavinia Volumnia, Lucrezia Borgia e Rita Rosani), Marta Iacopini (Bianca Maria Aloisia Malaspina, Artemisia Gentileschi, Bianca Maria Martinengo) e Silvia Mazzotta (Bianca Lancia, Beatrice Cenci, Giorgiana Masi) con la forza del movimento e l’energia dell’interpretazione, rendono ciascuna delle loro fantasme personaggi reali, tangibili e al contempo sospesi, in bilico su una linea che sembra ammettere ad un mondo di luci inaspettate, ma che poi si ritira e torna alla quotidianità dolorosa e distratta in cui sono lasciate a vivere le donne.

Ognuna delle fantasme è potente, dedicata, presente, librata, vicina.
Libera.

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Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.

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