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Come fiori selvatici. Il raccontare necessario di Silvia Paldino

di Isabella Moroni

Le storie sono l’asse portante del mondo. Le storie sono il tesoro di Come fiori selvatici di Silvia Paldino (Giulio Perrone Editore).

Ho sempre pensato che il famoso “albero della vita” che congiunge la terra e il cielo, sacro a moltitudini di religioni e popoli, sia un’ ininterrotta catena di storie. Mitologiche, reali, inventate, quotidiane, ricordate, musicate, rappresentate…

E mentre tutto attorno si lancia, come per ogni generazione, in abitudini diverse da quelle di ieri, il racconto diventa sempre di più l’unico lasciapassare fra i vecchi e nuovi linguaggi, passioni, idee.

immagine per Silvia Paldino, Come fiori selvaticiSilvia Paldino lo sa e sgrana storie: dieci brevi racconti più due spaccati di vita che ricondurranno il lettore al senso ultimo del suo scrivere, alla sua urgenza di tratteggiare pezzi di anime che sono anche la sua.

Ognuna di questa storia è introdotta, nel titolo, dalla dichiarazione di una stanza: la sala del camino, il giardino, la camera numero due, tre, quattro… fino a nove. Ma il perché si scoprirà solo alla fine e non ve lo dirò, non tanto perché abbia timore dello spoiler, quanto perché scoprirne il senso alla fine diventa curativo.

Tutto va al giusto posto. Qualunque disagio, stupore, domanda o felicità possa aver provocato la lettura, si colora di significato e di reciprocità.

L’autrice, ingegnere civile e viaggiatrice, condivide con il lettore la sua passione per la scrittura e la sua ricerca, costruendo, con le tessere sparse di un rompicapo d’umanità, una trama inaspettata.

Una nonna che, raccontando di guerra e di foreste, toglie il malocchio davanti al camino la notte della vigilia; lo sgretolarsi dei ricordi e della vita durante il terremoto dell’Aquila; un biglietto per Parigi ed una macchia di caffé; una fotografia interiore del mare anno dopo anno, tutta una vita scandita da onde che sono impossibili da lasciare; la danza, la malattia, il dolore, l’amore che unge e cresima, ma non toglie la pena, le parole, la fuga, le debolezze; la rivoluzione, l’abbandono, l’umanità dimenticata nella storia di una clochard tradita dal conformismo e la storia di una giovane zingara che mi ha riportato a visioni antiche anche loro costruttrici di storie.

Infine, nell’ultimo racconto, la rete che cattura e riunisce e dà, finalmente, la possibilità di guardare tutti questi fiori selvatici in prospettiva, rivelando la potenza delle storie che andiamo collezionando e che sono casa, sono cibo, calore, salvano ed edificano.

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Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.

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