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La strage di Bologna, gli artisti, Carmelo Bene e quel “Io so” di Pier Paolo Pasolini.

di Barbara Martusciello

Le immagini parlano da sole e confermano che  noi sappiamo anche se “non abbiamo le prove[1] perché quelle, le prove, sono seppellite sotto cumuli di depistaggi, bugie, reticenze e connivenze.

Il 2 agosto 1980 una bomba stagista di matrice politica, alla stazione di Bologna, colpirà ferocemente: 85 i morti, tanti i feriti, molti dei quali mai guariti, con danni permanenti nel fisico e nello spirito

Lo sbigottimento è generale, la città dotta, grassa e rossa è sfregiata: come l’onorabilità e l’anima del nostro Paese.

Tutte le testate, i TG, le radio danno conto dell’accaduto; centinaia le foto che sono state scattate quello e i giorni successivi, tante le firme dei fotoreporter: ci hanno consegnato un album terribile e importantissimo pure per le generazioni a venire.

Anche l’Arte, con il mondo della Cultura, ha tradotto – nel suo specifico caso in immagini –, lo sdegno, le emozioni, ipotesi e articolati concetti sulla strage e su un atto esecrabile tra i più efferati e disumani della nostra storia.

Ognuno degli autori lo ha fatto a suo modo: Renato Guttuso realizzò subito un’opera per la copertina de L’Espresso, un po’ Goya e un po’ Guernica di Picasso filtrati dal suo tipico stile neorealista-espressionista.

Francesco Arena, per la mostra del Premio Furla, ha dato corpo, nel 1991, a Senza Titolo (Bologna), lapide in marmo in cui, incidendo ripetutamente i nomi delle vittime della strage, ha originato vuoti nella materia, mancanze, cancellazioni di vite umane, ma anche di verità e memoria.

Sonia Lenzi creò Avrei potuto essere io, in più fasi, tra il dicembre 2013 e il gennaio 2014, con le persone partecipanti che si identificarono nelle vittime.

Nel 2014 è la volta di Luca Vitone, che commemorò l’attentato, con la sua tipica vis politica, stavolta attraverso una luminaria pubblica titolata, sarcasticamente, Souvenir d’Italie – (lumières), indicando la P2 (e riferendosi a Licio Gelli, che fu condannato per depistaggio) e producendo anche lapidi ad hoc.

Due anni dopo, Nadia Antonello e Paolo Ghezzi creano l’installazione Confonderti, usufruendo di materiale dell’Archivio dei familiari delle vittime.

Questi alcuni esempi tra cui vanno aggiunti quelli dell’ormai immancabile Street Art, che ha espresso, con più murales, e in varie città italiane, un ricordo, visibile e fruibile sempre e da tutti, per non dimenticare.

Se Carmelo Bene, nel 1991 tuonò, dalla Torre degli Asinelli, “più che dei morti bisogna parlare dei vivi, di chi resta e serba il dolore”, gli artisti hanno dato voce a tutti loro, a noi, come coscienza collettiva.

Così recita il Freddo quando è interrogato da Scialoja sulla strage in Romanzo criminale, il film:

“Bologna nun è robba de ‘na banda… è robba vostra… invece de sta’ a rompe’ er caxxo a me, va’ a da’ ‘na controllata ar ministero o a ‘e stanzette qua sopra… magari ce trovi er timer co’ scritto sopra Repubblica Italiana!”

Note

1.  Pier Paolo Pasolini, Che cos’è questo golpe, sul Corriere della Sera, 14 novembre 1974

immagine per barbara martusciello
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Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

2 risposte

  1. Chiedo venia, ma non le sembra inappropriato citare Pasolini, che fu assassinato il 2 novembre 1975?
    Se è pur vero che Pasolini sia stato ed è ancor oggi profetico nella sua attivitàdi poeta civile, come amava definirsi, quell’articolo che scrisse per Il Corriere della Sera, è risaputo che alludesse a ben altro.
    Quando feci il Dams io ero obbligatoria la ricerca filologica, adesso no?

    1. Era e lo è sempre, soprattutto per noi di artapartofcult(ure) e per chi scrive, che non dimentica mai di sostanziale i suoi testi attraverso fonti e ricerca. Ma forse Lei non ha letto fino in fondo, dove alle NOTE c’e il link di riferimento, fin troppo pedissequo ma, evidentemente, per Lei non così troppo. Potrei fermarmi qui nella mia risposta, assai chiara, che rimanda al mittente un’accusa che reputo e reputiamo infondata e superficiale, ma aggiungo che, se Lei fosse andata anche tra le righe, avrebbe capito che ci si riferiva a Pasolini (non solo per il ruolo e la posizione profetici) proprio per aver egli indicato come nel nostro Paese certi fatti e stragi (in quei casi e in questo dell’articolo) avvengano con mandanti, motivi, coperture e depistaggi intricati e oscuri ma alla lunga poi non così troppo, dato che, pure in mancanza di tutte le prove e certezze – ma per Bologna c’è una sentenza chiara – in molti, moltissimi casi la collettività sa. Indipentemente.

      La ringrazio e la ringraziamo per seguirci con tale attenzione certi che continuerà a farlo con tale entusiasmo.
      Cordialità.

      Barbara Martusciello _ artapartofcult(ure)

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