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Emilio Vedova. Questa è pittura. Parola di Gabriella Belli. Al Forte di Bard

di Barbara Martusciello

Emilio Vedova (Venezia, 1919-2006) era e resta un artista poderoso, di quelli che hanno meglio rappresentato, in Italia ma non solo, un corpo a corpo con la pittura del periodo storico dell’azione materica, dell’espressionismo astratto, della gestualità ed emotività del segno e, insomma, del palesamento non dell’assenza di forma ma di un’altra forma – che questo fu l’Informale – che si impose in Europa e negli Stati Uniti intorno agli anni Cinquanta.

immagine per Emilio Vedova al lavoro su Non Dove 1988 - III 1988 Ph. Aurelio Amendola, Pistoia Fondazione Emilio e Annabianca Vedova, Venezia
Emilio Vedova al lavoro su Non Dove 1988 – III 1988 Ph. Aurelio Amendola, Pistoia Fondazione Emilio e Annabianca Vedova, Venezia

Vedova più di tanti attesta, sulle superfici pittoriche, sia mastodontiche che di dimensioni più piccole, l’inquietudine e lo sforzo esistenziale dell’essere umano all’interno di un mondo che egli guarda e vive in contrapposizione totale relativamente a ogni fronte, con un desiderio di rinnovamento profondo che ne scuote le fondamenta.

Saranno stati la guerra patita, gli orrori a cui ha assistito, le lotte partigiane (a cui ha preso parte attivissima) a incrementare questo suo sentimento di conflittualità – peraltro condiviso da un’intera, articolata generazione – a intensificare tale peculiarità artistica e anche caratteriale, ma pure i tempi maturi per una messa in discussione e ricostruzione della società…: è probabile. In ogni caso, egli lo mostra con tale impeto da coinvolgere empaticamente ogni spettatore davanti al suo lavoro.

Una selezione rilevante è ora al centro dell’esposizione al Forte di Bard, fino al 2 giugno 2025, e titolata Questa è pittura: un’asserzione che parrebbe porsi come un non troppo velato metro di giudizio rispetto a tanto epigonismo noiosissimo, estetizzante e compiaciuto che si vede da tempo in giro negli atelier di più giovani artisti e in molte gallerie.

Il progetto, curato da Gabriella Belli, si attesta su una scelta più linguistica, sullo specifico pittorico, sulla “folgorazione del colore la vitalità della sua materia” piuttosto che su un approfondimento più insistitamente storico e socio-politico.

Attraverso 31 grandi dipinti e 22 opere su carta dell’artista, si conferma qualcosa di interessante che un po’ tutta la sua ricerca attiva; come afferma la curatrice Belli, infatti, si tratta di un:

«(…) cortocircuito tra realtà e verità, tra bene e male, che il lavoro di Vedova porta magistralmente alla luce nel furore del suo particolarissimo astrattismo».

Conferma Alfredo Bianchini, Presidente Fondazione Emilio e Annabianca Vedova:

 «Il rifiuto di Vedova rispetto a raffigurazioni realistiche e comunque collegate a visioni concrete, corrisponde a una scelta esistenziale coraggiosa nella meditata convinzione che il suo messaggio dovesse essere unico e, al tempo stesso, comprensibile da tutti indipendentemente dalle provenienze».

A quasi cinquant’anni dalla personale Emilio Vedova. Grafica e didattica, curata nell’estate del 1975 alla Tour Fromage da Zeno Birolli e dallo stesso Vedova, questa nuova proposta espositiva vuole portare ulteriori contributi per la conoscenza dell’artista e della sua poetica attraverso un percorso museale in otto tappe strutturate in modo non strettamente cronologico.

Così, ecco:

Nella Sala 1, intitolata Nascita di un pittore. I Maestri, è centrale il riferimento alla sua prima formazione artistica, non accademica, ma alimentata dalla lezione dei grandi pittori del passato, in particolare i veneziani Tintoretto, Veronese, Tiepolo, i cui testi erano alla sua portata nel girovagare, giovanissimo, tra calli e chiese della Laguna.

La lezione cubista, che nel secondo dopoguerra allena alla geometria astratta la mano di molti pittori in Europa, fa parte della Sala 2 (Cercare una via), dove si possono ammirare almeno tre opere dal singolare costruttivismo geometrico.

Nella Sala 3 intitolata Astrazione per sempre, il visitatore può osservare una sequenza di opere che testimoniano il giuramento di fedeltà alla pittura astratta, non più con velleità geometriche, ma già gravida di gesto e materia, una aurora che contiene tutto il linguaggio della sua pittura.

Occupare lo spazio è il titolo della Sala 4, in cui l’invenzione forse tra le più interessanti della sua arte, quella dei Plurimi, si mostra nell’originalità di nuove forme dipinte, legni carichi di materia pittorica e assemblati con cerniere, strane e inquietanti costruzioni che occupano il centro della stanza, pittura che si fa tridimensionale e, deflagrando dalla parete, invade lo spazio.

Nella Sala 5 Lasciare libero il segno, Vedova si svela nell’esercizio del mestiere, nella preparazione delle grandi opere, nella forza espressiva che anche quelle di piccole dimensioni – molte inedite – acquistano; si tratta di lavori di  straordinaria vitalità che offrono la possibilità di studiare da vicino il suo processo creativo, l’esuberanza del segno, la simbologia dei colori.

Come se questo dolore fosse insopportabile è il titolo della Sala 6, che riporta il visitatore dentro quel “tragico esistenziale” che ha segnato tutto il percorso di Vedova. Il tragico è una cifra sempre presente nel suo procedere creativo e nasce da una sensibilità emotiva che, come carne viva, freme ad ogni contatto con il dramma della vita.

Intitolata Vertigine Piranesi, la Sala 7 accoglie il visitatore con tre opere magistrali dei primi anni Ottanta, dove la pittura si fa architettura di forme allucinate, urti della materia rosso sangue solcata da neri in netto contrasto, tagli e sporgenze, sciabolate di pasta cromatica che sembrano rievocare, in una subliminale esplorazione della memoria, le Carceri di Piranesi, un altro veneziano al pari suo aperto agli inganni della visione.

Circolare infinito è il titolo della Sala 8 dove tre grandi Tondi disallineati al centro della stanza mostrano, nell’impavido confronto con una delle più sacre forme geometriche della storia dell’arte, il cerchio appunto, l’irriverenza inquieta e geniale di un artista che ha sempre sfidato se stesso.

Info mostra Emilio Vedova. Questa è pittura

  • a cura di Gabriella Belli
  • 30 novembre 2024 – 02 giugno 2025
  • Forte di Bard –  11020 Bard Valle d’Aosta (Italia)
  • promossa da Associazione Forte di Bard
  • in collaborazione con 24 Ore Cultura  e con Fondazione Emilio e Annabianca Vedova
  • partner istituzionali: Regione autonoma Valle d’Aosta; Fondazione CRT
  • contatti: Associazione Forte di Bard, + 39 0125 833811 | info@fortedibard.it
  • Ufficio Stampa:
    Trefoloni e Associati ufficiostampa@trefolonieassociati.com
    Associazione Forte di Forte di Bard ufficiostampa@fortedibard.it
    Fondazione Emilio e Annabianca Vedova: Lara Facco P&C, E. press@larafacco.com
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Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

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