ultimi articoli dell'autore

Salgo a fare due chiacchiere. Cristina Petit racconta la vita sospesa fra coscienza e incoscienza

Cover
Cover

Salgo a fare due chiacchiere (San Paolo Edizioni) di Cristina Petit, nasce da una storia vera e percorre strade non usuali per un romanzo: raccontare la vita di chi – reduce da un coma – rimane in bilico fra la coscienza e l’incoscienza.

I medici li chiamano pazienti con gravi disordini di coscienza e nel libro di Cristina Petit seguiamo l’evolversi di  un anno di vita sospesa di Luciano raccontata da più punti di vista: sua figlia Irene, i volontari che si alternano nel reparto dell’ospedale dove è ricoverato, il medico che lo ha in cura.

In realtà non c’è una storia vera e propria, ma la costruzione, attraverso le parole, di nuovi stati, di crescite, di consapevolezze. Il ribaltamento della superficialità, la scelta di prendersi cura dell’altro.

Ne parliamo con l’autrice.

Questo libro è stato una sorpresa. Come è nata l’idea di raccontare questa storia?

Un’associazione che collabora con questo ospedale ha chiesto a Irene (la figlia del protagonista) di scrivere un libro dalla parte della figlia perchè di solito sono le madri o le mogli che fanno testimonianza. E lei ha chiesto a me di scriverlo.

L’impressione che si riceve nelle prime pagine è di un libro “costruito” e solo dopo averne lette alcune pagine si riesce ad entrare nel senso più profondo. Tu come lo hai vissuto? È stato difficile entrarci dentro?

Più che difficile è stato strano perchè davvero non avevo idea di dove la storia mi avrebbe portato e avevo paura di non avere molto da scrivere una volta esaurite le classiche cose da dire intorno al tema. Invece poi ci sono entrata insieme a Greg e con i suoi occhi e la sua pelle ho visto e sentito cose grandiose.

La narrazione è frammentata in numerose voci, anche se emergono soprattutto quelle di coloro destinati ad imparare ad amare e a fare scelte. Perché hai scelto questa visione multipla, un dialogo a volte anche contraddittorio che si sovrappone e si insegue?

Perchè volevo che fosse mosso come ritmo e che riuscisse a tenere lì, fermi a leggere, anche degli adolescenti

E, ancora, da dove nasce la scelta di usare quale mezzo di comunicazione giovanile la chat di Whatsapp?

Sempre dal fatto che se scrivevo anche per i giovani dovevo usare i loro mezzi di comunicazione. I ragazzi sono capici di dirsi in chat cose che, in altro modo, non riescono così immediate .

Raccontaci quale è stato il tuo percorso per la scrittura di questo libro. Da dove hai iniziato? È stato difficile? Ti sei immedesimata? Hai fatto ricerche?

Sì ho letto molto sull’argomento ma la prima cosa che ho fatto dopo aver parlato a lungo con Irene, è stato andare in reparto e capire cosa si sente quando si entra, si cammina per i corridoi, quando  vedi, senti, tocchi questo tipo di pazienti. È una sensazione mai provata prima: tu vedi che queste persone ci sono ma non sai se sono lì con te o in un altro mondo lontanissimo di cui non sappiamo nulla. Però questo posto in cui sono loro c’è e loro  con il corpo sono con noi e con qualcos’altro lontani da noi. Quando il lontano e il vicino si toccano tu senti che c’è qualcosa di molto più grande di noi e ti meravigli e chiami anima quel qualcos’altro.

Ti sei divertita a scrivere con il linguaggio dei ragazzi? Ti sei dovuta documentare?

Con i ragazzi mi sono divertita molto, nel senso che mi hanno disarmato per la voglia che avevano di raccontarsi. Il linguaggio è quello che usa il mio coinquilino adolescente. Quindi se non ero sicura dei termini chiedevo a mio figlio.

Cosa ti ha lasciato nel cuore l’aver affrontato questa realtà?

Che nulla è mai come sembra e che dobbiamo essere preparati a tutto nella vita, in qualunque momento. Il presente è sacro e la consapevolezza dell’attimo è determinante; l’attenzione ai dettagli prioritaria.

+ ARTICOLI

Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *