È un fenomeno non di oggi ma di decenni quello della folla di turisti riversata sulle città d’interesse storico artistico, sui siti più conosciuti, i musei più celebrati che ha creato e crea non pochi problemi di fruibilità e sostenibilità urbana, per i residenti in primis, ma anche culturale.
Da una parte questa larghissima passione e il movimento di visitatori è un buon segno di ampliamento del desiderio formativo e informativo, artistico, storico etc. seppur talvolta o più spesso sollecitato da una spinta mediale e modaiola. Ma, in una maniera o nell’altra, se la cultura diventa d’appeal, ben venga, qualcosa attecchirà e durerà e ciò già cancellerebbe le valutazioni negative.
Ma su quanto accade si deve ragionare e dovrebbero farlo soprattutto le istituzioni perché questa articolata manifestazione è destinata ad aumentare, va governata ed è il caso che porti più benefici che disastri.
Ha fatto molto discutere, qualche giorno fa, un articolo dell’autorevole corrispondente Allan Kaval pubblicato sul francese “Le Monde” del 28 marzo e titolato: Rome, l’empire du tourisme: «disneylandisation» de la capitale italienne préoccupe ses habitants che mette un bel dito nella piaga in una realtà che non possiamo più negare e che, per la verità, riguarda molte altre meraviglie italiane ormai spopolate dei propri cittadini in favore di un turistificio ancora senza le giuste regole.
Serve mettere un ticket d’ingresso ad esempio a Venezia? O gabelle per visitare luoghi sino a poco tempo fa assolutamente liberi per tutti (a Roma: Fontana di Trevi; il Pantheon)? Davvero le soluzioni hanno sempre e solo volgari legami con il danaro e nessuna visione lungimirante e a lungo termine?
Non possiamo tacere sull’impattante invasione a Roccaraso (in Abruzzo) organizzata questo gennaio proprio via Social da una tiktoker boomer, tal De Crescenzo, la quale ha sottovalutato l’effetto che una simile, inaspettata, disorganizzata mole di persone avrebbe avuto su un paese colto di sorpresa da un tale afflusso turistico tutto insieme (più di 10mila persone con circa 250 pullman).
A volte anche una fiction italiana può essere un catalizzatore turistico come quella girata sul Lago di Braies che ha portato in questa una piccola perla incastonata tra le Dolomiti del Sud Tirolo un enorme e continuo turismo – più lentamente e strutturatamente –, con permessi di passaggio da prenotare, parcheggi gonfiati e prezzi alle stelle per il guadagno di alcuni e una Natura non più molto incontaminata.

Ma va detto che da quelle parti le regole le fanno rispettare così come l’attenzione per il territorio è maggiormente seria e amorevole e dunque se si evita l’alta stagione ancora è possibile godere del silenzio e del paesaggio da sogno del luogo e di quelli vicini.
Per non parlare dei Musei e delle Mostre più gettonate che, al pari delle città, nel loro piccolo, si vedono presi d’assalto da una mole sempre più ampia di pubblico che viene da tutte le parti del Pianeta.
Tutto questo ha le sue prime radici un po’ più lontane, se pur non paragonabili: ricorderete i Bronzi di Riace… Fu quasi un tifo da stadio quello ingenerato dal ritrovamento (nei mari calabresi), restauro ed esposizione delle iconiche statue in bronzo: il 15 dicembre del 1980, al Museo archeologico di Firenze.
La mostra che si inaugurò su queste straordinarie sculture per la prima volta esposte al pubblico, contò una folla inimmaginabile. Stessa cosa accadde a Roma, e poi al Quirinale, come volle il presidente della Repubblica Sandro Pertini: quei solo dodici giorni richiamarono più di 300mila visitatori e tra questi anche chi scrive.
Ero appena una ragazzina e la mia famiglia portò lì me e mio fratello nella certezza di assistere a una celebrazione epocale e a un fatto storico artistico senza precedenti. Vero. Ma personalmente ricordo soprattutto la calca opprimente, le urla di giubilo della gente e una velocissima opportunità di scorgere appena, velocemente, questi eroi scaturiti dal mare… Fortunatamente, ho potuto studiarli e vederli con la giusta calma un decennio dopo.
Un altro fatto di improvvisa, pilotata, massiccia curiosità collettiva riguarda un’altra mostra, quella del grande van Gogh portato a Roma all’allora GNAM (Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea) come evento dell’anno, il 28 gennaio 1988.
Vi partecipai anche io e ancora oggi è un case history anche perché diede avvio a una sorta di febbre collettiva che portò lì una folla di visitatori inaspettata e in qualche modo preannunciò il delirio da Grande Mostra di lì da venire. Eppure sin qui ancora tutto bene.
