I segreti e i misteri del Museo Civico Archeologico di Anzio. Intervista con Giusi Canzoneri

Ci sono luoghi di grande potenza, spesso raccolgono paesaggi sacri o sorgono in siti che rievocano il mistero della natura.

Sono i musei delle province, delle piccole cittadine che nel passato furono luoghi di grande splendore; sono i parchi archeologici che hanno modificato i paesaggi urbani e suburbani, sono quei territori capaci di riconnettere il viandante del presente con la storia del mito, delle origini, delle sue radici.

Anzio, a pochi chilometri da Roma, lungo il Mar Tirreno, famosa più per la sua storia recente, per lo sbarco degli Alleati al termine della Seconda Guerra Mondiale, per Angelita, la bimba che piangeva sulla spiaggia, che per l’esilio di Coriolano, le biblioteche di Cicerone, per Nerone che qui nacque o per le splendide domus sulla riva del mare.

Ad Anzio il Museo Civico Archeologico sorge all’interno della seicentesca Villa Adele: una contaminazione di epoche e di stili, un meticciato d’arte e di storia che rappresenta la vocazione stessa del Museo con il Cuore, come ormai lo conoscono nel mondo grazie all’incessante opera di divulgazione ed ideazione della Responsabile dell’Area Pedagogico/Didattica, Giusi Canzoneri.

Il Museo con il Cuore  tutela, conserva, valorizza, acquisisce, cataloga, ricerca, respira, riflette, racconta, comunica, accoglie, ascolta, educa, diffonde, intrattiene, esplora, ordina… ma soprattutto svolge un ruolo che tutti i musei dovrebbero avere come fine primario: essere in continuo dialogo con la comunità locale, organizzare laboratori e momenti di incontro nelle periferie e fra le diverse etnie, rendere accessibile, anche con un linguaggio innovativo, le proprie collezioni, le mostre, il passato  e la contemporaneità.

Un esempio che vorremmo trovare ovunque, quando andiamo alla scoperta di questi luoghi preziosi.

In questi giorni di sospensione, di distanza dalla bellezza e dalla vita anche il Museo Civico Archeologico di Anzio ha pensato di  continuare a mantenere viva quella “pedagogia affettiva” che lo contraddistingue dagli altri musei organizzando IlMUSEO@CASA: immagini, testi chiacchierate e altro, condivisi attraverso il gruppo WhatsApp del Museo.

Ne parliamo con Giusi Canzoneri, in rappresentanza dell’Amministrazione comunale di Anzio.

Il Museo presenta un percorso espositivo articolato che prende in esame il territorio di Anzio dai primi insediamenti alla tarda età imperiale. Quali sono i segreti e i misteri conservati nel Museo?

Anzio è un territorio ricco  di ritrovamenti archeologici. A cominciare dal Palazzo Imperiale, la cosiddetta Villa di Nerone, arroccata su una falesia e fortificata, che costituisce il percorso del Parco Archeologico con tutti gli altri suoi luoghi: la Biblioteca, le Terme, il Teatro… Si ipotizza che qui sorgesse  anche il tempio della Fortuna Anziatina, la dea dell’imprevisto cantata da Orazio, la domina aequorus, signora del mare, divinità della fertilità il cui culto è diffuso in tutto il sud di Roma.

Anzio è la città italica fondata dai Latini nell’età del ferro che ha resistito per oltre un secolo alla conquista romana; Anzio è città di mare e di naviganti (che fossero marinai, commercianti o pirati…).

Ognuno di questi luoghi porta con sé un segreto e a volte ancora dei misteri: i resti della necropoli del IX secolo; quelli dei Volsci che la vinsero all’inizio del V sec. a.C; materiali e frammenti provenienti dalla Villa di Nerone e dalle altre ricche ville costellavano la costa fino a Torre Astura; sarcofagi, epigrafi, frammenti marmorei, monete e utensili quotidiani. Di grande interesse, poi, sono le pitture e i mosaici provenienti dal Palazzo Imperiale; il grande mosaico pavimentale d’accogliena, in bianco e nero dove è rappresentato un Putto alato su pantera; il mosaico del Ninfeo di Ercole e i calchi delle sculture più famose, conservate nei grandi musei del mondo come la Fanciulla d’Anzio, giovane sacerdotessa che porta un vassoio o il Gladiatore Borghese raffigurante un gladiatore romano nell’atto di proteggersi con uno scudo rinvenuta nei primi anni del Seicento ad Anzio.

Ma io credo che i segreti e i misteri più belli siano quelli che devono essere ancora scoperti.

Quanto è stretto il rapporto con il mare?

Il Museo non è sul mare, ma il Palazzo Imperiale, che si estende lungo il litorale, già nell’antichità guidava le rotte dei naviganti. Molti reperti facevano parte delle domus che sorgevano lungo la costa, altrettanti provengono da recuperi e da scavi archeologici e da recuperi in mare, come la straordinaria collezione di ancore e di anfore.
E poi, come dicevamo, il mare rappresenta l’anima di Anzio. Proprio per sottolineare il forte legame  con il mare, qualche anno fa abbiamo ideato Il Museo in barca, un percorso realizzato in collaborazione con i centri velici locali. I visitatori, accompagnati da un  in-formatore a bordo, hanno l’opportunità di osservare il Palazzo Imperiale  da un altro punto di vista: cambia lo skyline, cambiano le percezioni. Il mare diventa protagonista, il presente si integra con l’antico, si avvera una  partecipazione emozionale-cognitiva.

Qual è, fra le opere conservate quella più emozionante?

