Il Ministero della Cultura e Archivio Luce Cinecittà presentano a Roma, fino all’8 ottobre 2023, all’Istituto Centrale per la Grafica – Palazzo Poli di Roma (ingresso lato Fontana di Trevi) la mostra I mondi di Gina, interamente dedicata a Gina Lollobrigida, diva e artista dai molti talenti e scomparsa proprio quest’anno a Roma (il 16 gennaio 2023).

Nata Luigia Lollobrigida, a Subiaco, il 4 luglio 1927, da un’agiata famiglia caduta in disgrazia come tanti a causa della guerra, intelligente e dotata di una bellezza minuta e prorompente, fu sfollata a Todi e iniziò a recitare a teatro. Una volta a Roma, nel 1944, per mantenersi agli studi disegnava e vendeva caricature realizzate a carboncino, posando anche per i primi fotoromanzi con lo pseudonimo di Diana Loris.

Nella primavera del 1947 si fece notare partecipando al concorso di Miss Roma, classificandosi seconda e, chiamata a Stresa per le finali di Miss Italia, posizionandosi al terzo posto dopo Lucia Bosè e Gianna Maria Canale alla manifestazione allora tra le più importanti per un’aspirante starlet ed attrice.

Arrivano i primi film importanti: Campane a martello (1949) di Luigi Zampa, Achtung! Banditi! (1951) di Carlo Lizzani, La città si difende di Pietro Germi (1951), Passaporto per l’oriente, diretto da registi vari.

Si legge nella sua biografia che:

Fanfan la Tulipe (1952) di Christian-Jaque (Orso d’argento al Festival di Berlino) la consacrò star in Francia; nello stesso anno in Italia conquistò una vasta popolarità con Altri tempi di Alessandro Blasetti, nell’episodio Il processo di Frine con Vittorio De Sica, che coniò per lei il neologismo maggiorata fisica.”

Nel 1950, dopo i primi successi, era corsa a Hollywood su invito del produttore miliardario e talent-scout Howard Hughes. Ma quell’ambiente, le regole dello star-system e la vita in quella macchinosa industria americana non saranno per lei e, come faranno una manciata di anni a venire Anna Magnani e poco più di un decennio dopo Virna Lisi, tornò quindi in Italia di gran carriera.

“(…) Il contratto in esclusiva che aveva già firmato le impedì fino al 1959 di lavorare negli Stati Uniti, ma non in produzioni statunitensi girate in Europa, come poi in effetti avvenne.”

Ad esempio, girò a Ravello Il tesoro dell’Africa (Beat the Devil), 1953, diretto da John Huston, con la star Humphrey Bogart. Lì fu immortalata anche da Robert Capa, in quel periodo tornato in Italia a fotografare divi e set.

Un Golden Globe, sette David di Donatello, due Nastri d’Argento e la stella sulla Walk of Fame di Los Angeles: ma Gina Lollobrigida non era solo una premiata, acclamata attrice perché fu persino cantante. In un’intervista televisiva[1] ha raccontato:

“(…) ho cominciato la carriera all’Accademia di Belle Arti, volevo studiare pittura e scultura, ma allo stesso tempo studiavo lezioni di canto. (…) anche Maria Callas non credeva fosse la mia!”.

Aveva una bella voce, intonata, da soprano leggero, che le valse partecipazioni iniziali a film operistici (come L’elisir d’amore di Mario Costa, del 1946). Ebbe notevoli qualità atletiche, tanto da portarla a interpretare con disinvoltura Trapezio di Carol Reed nel ruolo di trapezista a fianco di Burt Lancaster e Tony Curtis.

Fu anche fotografa, di ottimo livello. Lei stessa parla[2] di questa passione, pian piano diventata una cosa seria:

 “il Cinema è immediato, in un giorno sei popolare in tutto il mondo, la Fotografia è interessante perché mi ha fatto crescere come persona, come donna; ho viaggiato, ho fotografato 24 paesi”

Gina Lollobrigida ha anche firmato celebri fotoritratti, come quelli a Maria Callas, a Neil Armstrong, Henry Kissinger, Liza Minnelli – alla quale dedicò pure una scultura –, ai colleghi Grace Kelly, Paul Newman, Audrey Hepburn; e la serie, clamorosa, a Fidel Castro sul quale gira, nel 1975 il breve documentario Ritratto di Fidel.

Ha realizzato numerosi reportage dai più lontani paesi del mondo e pubblicati in ben otto raccolte. Nel 2009, una retrospettiva, pure a Roma – curata da Philippe Daverio al Palazzo delle Esposizioni –, ne celebrò i cinquant’anni di attività fotografica, rivelando al grande pubblico la sua ottima inclinazione reportagistica e la ritrattistica, caratterizzata da una profonda empatia.

