Fiabe. Dario Amadei ed Elena Sbaraglia creano con i ragazzi la fiaba contemporanea.

immagine per fiabe ed altre storieFiabe e altre storie di ordinaria magia, curato da Dario Amadei ed Elena Sbaraglia (Edizioni Tlön) rappresenta un altro passo nel percorso che i due curatori, con il loro progetto Magic BlueRay, portano avanti per fare della narrazione e della scrittura uno strumento per un diverso modo di vivere e di ascoltare.

Il libro raccoglie alcune favole frutto di un laboratorio con un gruppo di adolescenti che sono i reali autori delle storie narrate.

Scrivere fiabe contemporanee è sempre stato una necessità interiore nei vari tempi, ma non è semplice: il linguaggio è il primo ostacolo, è sempre troppo quotidiano, difficilmente simbolico, tende sempre a farsi comprendere ancor prima di suscitare un movimento interiore.
Dario Amadei ed Elena Sbaraglia invece sono riusciti a far sì che le parole riuscissero a mescolare la tecnologia alla fantasia, la pauraal dubbio, il mito al racconto classico.

Gli adolescenti di oggi sembrano essere molto diversi da quelli delle generazioni precedenti. La cosa che colpiece maggiormente è il fatto che mostrano molte più paure ma non hanno idea di quei ruoli imposti dalla società o dall’educazione che ha plasmato i loro genitori. Le loro paure sembrano essere formate da un’incrocio fra l’attualità e l’inconscio.

Nel racconto, poi appaiono Mi piacciono questi aiutanti che hanno aspetti e oggetti magici del tutto quotidiani

Amadei e Sbaraglia sono riusciti in un’operazione magica: trasformare la struttura classica della fiaba, magari utilizzando nuove figure di aiutante, che non hanno più la forma di animali benefici o creature dei boschi, ma assumono l’aspetto di oggetti del tutto quotidiani, per quanto magici.

Qual è stato il percorso che ha portato a questo libro? Ne parliamo con i curatori.

Come nasce l’avventura di Magic BlueRay, a cosa si ispira, che visione del mondo propone?

L’avventura di Magic BlueRay è cominciata nel 2009 quando, apparentemente per caso, perché in realtà era tutto scritto nel destino, ci siamo incontrati grazie ad un esperimento di scrittura collettiva lanciato da Dario su Facebook a cui hanno partecipato centinaia di persone. In quell’occasione abbiamo capito di avere molte cose in comune ed abbiamo deciso di andare avanti insieme cercando sempre di scoprire nuovi orizzonti.

La nostra mission è quella di proporre la lettura e la narrazione come strumenti utili nella vita quotidiana e lo facciamo con la bibliolettura interattiva, la biblioterapia, la narrazione creativa e l’indagine narrativa. Nella nostra visione del mondo, le storie sono delle stanze in cui ci si può rifugiare per ritemprarsi quando il mondo reale diventa insopportabile.

Avete dato ai ragazzi che frequentano i vostri laboratori la possibilità di creare un libro con tutte le difficoltà e la magia che questo comporta. Cosa vi porta a scommettere sui giovanissimi?

Da diversi anni abbiamo la fortuna di lavorare con gruppi numerosi di giovanissimi, al laboratorio di Fiabe ad esempio hanno partecipato circa 150 alunni della scuola secondaria di primo grado e primaria dell’I.C. Nelson Mandela di Roma. Crediamo molto nei ragazzi, hanno il cassetto della fantasia spalancato e se si trova il modo di essere ammessi nel loro mondo, si scopre ogni volta qualcosa di meraviglioso. I ragazzi hanno tanta energia positiva che va incanalata nel giusto modo e che troppo spesso al giorno d’oggi si disperde e si smarrisce per sempre per colpa di adulti che si pongono in una maniera sbagliata.

