The Passenger Roma. Un universo di contraddizioni, epifanie, acqua e sonorità

Ci sono tutte le storie su Roma. E poi c’è Roma.
C’è romafaschifo. E poi c’è Roma.
C’è la nostalgia, il comeravamo, il centro storico, il ponentino. E poi c’è Roma.
C’è la metropoli degli antichi, la città campestre dei grandi viaggiatori, il paesotto ottocentesco che i piemontesi volevano educare alla grandeur, c’è la grandebellezza circense. E poi c’è Roma.

Nel senso che Roma c’è, sia con, sia a dispetto di tutto questo e di mille altre cose ancora. E di questa verità, se si hanno gli occhi liberi e una certa attitudine a passeggiare con lo sguardo, se ne accorgono tutti. Romani e forestieri.

I romani ci riescono un po’ prima degli altri, ma solo perché quell’innata indolenza è comunque bilanciata dall’esperienza. Dalla consuetudine familiare, amicale, “di prossimità”, come si direbbe in questi tempi in cui non c’è più voglia di percorrere i ponti per andare al di là.

immagine per The Passenger Roma
immagine per The Passenger Roma, cover

A Roma, la rivista The Passenger, edita da Iperborea, ha dedicato una delle sue straordinarie monografie “per esploratori del mondo”.

Sono visioni di nazioni e, a volte di città, che si offrono al lettore attraverso, inchieste, racconti, saggi, testimonianze di autori contemporanei e non solo.

Sono scorci che non ti aspetti, storie che non hai mai sentito prima, cronache che hai sempre creduto fossero inventate da qualche disfattista e che, invece, sono la realtà.

Tempo fa, grazie ad uno dei numeri di The Passenger, scopersi un’India che, dopo poco più di un decennio, non (ri)conoscevo più.

Un’India che non capivo più se fosse esplosa in tutto il suo potere o implosa fra le contraddizioni dei nazionalismi e dell’indole spirituale che non si trasforma.

Poi ho conosciuto altri luoghi dove non ero mai stata e per tutta la durata della lettura ho pensato che mi sarebbero potute bastare quelle storie per dire di averci vissuto l’ultimo anno.

La monografia su Roma, che ha visto la luce poche settimane fa, raccoglie testi di Marco D’Eramo, Letizia Muratori, Nicola Lagioia, Matteo Nucci, Francesco Piccolo, Leonardo Bianchi, Christian Raimo, Floriana Bulfon, Francesco Pacifico, Daniele Manusia e spunti regalati da Sarah Gainsforth, Nadia Terranova e Giulia Cavaliere.
Le fotografie che punteggiano i racconti riportando il lettore alla quotidianità dello stupore, sono di Andrea Boccalini.

Ogni autore, romano o forestiero, si impossessa di una parte di Roma, la guarda con curiosità, rispetto, a volte la cannibalizza.

Spesso crede di averla in pugno mentre la descrive, altre volte rinuncia a comprenderla, spesso immagina ipotesi e possibilità che possano in qualche modo, se non inquadrare, almeno essere una chiave per comprendere questa città.

Se di fronte ai 39 appunti per un libro su Roma di Francesco Piccolo, caotici e liberi, non si può fare a meno di sorridere e dire: “sì, sì, è proprio così!” con l’entusiasmo di chi riconosce una parte del suo stesso esistere ed essere a Roma, non altrettanto si riesce a fare con la visione sociale e disperata della città narrata da Christian Raimo in L’eco della caduta, la storia di una periferia di cui poco parlano le cronache nere, ma che cova orrori, patologie e suppurazioni come la discarica che l’ha identificata per troppi anni.

E si continua avanzando fra racconti che tirano a galla ricordi anche non tuoi, che sono parte di quella città che hai imparato a conoscere e a riconoscere anche quando non l’hai vissuta, come la Guida acustica alla città di Letizia Muratori, o ancor di più L’anima della città di Matteo Nucci che mette a nudo il Tevere e le sue rive nascoste, lontane dai muraglioni del centro, che sanno di un presente anelato, ma già passato, sparito, finito in qualche mulinello dal quale nessuna pena di Barcarolo Romano potrà più far riaffiorare.

Sono romana da molte generazioni e anche io, come Raimo, non credo di essere stata lontana da Roma per molto più di un mese.
Perché Roma è nutrimento e di Roma non si può parlare male perché sarebbe come sputare sul pane.

Eppure lo facciamo tutti. Tutti vediamo che la città è molto lontana da quello che potrebbe essere anche solo accettabile: il traffico, la pulizia, i servizi, la cultura… tutto potrebbe essere migliore e migliorare la vita degli abitanti.

E anche se non diventasse una città ordinata e delineata, anche se mantenesse quello spirito inerte e ingannevole che, a dire il vero ci piace e, comunque ci identifica, potrebbe essere una città più vivibile, più comunicativa, potrebbe non nascondere (pur vivendole alla luce del sole) quelle parti terribili che racconta Floriana Bulfon in La Famiglia, spaccato terrificante dedicato al clan dei Casamonica e ai loro alleati nei vari territori, o quelle vacue e deliranti che delineano altre indecifrabili disgregazioni come quella di Nicola Lagioia, Roma non giudica, che delinea una città che ha perso vitalità generosità e perfino cinismo, per far spazio all’informe, al macabro.

E addentrandosi nella lettura, si scopre che quell’equilibrio fra armonia e noncuranza che noi romani abbiamo succhiato con il latte e che continuiamo a utilizzare per dipingere la nostra personalissima città, forse si è irrimediabilmente rotto.

Non solo nella politica, nella criminalità, nella droga, nell’assenza di comunità, ma anche nella quotidianità dei giovani, nella musica, nello sport.
Eppure, come dice nel suo testo Nicola Lagioia:

“Gli abitanti di Roma la consapevolezza della fine ce l’hanno nel sangue, ed è talmente assimilata danon generare più alcun ragionamento. […] È forse per questo che la città va alla deriva. Ma, compenetrato in un pensiero addirittura successivo a quello della fine, risiede una più tenue saggezza. Ciò che ora affligge Roma, la risolleverà.

Isabella Moroni

Isabella Moroni

Giornalista culturale e autrice di testi ed adattamenti, si dedica da sempre alla ricerca di scritture, viaggi, tradizioni e memorie. Per dieci anni direttore responsabile del mensile "Carcere e Comunità" e co-fondatrice di "SOS Razzismo Italia", nel 1990 fonda l’Associazione Teatrale "The Way to the Indies Argillateatri". Collabora con diverse testate e si occupa di progetti non profit, educativi, teatrali, editoriali, letterari, giornalistici e web.

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