Andando “dal Sud del Mondo all’Occidente ricco e progredito, dalle più remote popolazioni dell’Asia ai potenti della Terra”, ha infatti rivelato una preferenza per l’umanità “dei semplici, dei deboli e degli afflitti” con un taglio non ideologico ma di restituzione “affettuosa” delle persone e delle loro vite.

Fu pure disegnatrice e scultrice, anche se – ammettiamolo – mai di ricerca, con un linguaggio tridimensionale che, seppure di buona tecnica e forma, figurativa, era e resta assolutamente tradizionale.

Ciò non le ha impedito di rappresentare l’Italia all’Expo di Siviglia, nel 1992, con la scultura Vivere insieme, che le valse la Legion d’Onore accolta dalle mani dell’allora presidente francese François Mitterrand e di diventare, qualche anno dopo (nel 1996) Accademica Onoraria dell’antica Accademia delle Arti del Disegno di Firenze.

La sua notevole perizia tecnica e le pur ragguardevoli capacità rappresentative, apprezzate e apprezzabili, anche dovute alla frequentazione di artisti quali Francesco Messina, Giacomo Manzù, Giorgio De Chirico, Salvador Dalì, tra gli altri –  per alcuni dei quali posò, anche – non la pongono, per le motivazioni precedentemente indicate, tra le scultrici che hanno lasciato un segno originale nella Storia dell’Arte. Certamente, però, la collocano nell’olimpo degli artisti poliedrici, capaci di praticare più discipline con genialità e maestria.

Proprio in relazione ai suoi tanti interessi e talenti, ebbe a dire:

Vorrei essere ricordata soprattutto come artista e, perché no?, anche come attrice”.

Questa affermazione, una sorta di testamento spirituale che Gina Lollobrigida affidò a una celebre intervista, guida idealmente l’esposizione, che consta di oltre 120 fotografie anche sulle sue varie arti; tra le immagini, godibili anche sul bel volume editato appositamente, la vediamo nei set insieme ai grandi protagonisti del cinema come Marcello Mastroianni, Audrey Hepburn, Rock Hudson, Sofia Loren e tanti altri e con figure come Madre Teresa di Calcutta o la Regina Elisabetta II.

I mondi di Gina mostrano le innumerevoli doti di Lollobrigida, come la sua passione per il canto lirico che le valse il ruolo di protagonista nel film La donna più bella del mondo di Robert Z.

Afferma la Presidente di Cinecittà, Chiara Sbarigia:

La sua personalità fiera ed eclettica rende quella di Gina Lollobrigida una figura esemplare proprio nel senso letterale della parola, cioè meritevole di essere presa ad esempio. Perché Gina fu innanzitutto una self made woman. Una donna contemporanea, dalle mille sfaccettature e dalla creatività inesauribile, che già al culmine del suo successo negli anni Sessanta, prima in parallelo e poi lasciandosi alle spalle la recitazione, riprese la sua vena artistica e si volse alla fotografia, ricevendo molti premi e onorificenze.

Ma al fondo delle diverse espressioni artistiche che coltivò c’erano dei tratti comuni che le riconoscevano tutti quelli che hanno avuto l’onore e la fortuna di conoscerla, dei tratti caratteriali che lei conservò fino all’ultimo, e cioè una curiosità infinita e un grande entusiasmo.

A Gina brillavano spesso gli occhi, viveva di entusiasmi, e l’entusiasmo è contagioso, è un linguaggio universale che tutti capiscono”.

La Lollo – come affettuosamente era chiamata – era anche una persona generosa, attenta alle difficoltà altrui e a progetti umanitari: per questo, nel 1999, è stata nominata prima ambasciatrice della FAO; è stata anche vicina all’UNICEF, a Medici senza Frontiere, all’UNESCO e promotrice di campagne di beneficenza tra le quali quella per i bambini della Romania e, nel 2013, quella per sostenere la ricerca sulle cellule staminali, mettendo all’asta da Sotheby’s i suoi gioielli Bulgari e ricavandoci oltre cinque milioni di dollari donati alla causa

Amata dal grande pubblico, donna indipendente e femminista a modo suo, con una storia di violenza subita ma anche amori disinteressati per uomini “gentili”, almeno per parecchi decenni, poi vittima di qualche storia sgradevole raccontata dalle cronache alla fine della sua vita, e che la videro a rischio di profittatori e circonvenzione d’incapace, che qui poco ci interessano, Gina Lollobrigida è stata sempre una spanna sopra tante altre giovani star come lei in quegli anni dorati del Cinema e della storia del Costume italiano in piena evoluzione.

Solo la Loren poteva farle ombra, ma la loro rivalità è stata più narrazione da gossip e da marketing che reale. La competizione tra la Sophia nazionale e Gina la donna più bella del mondo sarebbe nata per la commedia Pane, amore e…, quando la Lollobrigida, già reduce da una serie di pellicole della serie come mitica Bersagliera, chiese un compenso più adeguato al suo status e al successo ottenuto, anche di sbigliettamento.

