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Non importa dove. Yari Bernasconi e Andrea Fazioli donano le immagini e le parole per quando importa sognare.

di Isabella Moroni

Non importa dove, il libro di Yari Bernasconi e Andrea Fazioli (Gabriele Capelli Editore), mescola la realtà e l’immaginario incrociando 58 cartoline ed altrettante brevissime storie per costruire le tappe di un viaggio in luoghi reali e immaginari.

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Non importa dove, di Yari Bernasconi e Andrea Fazioli

Si parte dal confine fra Italia e Svizzera e si approda a Strasburgo, passando per il ventre della balena dove Geppetto e Giona invitano gli autori, appena giunti, ad una partita a carte, o per una casa vuota in ristrutturazione che odora di assenza e pittura fresca.

Ci si ferma a Genova, a San Gallo, a Zurigo, al Passo della Greina (la Svizzera, in questa narraazione, si trasforma da paese neutrale a paese ispiratore, come forse non ricordiamo di avere già letto altrove), si raggiungono i parchi assolati di Shangai, dove fra tai chi, farmacisti e giocolieri l’ideogramma del futuro si compone in bella calligrafia per poi sparire al sopraggiungere del sole.

Ci si perde in India, a Giakarta, in Norvegia, nel buio dove non reasta altro che domandarci chi c’è. Noi, qualcun altro? Chissà.

E poi la manifestazione di altri viaggi leggendari: l’Acheronte, Marte, Imladris nella Terra di Mezzo, una città fantasma che pure, tra gli scheletri di negozi e uffici, ricorda il passaggio di un Giro d’Italia di pochi lustri fa.

Tutto questo andare riesce a privare il lettore delle sue certezze e amplia il suo distacco dalle realtà che lo imprigionano.
Non siamo più qui e ora, ma lì (un vasto come l’universo, il sogno, la ricerca, la memoria…) e sempre.

La scrittura richiama (e in una delle storie-cartolina, omaggia) Le Città Invisibili di Italo Calvino: luoghi onirici e, al contempo reali, luoghi segreti, luoghi dell’anima che fanno bene alla fantasia e alla quotidianità.

Ha una voce contemporanea, sospesa fra l’universo artificiale e l’educazione sentimentale al viaggio, nella sua scarna composizione delinea e intaglia nuovi pensieri.

Ogni luogo narrato sembra spiegare ciò che l’immagine abbinata mostra. Eppure, per una volta che questo è reale, quasi tutte le altre si ha l’impressione che gli scritti e le immagini siano intercambiabili, abbinabili a seconda del sentimento personale, come se l’intero libro fosse un’esponenziale macchina per creare storie, nuove storie.

Contribuisce a questo anche il taglio un po’ da Polaroid delle immagini. Sovraesposte, sfocate, con angolature imprevedibili, fuori da ogni estetica di moda, oppure al contrario, luminose, profonde, dettagliate, artistiche.
Quasi nessuna, dicevamo, ci porta esattamente nel luogo da cui – come gli autori vorrebbero farci credere – sono state scritte le cartoline.

E questa è la vera meraviglia del libro: scovare dentro ciascuno il proprio modo di riconoscere i luoghi dell’anima, dei segreti, della speranza.

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Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.

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