Dio è morto sulla strada maestra. Gli allievi di Arte Drammatica raccontano Checov

La prima volta che sono entrata al “Teatrino di Via Vittoria” (oggi Teatro Studio Eleonora Duse), fu per il saggio di fine corso di allievi dell’Accademia d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” che vedeva fra i tanti Marco Presta, Nuccio Siano, Nicoletta Braschi ed altri divenuti, in seguito, famosi.

In quei lontani anni ’80 gli allievi di Lorenzo Salveti portavano in scena Teatrino delle Meraviglie di Miguel de Cervantes e a me, reduce da tante cantine dove l’avanguardia teatrale si arrabbattava a riciclare oggetti, mobili e rifiuti, destò grande meraviglia vedere come questi giovani attori avessero a disposizione dei costumi appositamente creati e delle scenografie mobili che consentivano infinite disposizioni e varianti, che, assieme alla bravura degli interpreti e alle intuizioni registiche, rendevano possibile uno spettacolo straordinario.

Anche questa volta, come ognuna in cui sono entrata nella ex chiesa dei Santi Giuseppe ed Orsola, che ospita la sala teatrale dell’Accademia, ho ricordato quel primo incontro, quegli odori, quella semplicità quasi minimalista, ma potente che sostiene la recitazione e la regia in una sorta di costruzione fantastica.

In scena, quest’anno, il saggio Checov degli allievi del II anno del corso di regia curati da Giorgio Barberio Corsetti. Un trittico che comprende gli adattamenti di alcune opere di Anton Checov:  (da La Strada Maestra), Sulla riva di un lago (da Il gabbiano) e Ivanov.

Le drammaturgie di Checov hanno la potenza della quotidinità; ogni personaggio è un frammento di vita, ogni dialogo è una creazione di possibilità e al contempo di incredulità, di speranza o di delusione. Ogni attore è sovrano del suo declamare; ogni regista ha la possibilità di creare storie luminose, taglienti o soccorrevoli e, quest’anno Andrea Lucchetta, allievo regista del quale ho avuto la fortuna di vedere l’allestimento, ha creato, sull’adattamento di Giulia Bartolini, una storia vivace, giovane e disillusa: Dio è morto sulla strada maestra.

La scena si svolge in una locanda ai cui tavoli siedono tutti: attori e spettatori. È una notte di tregenda, piove ininterrottamente da tempo e nessuno può uscire. In tanti, invece, entrano e si confrontano con gli avventori costruendo ponti e alchimie di alcol, amore, seduzione, inganno, violenza.

Gli attori, quasi tutti dall’ottima presenza scenica e dalla recitazione inappuntabile, si muovono nella spazio angusto di tavoli e banconi, proprio come fossero gli strumenti di un’orchestra: bordoni, archi, assoli, duetti, cori: le parole cambiano colore, timbro e luce, la storia si dipana spesso inaspettata. Brevi incursioni nella contemporaneità sono sprazzi estranianti (e divertenti) nella composizione classica.

Un lavoro prezioso dove testo, attori e regista si fondono in una squadra immaginifica capace di rendere il Teatro nella sua essenza e nelle sue mai dome possibilità.

Dio è morto sulla strada maestra
Adattamento Giulia Bartolini
Allievo regista Andrea Lucchetta

cone Angelo Galdi e gli allievi del II anno del Corso di Recitazione Andrea Dante Benazzo, Anna Bisciari, Ciro Borrelli, Adele Cammarata, Anastasia Doaga, Marco Fanizzi, Vincenzo Grassi, Elena Orsini Baroni, Johannes Wirix-Speetjens.

Isabella Moroni

Isabella Moroni

Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.

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