È in questi ultimi tempi che un apprezzabile interesse collettivo culturale si è fatto smisurato, da overbooking, di consumo, dovuto alla maggior facilità di movimento turistico – anche connesso alle maggiori offerte economiche – e alla trasmissione velocissima e onnivora della comunicazione sui luoghi d’affezione, siano essi musei o siti da visitare, che anche la Tv e i Social hanno contribuito a rendere più desiderati e attrattivi.
L’Over…tutto è diventato plasticamente evidente e pesantemente impattante provocando cambiamenti a più livelli e mostrando una mancanza di concreta attenzione da parte delle varie istituzioni incapaci, per ora, di gestire al meglio e democraticamente la situazione se non limitandosi a imporre biglietti laddove non c’erano, ingressi contingentati, pedaggi a tempo parallelamente non disdegnando forme più o meno sensate di pubblicità dei veri Beni Culturali.
Non è sfuggita a nessuno la recente esibizione di Roberto Bolle danzante davanti alle opere di Caravaggio nella mostra al Museo di Palazzo Barberini a Roma per una presunta (e presuntuosa) idea di confronto e interazione con i capolavori dell’immenso artista (il Merisi, non Bolle, con tutto il rispetto) e il fine di promuovere l’esposizione.

Questa e simili operazioni tanto fashion, cool, come il più deprecabile uso dell’Influencer di turno a pubblicizzare questo o quel Museo, non contribuiscono alla maggiore e migliore veicolazione e conoscenza della Storia dell’Arte e dubitiamo fortemente possano avvicinare un più vasto e articolato pubblico alla cultura perché ciò può avvenire solo attraverso politiche dedicate, dotte, precise, durevoli e a partire dalla scuola. Necessariamente avvalendosi di professionisti davvero qualificati e con lungo, provato curriculum.
Ormai, le grandi Mostre tirano: Munch di Arthemisia è gettonatissima; questa di Caravaggio è Sold Out…; anni fa, per vedere Jan Vermeer, o meglio, “la più grande mostra di Vermeer mai vista al mondo” come si pubblicizzò e fu, nel 2022 al Rijksmuseum di Amsterdam, si doveva prenotare sei mesi prima, altrimenti impossibile accedervi.
Una gran parte dei Musei più noti, e torniamo agli italiani, non hanno più bisogno di essere promossi poiché sono sempre strapieni: pensate al Colosseo, agli Uffizi, ai Capitolini, e i Vaticani (che italiani non sono ma per affezione e prossimità sentiamo tali), che nel 2017 si guadagnarono persino un esposto del Codacons per problemi di eccessivo affollamento quindi di scarsa sicurezza.
Molti di questi Musei-star o di Mostre-star si son dotati di vergognose nuove norme sulla fruizione, “a tempo” (paghi un ticket, esoso per la maggior parte dei cittadini, e puoi star dentro solo 1h o 2h, poi… avanti il prossimo!
Insomma, l’OverTurismo spesso mordi-e-fuggi è arrivato da molto anche lì rendendo impossibile la visione delle opere o dei reperti archeologici in modo civile.
Peggio che al Louvre davanti alla Gioconda vicino alla quale le pazzesche nozze di Cana del Veronese sono incomprensibilmente ignorate dai più… Diversamente, tantissimi musei cosiddetti minori, o in città meno battute, sono lasciati in uno stato disastroso, nell’indifferenza istituzionale e del pubblico. E questo non ha proprio senso alcuno.
Ergo: certe scelte tradiscono, piuttosto, mentalità oziosa di comodo (comodo è puntare su ciò che è attrattivo e già famoso lasciando il resto al suo destino) e valori biecamente rozzi, meramente commerciali, nazionalpopolari (nel senso peggiore del termine), di svilimento culturale e iper-consumistiche.
Se il Turismo, la nostra Arte e i nostri Beni Culturali sono il nostro petrolio…, come il petrolio bisogna che per estrarlo non si inquini e non paghi la collettività per fare arricchire solo pochi beneficiari. Dunque se i visitatori e il loro indotto rappresentano sostentamento e crescita non solo economica ma, in teoria, anche culturale dei luoghi, ciò va programmato con cura. Anche a riguardo di monumenti, parchi, siti archeologici e Musei.
Un Paese civile e progredito dovrebbe lavorare su ben altri e alti piani e prospettive, piuttosto che spregiare e divorare tutto… Si sono, da parecchi Ministeri e Ministri fa, trasformati i Musei, l’Arte e la Cultura in mostrifici, business dello sbigliettamento, macchina del mero profitto, invece che considerare e trattare questo tesoro come si dovrebbe, ovvero come un bene pubblico, patrimonio comune, risorsa evolutiva collettiva, parte della nostra identità nazionale (che è meticcia, la Storia ci insegna) da mantenere di altissimo livello, trasparente, degno, equo anche nell’accessibilità della fruizione.
Tutto, insomma, anche in questo nostro ambito, così articolato e bisognoso di cura continua e assolutamente apposita, si è complicato e sta diventando autocratico, con orrende modalità nate da un’idea distorta di Patrimonio Culturale e Museale: da consumare.
