ultimi articoli dell'autore

Buonasera a tutti. Peppe Barra racconta la vita e il teatro

di Isabella Moroni

Buonasera a tutti il nuovo recital di Peppe Barra, apre la stagione del Teatro Off/Off che si preannuncia densissima.

Sul palcoscenico il pianoforte a coda, una marionetta di Pulcinella, una sedia con su poggiato un kimono dai ricami aranciati ed un leggio, il tutto sullo sfondo di tre ampi scialli, mantiglie appese ad un filo con le mollette di legno come un bucato steso fra vicoli antichi.

Peppe Barra si preannuncia da dietro le quinte con una canzone che l’ottimo pianista Luca Urciolo, introduce sommessamente.
Erano alcuni anni che non vedevo uno spettacolo di Barra e la prima impressione è stata una sorpresa: il tempo passa, trasforma, svuota, eppure lascia intatta la potenza dei significati, della musica, della voce.

E Peppe Barra è sempre stato voce: potente, aggressiva, ironica, vasciaiola, nobile, giocosa. Una continua trasformazione dei toni, dei registri, dei significati che da sola è teatro.

immagine per Peppe Barra
Peppe Barra

Il recital è una storia a ritroso. A cominciare dalla nascita, avvenuta durante la guerra, in una Roma città aperta che accoglieva lo spettacolo della compagnia di Varietà di suo padre Giulio e di sua madre Concetta.

E, improvvisamente, quella scenografia mi fa tornare in mente proprio lei, Concetta Barra, una voce altrettanto straordinaria, una bellezza marina, asciutta, uno sguardo che non ha mai smesso di affacciarsi sul mondo.

Mentre Peppe canta e racconta la sua infanzia, la sua famiglia, le sue case (Napoli e Procida), la scuola, la maestra, il cartolaio e le infinite sfumature dell’infanzia, penso che quegli scialli appesi fra il fondale e la scena siano un omaggio sua madre, al centenario della sua nascita che si è compiuto proprio quest’anno.

Le narrazioni di Barra usano parole tenere e dimenticate; le descrizioni sono semplici, addolcite, idilliache. È strano e confortante tornare ad ascoltare un linguaggio così lontano da quello crudo e disincantato che ci tormenta da qualche decennio ma, se in platea, invece di quel fervido pubblico decisamente âgée, ci fosero stati anche dei giovani uomini e delle giovani donne, avrebbero tratto da qulla lingua semisconosciuta la stessa gioia che abbiamo ricevuto noi?

Probabilmente sì perché, fra l’approccio al teatro con Zietta Liù e la Nuova Compagnia di Canto Popolare dove Barra ha espresso al meglio la sua essenza di Napoli capitale del mondo, c’è la teatralità indomita dell’attore. C’è tutta la ricerca, la sperimentazione e la creazione del musicista; c’è il conoscere e il lavorare con le luci e le ombre, con le contraddizioni e lo struggimento, con l’ironia e la felicità dirompente.

E nel dialogo con gli spettatori, nell’a tu per tu con le prime file e con tutta la platea, c’è posto anche per La scortecata, la favola di Giambattista Basile che nell’interpretazione di Barra, diventa un gioco di doppi sensi, una costruzione di traduzioni e sottintesi, che la rende meno drammatica e meno edificante dell’originale; c’è posto per la girandola finale dell’avanspettacolo: dalle poesiole allusive e insinuanti alla rivisitazione arrabbiata di Papaveri e papere o di Balocchi e profumi, perché anche quelle canzoni, che sono sempre state considerate melense e improbabili, portavano in sé la teatralità della vita e rendere loro ancora un’altra dimensione, e rendere a tutto il pubblico diveritmento ed emozione è stata e resterà sempre la grande magia di Peppe Barra.

+ ARTICOLI

Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *