La parola al Teatro #10. Shringara, shades of love. Ileana Citaristi porta la danza indiana all’Università

La danza indiana è sempre un racconto aperto, un libro che offre spunti di meraviglia e di immersone in una cultura che, attraverso le arti performative, ha ancora molto da far scoprire, ed è importantissimo che le Università la studino e la propongano per far sì che oltre, le notizie e le nozioni, si possa vederla ed intuirne il senso che la pervade.

Sull’onda di questo lavoro, non soltanto didattico, l’Università La Sapienza di Roma ha organizzato uno spettacolo di danza Odissi con la danzatrice Ileana Citaristi, italiana di nascita, ma anche indiana (risiede in Orissa dal 1979) ed artista internazionale che è fra le più importanti studiose e insegnanti di questa forma di danza classica, oltre che del Chhau, un’antica danza tribale sempre dell’Orissa, nello stile Mayurbhanji.

Dunque, nell’aula Oideion della Facoltà di Lettere e Filosofia, è andato in scena Shringara – shades of love, quattro coreografie sull’amore: devozionale, materno e romantico. Coreografie ideate dal grande danzatore e maestro di Ileana Citaristi, Kelucharan Mohapatra e dalla stessa danzatrice, che si differenziano da quelle tradizionali per l’innesto di un’essenza spirituale più riconoscibile anche dalla nostra cultura.

Con stupore ho notato la completa assenza di giovani fra il pubblico. Fra i circa cento spettatori che affollavano la sala, c’erano personaggi che nei decenni scorsi hanno cambiato le regole della cultura, che hanno avuto ed hanno ancora l’India nel cuore e nel sangue, ma non uno studente. Anche se sul palco si esibiva una danzatrice che in India chiamano “l’unica esponente straniera degna di essere citata in qualsiasi trattato sulla danza indiana del periodo moderno“, anche se eravamo ospiti dell’Università più prestigiosa d’Italia.

La danza Odissi ha una grande teatralità percepibile anche dall’occidente. Oltre la scrittura corporea della narrazione e dei suoi significati, c’è, infatti, la presenza del corpo sulla scena.Un corpo flesso in tre parti (tribhanga) che segue le tre possibili inclinazioni e sposta continuamente il peso da un piede all’altro; un corpo fatto di presenza di braccia, mani, occhi; fatto del movimento del bacino e delle torsioni del busto; delle flessioni sulle ginocchia, di rapidità che segue la lentezza.

Leggere il significato mimico dei gesti, delle scomposizioni fisiche e degli sguardi non è facile. Nella decodificazione non si può evitare che entrino in gioco le tradizioni, i ricordi e le abitudini culturali e personali ed è per questo che occorre raccontare la storia gesto dopo gesto e passo dopo passo.
Ileana Citaristi lo fa con una sapienza che si mescola alla passione che non l’ha mai abbandonata: nomina le azioni e fa visualizzare i gesti e, solo dopo aver portato alla scoperta di significati diverso o sconosciuti, permette allo spettatore di entrare nella sua danza. Che diventa un libro aperto.

Man mano che le coreografie evolvono, infatti il racconto s’impreziosisce di sfumature meno enfatiche e la danza diventa leggera e appassionante. Nella coreografia che racconta l’amore devozionale di Meera Bai per Krishna, gli occhi sono specchi di un’interiorità che va intessendo un dialogo con il dio; le mani creano immaginari mistici e reali: fiumi, oceani, colori, venti, fioriture e voli d’uccelli, mentre il corpo è teso alla ricerca della rivelazione.

Sentimenti che parlano il nostro linguaggio usando espressioni quasi sconosciute, unione e fusione ormai irrinunciabili e profondamente accoglienti che sanno cambiare lo sguardo di tutti.

Isabella Moroni

Isabella Moroni

Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.

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