Per tacer di una riforma fiscale e di un abbassamento dell’IVA di settore che aspettiamo da molti decenni e che ad oggi, nonostante le ennesime promesse di Ministri e Deputati, non arriva. Va da sé che, per tale motivo, il nero domini anche qui, che sia più facile la proliferazione dei falsi (discorso che meriterebbe un approfondimento a parte) e che molti dei nostri migliori collezionisti non siano invogliati all’acquisto di opere d’arte in Patria e preferiscano rivolgersi all’estero e che, quindi, il nostro Paese non sia alla pari con altri.
Siamo una civiltà in declino anche per questa corruzione dell’ideale di Cultura, del suo stesso concetto e del diritto a goderne. Un cambio di passo sarebbe in questo senso necessario come atto sociale, civile, politico oltre che culturale importantissimo da promuovere.
Così, abbiamo pensato di parlarne con alcuni addetti-ai-lavori lasciandoli liberi di ragionare e di approfondire l’argomento sul quale chiediamo a tutti di riflettere e, semmai, di esprimersi qui, senza timore, come in una sorta di Osservatorio o Rubrica sulla questione. Prima possibile.
Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.




















4 risposte
Brava. Io su “TITOLO” sono anni che denuncio il “mostrificio”, il “presenzialismo”, il “partecipare all’evento” documentato con un selfie e non il visitare una mostra. Se si vietasse il selfie nelle mostre e nei Musei molta gente non ci andrebbe, non sarebbe la soluzione ma già qualcosa.
Grazie Giorgio, ricordo bene che ne davi conto, presagendo quello che, hainoi, è avvenuto, oggi trasformando la cultura, i nostri beni comuni, in merce di consumo turistico-commerciale. Aggiungo: per tasche piene. Se tornare del tutto indietro è non solo impossibile ma anche fuori tempo (il nostro), un argine a tutto questo andrebbe pensato, progettato e messo in atto. Chi dovrebbe farlo? Soprattutto: come? Quando? Ovvero: cosa si aspetta, ancora?!
Un caro saluto.
È mia idea che purtroppo l’Overtourism non è una cosa da cui ci libereremo facilmente, poiché è un fenomeno articolato che si fonde con la Globalizzazione e con i Socials e che una volta che è sfuggito di mano, e lo è, sarà molto difficile da recuperare.
I cittadini si sentono spaesati a casa propria “già per le strade” e non necessariamente solo nei musei, per gli spazi che gli vengono sottratti dalla folla ed anche perchè offerti dalle varie amministrazioni comunali ai vari bar o ristoranti, per un “malinteso” senso della gestione del commercio, visto il risultato finale.
Sono profondamente convinto che le soluzioni come “Ticket o Tassa Turistica” non servano assolutamente a nulla se non a far cassa, poiché ditemi per quale motivo una persona che spende 1-2-3-4000 Euro per un viaggio, dovrebbe ripensarci a fronte di una decina o ipoteticamente anche di 100 Euro da versare. Ed in questo caso, così come per il precedente, con “la tassa di occupazione di suolo pubblico”, il cittadino non vedrà mai benefici tangibili derivanti da questi introiti, poiché in ogni caso gli aspetti negativi sopravanzano!
Chi ha più diritti, un cittadino a poter vivere “normalmente” a casa propria o un’altro che, sia per accrescere la propria cultura o meramente per scattarsi un selfie da esibire, intende viaggiare? Entrambi….ma in proporzioni sicuramente diverse poichè la città resta del cittadino.
Purtroppo la quotidianità ci sta dimostrando che la libertà “a briglie sciolte”, e solo questa, alla fine diventa controproducente e che “i fenomeni vanno gestiti”!
Chi ha pensato di proporsi per governare faccia il suo compito e trovi una soluzione…. ma mi viene davvero difficile pensare a come tenere una porzione di gente a casa, non costringendola in qualche modo!
Il numero chiuso ed il ritiro dagli spazi pubblici?…. e se non c’è altra soluzione dal beneficio tangibile, ben venga!
Tanto per rafforzare quanto qui ben detto: https://roma.repubblica.it/cronaca/2025/04/08/news/colosseo_biglietti_multa_antitrust_bot_coopculture-424113930/?ref=RHLM-BG-P2-S1-T1-RIAPERTURA-BRONZO
“Colosseo, biglietti introvabili comprati in blocco dai bot: maxi multa a Coopculture e sei operatori. Sanzionati per 20 milioni dall’Antitrust la cooperativa che ha gestito dal 1997 al 2024 il servizio ufficiale di vendita, e gli operatori turistici Tiqets International BV, GetYourGuide, Walks LLC, Italy With Family, City Wonders Limited e Musement”. Capito???!!!