Fiabe è un lavoro illuminante sul mondo sconosciuto degli adolescenti. Le problematiche che non raccontano, i vissuti che ce li fanno sembrare astrusi e incomprensibili, le ribellioni che non affiorano e che spesso rivolgono contro se stessi… Come siete riusciti a farli sentire liberi di raccontarsi?

Noi crediamo che storie importanti esistano sul fondo delle circonvoluzioni cerebrali di tutti, bisogna solo trovare il modo e il coraggio di raccontarle. La tecnica step by step di Dario, che adottiamo ormai da tantissimi anni, ha proprio lo scopo di insegnare a guardare dentro se stessi e ad abbattere le barriere inibitorie.

Ovviamente la tecnica va usata in una maniera diversa a seconda dei casi, adattandola alle caratteristiche dei soggetti con cui si sta lavorando. Ci vuole molta pazienza per trovare la chiave di accesso e quando si lavora con un gruppo bisogna ricordarsi sempre di coinvolgere e ascoltare tutti, senza cedere alla tentazione di raccontare una bella storia utilizzando le idee dei più bravi della classe.

Lavorate meglio con gli adulti o con i ragazzi? Chi fra i due è più semplice da affrontare, comprendere, condividere?

Noi lavoriamo con soggetti dai tre ai novant’anni di età, perché abbiamo raccolto anche storie di bambini della scuola dell’infanzia e di anziani nelle case di riposo.

La cosa fondamentale che bisogna tenere ben presente è che si registra una progressiva chiusura del cassetto della fantasia che è spalancato nei bambini e a volte completamente serrato negli adulti, per tornare ad aprirsi negli anziani che hanno un grande bisogno di raccontare per tanti motivi.

Non ci stancheremo mai di ripetere che per non fallire miseramente bisogna comprendere le esigenze di chi si ha davanti. Nel caso degli adulti, ad esempio, lavoriamo con gruppi di massimo sei partecipanti ed ognuno scrive la sua storia, spesso le persone si commuovono quando rileggono quello che hanno scritto e questo ci fa capire di essere riusciti ad abbattere le barriere.

Nel libro sembrano far parte dell’espressività dei giovani autori anche alcune tecniche di scrittura. Come i finali a sorpresa o il punto di vista che pone il lettore dentro la storia… Immagino faccia parte del percorso laboratoriale, ma come recepiscono i ragazzi queste regole? Si incuriosiscono, le riconoscono nelle loro letture o le vivono come una delle tante cose da imparare?

Nei nostri laboratori il conduttore prende per mano i ragazzi e li accompagna lungo la scala narrativa della storia prevista dalla tecnica, che però viene somministrata, non insegnata in maniera nozionistica.

Se i partecipanti percepissero il laboratorio come una delle tante cose da imparare, sarebbe la fine, si alzerebbero barriere altissime impossibili da superare. Durante il brainstorming, nel cerchio magico dei narratori che noi utilizziamo sempre, le idee fluiscono liberamente e si porta avanti la storia passo dopo passo, senza paura di sbagliare.

La paura di sbagliare è proprio una delle barriere più importanti da abbattere, all’inizio le storie vengono trattenute per il timore di finire fuori tema e prendere un votaccio, cosa che ovviamente viene completamente esorcizzata durante i nostri laboratori. Ed è meraviglioso accorgersi che, ad un certo punto, le idee cominciano a sgorgare liberamente senza più nessuna paura e vengono incanalate dal conduttore nella maniera giusta.

Le Fiabe del vostro libro servono ai ragazzi per crescere o per far rispecchiare gli adulti in un mondo per lo più sconosciuto?

Un po’ entrambe le cose diremmo. Prendere coscienza dei problemi dell’adolescenza raccontando delle storie è sicuramente un momento di crescita importante per i ragazzi, Fiabe però è un libro molto apprezzato anche degli adulti, forse perché possono trovarci qualcosa di loro che avevano dimenticato e imparare a guardare con occhi diversi i giovani d’oggi che, secondo noi, troppo spesso vengono giudicati con eccessiva severità.

Isabella Moroni

Isabella Moroni

Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.

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