Quando una narrazione ha a che fare con l’anima russa o con la cultura dell’Europa dell’est, immediatamente si accende di imprevedibilità e di follia. Anche quando non ha nulla di esemplare o virtuoso.
E così è La maledizione di Rasputin (Voland), di Sergio Kraisky che intreccia la storia di due famiglie, fra Rivoluzione d’Ottobre, Seconda Guerra Mondiale e ancora oltre verso un mondo contemporaneo che distrugge più di un conflitto, pur lasciando irrisolte maledizioni e leggende.
La fama di Rasputin è sempre stata oscura, soprattutto mentre era in vita ed è per questo, che il destino di Pavel Krotovskij, nato mentre Grigorij Rasputin agonizzava nella Piccola Neva, il fiume di San Pietroburgo, sarà per sempre macchiato dall’ombra del monaco dagli occhi spiritati. Anche se, il vero segno che accompagnerà Pavel per tutta la vita, non sarà tanto Rasputin quanto il suo essere, anche solo per metà, ebreo.
Sigrid Schmidt, invece, nasce a Berlino nel 1933. Il 3.3.33 per l’esattezza e, secondo i calcoli della Kabala, quella sequenza numerica nasconde un significato vaticinante, eppure, anche per Sigrid, il responso peer il suo destino non sarà nella numerologia quanto nel suo essere, anch’essa per metà, ebrea.
Sono loro i protagonisti di questa storia lineare e composita, costruita su ideali e tradizioni, idiosincrasie e pregiudizi, ma anche su speranze, separazioni, sofferenze, esìli.
Tanti esìli, tanto tentare di ricostruire, di ritrovare. Ma poco ritrovarsi davvero.
Pavel, dagli anni della Rivoluzione d’Ottobre arriverà in Italia, sempre succube della madre, scolpita nello stereotipo della donna colta, privilegiata e integerrima; sempre pervaso dalla nostalgia di un’infanzia leggera, con l’unico ideale di ritrovarla, ritrovando suo padre deportato in Siberia. Un’anima dove sono stipate illusioni e certezze, spleen e volontà.
Mentre confini e poteri cambieranno la geografia, la storia, ma anche il pensiero, le scelte, le famiglie e i valori, Pavel farà la sua strada: cercherà di raggiungere il padre in Russia, si sposerà con una ragazza che morirà suicida, avrà un figlio ed infine incontrerà Sigrid, nata nel posto sbagliato al momento sbagliato, sempre in fuga, sempre abitante di nuovi paesi, sempre senza radici. Mai davvero debole. Mai davvero sicura.
La loro storia si esaurirà nella sempre più crescente distanza fra le loro chimere e il destino diventerà crudele. Più di quello che li aveva forgiati.
Kraisky, con una scrittura che riprende la struttura del romanzo classico e, per alcune peculiarità (come la cura del dettaglio, l’individualità profonda e l’umanità dei personaggi) proprio del romanzo russo, costruisce un racconto che si nutre della ricerca storica e dell’ineluttabilità del male.
I suoi personaggi non sono eroici, né hanno caratteristiche edificanti. A loro il fato ha riservato una maledizione sottile e costante. Forse quella di Rasputin, forse, semplicemente, quella di chi nasce in un’epoca di sovvertimento delle certezze.
È questo dare voce alle piccole storie che sempre si celano dentro la Storia che fa di questo romanzo un viatico per inoltrarsi in vicende lontane, ma sempre in agguato; un talismano per proteggersi dagli orrori di ciò che potrebbe ancora essere, come vediamo ogni giorno, perché gli uomini non imparano mai abbastanza dal passato o forse semplicemente dimenticano.
Avere come compagni di viaggio i piccoli, imperfetti, a noi così simili Pavel e Sigrid e il loro mondo chiuso fra le pagine di questo libro, potrà darci una consapevolezza in più.
E forse una speranza.
Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.
- Isabella Moroni
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