È soggettivo. Ognuno sceglie, seleziona il reperto in base ai propri vissuti emozionali. In base alla propria storia. E così la fruizione si trasforma in una vera e propria magia. Nulla è ovvio e nulla è scontato. Il visitatore è l’unico vero protagonista all’interno del museo, e lo diventa solo grazie ai reperti che sono esposti.

Chi era la Fanciulla di Anzio, perché non è rimasta sul luogo del suo rinvenimento?

La Fanciulla di Anzio, originale greco del III sec. a.C., è una statua ritrovata presso il Palazzo Imperiale, indossa un chitone e reca in mano un vassoio con offerte votive. Probabilmente si tratta di una sacerdotessa del culto di Dionisio, oppure di una pizia intenta a dispensare oracoli per il culto di Apollo. Nonostante i vari tentativi di identificarla con qualche personaggio mitologico, sembra che in realtà sia semplicemente una giovane donna che si appresta a partecipare a un rito sacro.

Conservata a lungo a Villa Corsini-Sarsina è stata poi acquistata dallo Stato e attualmente è esposta al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo. In occasione dell’inaugurazione del Museo, avvenuta il 15 giugno del 2002, la Fanciulla  è tornata a casa ed è rimasta in mostra ben 107 giorni.

Fra i molteplici progetti che il Museo propone al territorio ci sono le mostre che riportano ad Anzio il patrimonio archeologico conservato in altri musei, come ad esempio la statua del Vecchio Pescatore, un’opera sorprendente nel suo realismo e nella sua capacità evocativa. Come è stata vissuta dalla città questa mostra?

La statua del Vecchio Pescatore è una scultura di marmo greco insulare, ornamento del Ninfeo, che fu forse ritrovata proprio nell’area del Museo attorno alla metà del 1600. Si rifaceva ad un modello originale alessandrino della metà del III sec. a.C., un’iconografia molto amata che è stata ripresa da numerosi artisti del ‘600 ed ha stimolato innumerevoli elaborazioni lettearie,  dai testi di Teocrito di Siracusa, fino a Il Vecchio e il Mare di Ernest Hemingway.

Nel 2019 la statua, conservata presso i Musei Vaticani, è tornata ad Anzio per sette mesi in una mostra dal titolo Il Vecchio Pescatore e il mare di Anzio.

Durante la mostra, visitata da oltre 5500 persone, il Museo ha proposto un percorso osservativo-emozionale attraverso la somministrazione di un questionario a  domande aperte, il quale ha aiutato i visitatori, piccoli e grandi, ad entrare in comunicazione con la statua, volutamente alloggiata senza barriere protettive e senza mediazioni. Esempi di domande riportate nel questionario: a cosa sta pensando il Pescatore? Che emozioni sta provando? Cosa sta facendo? Quanti anni ha? Come si chiama? L’elaborazione del questionario ha offerto interessanti spunti di riflessione circa l’opportunità di organizzare mostre archeologiche.

Altri progetti pedagogico/educativi  con le scuole e non solo, oppure le passeggiate, le serate musicali o teatrali o progetti sperimentali in grado  di mettere in relazione antico e moderno, come la mostra di Paola Bučan di alcuni anni fa che ancora rappresenta un interessante progetto di ricerca sull’inserimento di Artefatti contemporanei in ambienti archeologici. Come nascono questi progetti, con quale sostegno economico si sviluppano, come sono vissuti dal territorio?

Al MCA di Anzio partiamo sempre dall’assunto  che un Museo debba rappresentare il luogo delle relazioni sociali in continuità con il territorio. Il suo ruolo e il suo dovere sono quelli di offrire alla comunità locale opportunità di crescita coerenti  e, sviluppare nei cittadini, senso di responsabilità, di generosità e di gentilezza. Il Museo in questi anni ha cercato di garantire a tuttitutti, e sempre, l’opportunità di inserirsi in un processo di apprendimento individuale e gruppale attraverso progetti di in-formazione innovativi e sperimentali tra i quali: i PCM (presidi di cultura museale)  nei centri commerciali e sulle spiagge; i musei in piazza, il Museo in barca; la Grosse Promenade Archeologique (la scoperta del territorio con letture di contesto); PsicoArcheologia; l’ArcheoCounselling e la R.diA.O (integrazione di artefatti contemporanei in ambiente archeologico); i Narratori Erranti; l’Aula Studiorum; i L.A.C. (laboratori di apprendimento culturale), etc.

L’archeologia si presta a tutto questo perché l’attraversamento e l’osservazione dei luoghi attiva un movimento con intenzione. L’oggetto osservato è lo stesso per tutti, ma per ciascuno le  associazioni sono diverse e provengono dal proprio vissuto individuale.

Con questo tipo di fruizione il Museo fa diventare centrale il fruitore del Beni Archeologici che si scopre importante, competente e parte del luogo.

Nel corso di questi anni abbiamo realizzato 10 mostre archeologiche di grande livello, come quella sulla Venere di Anzio, una statua di Venere detta anche marina per gli attributi che la caratterizzano: un delfino che funge da sostegno, cavalcato da Eros, perfetto esemplare di reintegrazione ottocentesca (ricostruzione in materiali e in epoche diverse delle parti mancanti) che è stato restaurato dal Comune di Anzio e ora  in mostra al Louvre all’interno della  Sala delle Cariatidi.

E la mostra su Nerone in collaborazione con il British Museum, i Musei Capitolini e le Sprintendenze di riferimento e ancora altre mostre con i Musei Archeologici di Verona  di Napoli e gran parte dei musei Regionali del Lazio.

Isabella Moroni

Isabella Moroni

Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.

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