Brown Sugar strade di polvere. Antonio Veneziani la poesia che dà luce al buio

immagine per Antonio VenezianiAntonio Veneziani rappresenta, nella poesia e nella letteratura, una scrittura che va oltre la Scuola Romana di cui è stato linfa vitale assieme a Pier Paolo Pasolini, Dario Bellezza, Sandro Penna e a tutti gli altri che, nello scorrere di anni irripetibili, hanno dato luce ad immaginari allora incarcerati nell’ombra.

La sua poesia scolpisce gli eventi: dai più piccoli, a volte sordidi, a quelli trionfanti d’amore capaci di celebrare tutto ciò che gli altri non vedono. Ne illumina i chiaroscuri, estrae dal buio quello che finora era negato:  gli stati della mente e del cuore, le passioni, le (in)dipendenze, le idiosincrasie.

La necessità è quella di nominare le cose vietate e le parole mai pronunciate affinché prendano vita, se ne riconosca la bellezza striata di orrore e non possano mai ritornare nel buio.
Il gioco, che in qualche modo pacifica, diverte e massacra si chiama eroina; l’antidoto sono quei maschi che sanno struggere cuore e sensi; la gloria è sempre la stessa: scrivere, raccontare, esserci.

Brown Sugar strade di polvere (Hacca) descrive tutto questo. Con un percorso a ritroso parte da un oggi capace di straniamento e ritorna a quel Brown Sugar del 1978, fatto di cicatrici e descrizioni all’ingranditore degli angoli delle braccia; fatto di pisciatoi nei quartieri che a Roma tutti conoscono e quasi mai per questi manufatti.

La luminosità rifiutata dell’omosessualità mi ha spinto negli anni ad un rispetto che spesso ha sconfinato nella devozione. Deve essere stato quel comédien et martyr di Jean Genet che mi ha condotto a quest’equazione: narrazione capace di creare fiori nella mia anima e omosessualità. Ormai inscindibili.

Questi fiori mi nascono di nuovo in petto leggendo Antonio Veneziani che di Genet, soprattutto nelle ultime poesie, riporta un’eco moderna e trasformata da una grazia poetica che compensa l’angustia esistenziale.

È così che si va dal tempo del verso che è luce cruda, blocco solido, specchio della propria anima e, che solo attraverso i suoi spigoli, sa farsi strada nel cuore di chi legge, al tempo del donarsi e con lui giunge l’assoluzione che trova parole condivise che, in omaggio al lettore, riformulano le occasioni.

La poesia non si può raccontare, deve colpirti come una pioggia. Qualunque sia la sostanza liquida che ti investirà.

Chi si fa ghermire dalla poesia lo sa: a volte ci si può opporre; magari si può provare orrore per pisciatoi e marchetti, ma ognuna di quelle parole fa smarrire la banalità e dona nuove visioni,  petali e foglie, possibilità.

 

 

Isabella Moroni

Isabella Moroni

Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.

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