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I figli del poeta. Bellezza, grazia e potenza oltre Romeo e Giulietta

di Isabella Moroni

La bellezza di questo spettacolo, I figli del poeta è l’energia potente della giovinezza. Come si addice a personaggi adolescenti e attori giovani, ma già appassionatamente dentro l’anima del teatro.

Tratto da Shakespeare family di Giuseppe Manfridi, adattato e trasformato da Guido Lomoro che ne cura anche la regia e sottolineato nell’espressione del corpo e dell’anima dalle coreografie di Maria Concetta Borgese.

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I figli del poeta

In scena a Teatrosophia Giada Arigoni, Lorenzo Mangano, Alessio Corso, Manuel Gentile, Alessandro Cazzaniga diplomati all’ Accademia Beatrice Bracco (che da qualche anno ha sede proprio presso il teatro di Via della Vetrina), nello scarno bianco di un non luogo e non tempo, narrano di come la storia di Romeo e Giulietta e dei loro amici Mercuzio, Frate Lorenzo e Baldassarre si sarebbe potuta trasformare (e possa di nuovo trasformarsi) se solo i cinque amici avessero potuto rispondere a quella domanda che sta ancora oggi rinverdendo dentro di loro il senso di colpa: “poteva essere evitato quel tragico finale?

Lo raccontano, ognuno dal suo punto di vista, riflettendo sui perché che li hanno spinti ad agire in quel modo.

Giulietta è potente nella voce e nell’interpretazione. Ha un suo modo di proporre la sua giovinezza che va oltre ogni stereotipo antico o attuale che sia; i suoi amici hanno ciascuno un’identità anche contemporanea e una personalissima capacità interpretativa.

Modellata sul personaggio e sui molteplici significati tantoché, nonostante siano alle prese con uno dei classici più amati, riescono a mostrare le varie anime di questo testo: attualità, classicità e poesia.

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I figli del poeta

Grazie alla loro intensità, ma soprattutto grazie ai movimenti creati da Maria Concetta Borgese. Movimenti inarrestabili, elastici, di gruppo, assoli, corse, diagonali, avvolgimenti, incontri, fisicità.

Tutto in un dialogo continuo con il testo che non permette un attimo di distrazione e che consente allo spettatore di essere qui e ora, come si dovrebbe, sempre.

Ma, alla fine, perché questi personaggi si ritrovano proprio in questo spazio? Che senso ha il loro riproporsi, il loro replicarsi? Sono i “figli del poeta”, anima e ideale; riscatto e cronaca. E, in quanto tali, artefici e vittime della loro storia.

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Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.

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