Era il 1954 e i produttori puntarono, per il terzo film, su una giovane promessa, una ventenne procace e già talentuosa ma che costava molto meno e che con questo film contese il titolo alla più nota collega, che anni dopo affermerà, rammentando l’accaduto:

“(…) sono andata avanti con le mie forze, non avevo un produttore (n. d. R.: Carlo Ponti, sposato e con figli, con cui la Loren era già clandestinamente legata e che sposerà successivamente, nel 1957, per procura e con documentazione estera, con grande scandalo per quegli anni in cui in Italia il divorzio non era consentito) che mi proteggeva.”.

Tra alcuni aneddoti sul suo conto, uno lo ha più volte rivelato lei stessa, di il marito Milko Skofic lesse il copione de La Dolce Vita di Federico Fellini, ma non gliene parlò perché non lo ritenne adatto a lei…, facendo la fortuna di Anita Ekberg.

 Apprezzata dal pubblico, si diceva, e dai registi americani, cosa non usuale per un’attrice italiana; e paparazzata, paparazzatissima. Così ricorda Rino Barillari, uno dei protagonisti della Dolce Vita:

 “Le sue foto si vendevano come il pane”.

“Lei era gentile e sempre impeccabile.” 

È vero, è stata un grande personaggio della Dolce vita come Anna Maria Ferrero, Alessandra Panaro, Rossana Podestà, Silvana Mangano: erano loro le dive di cui in quel momento si parlava in Italia e sui settimanali. Però la Lollo era la Lollo, non c’era nessuna che facesse più notizia di lei”.

Il Re dei Paparazzi ha raccontato in diverse occasioni alcuni accadimenti: di quando la vide al Caffè Greco di Roma, con Peter Ustinov; o di quando si nascondeva davanti alla villa sull’Appia o all’Harry’s bar per riuscire a fotografarla; oppure della volta in cui, nel noto club Jackie O’ Gina ballò anche con Nureyev.

Ha anche confermato che “sia Fidel Castro che Sean Connery erano pazzi di lei”, e che si dice ebbe liaison amoureuse con Yul Brynner, Kirk Douglas e con il cardiochirurgo Christian Barnard; fu anche grande amica di Marilyn Monroe.

Alcune delle testimonianza di Barillari sono riportate nel catalogo della Mostra e nello stesso volume scrive Stefano Dominella, Presidente della Maison Gattinoni Couture:

La star aveva appena finito di girare il film Venere Imperiale interpretando il ruolo di Paolina Bonaparte e la Gattinoni creò per lei degli abiti da sera in stile impero cambiando la sua immagine. Quel taglio sotto il seno dette vita allo “stile Lollobrigida” che accompagnò la star durante tutta la sua straordinaria carriera”.

Ed ancora, accanto al saggio di Fabio Melelli, ai testi delle curatrici, a quelli di Christian De Sica, Carlo Verdone, Gérard Depardieu, Alex Marshall, Marina Cicogna, di Jacopo Peruzzi di Costumi d’Arte, maison che realizzò gli abiti per i film più importanti dell’attrice, quello e di Jean-Christophe Babin, AD di Bulgari che sottolinea:

 “I gioielli Bulgari esposti ne I MONDI DI GINA provengono dall’Archivio Storico della Maison ed erano parte della sua collezione personale. Gli orecchini con smeraldi, in particolare, sono stati riacquistati nel 2013 a un’asta i cui proventi sono stati devoluti dall’attrice alla ricerca sulle cellule staminali.

Questo gesto così nobile testimonia come il successo e la fama non avessero scalfito la sua capacità di essere a contatto con la realtà”.

Il progetto legato a Gina Lollobrigida comprende altre attività successive che si terranno durante la Mostra del Cinema di Venezia: una seconda esposizione fotografica che celebra Gina assieme ad Anna Magnani, una proiezione di un suo film restaurato e la presentazione di un premio dedicato ai giovani talenti nel campo dell’arte, della moda, del design e della fotografia.

 

[[1]] – nell’ultima puntata di “Domenica In…il meglio di“, lo speciale condotto da Mara Venier su Rai1[[/1]] [[2]] – ibid.[[/2]]

 

Info mostra I mondi di Gina

Note

1. 

2. 

immagine per barbara martusciello
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Con una Laurea in Storia dell'Arte, è Storica e Critica d’arte, curatrice di mostre, organizzatrice di eventi culturali, docente e professionista di settore con una spiccata propensione alla divulgazione tramite convegni, giornate di studio, master, articoli, mostre e Residenze, programmi culturali, l’insegnamento, video online e attraverso la presenza attiva su più media e i Social.
Ha scritto sui quotidiani "Paese Sera", "Liberazione", sul settimanale culturale "Liberazione della Domenica", più saltuariamente su altri quotidiani nonchè su periodici e webmagazine
Ha curato centinaia di mostre in musei, gallerie e spazi alternativi, redatto innumerevoli cataloghi d’arte e scritto saggi in altri libri e pubblicazioni: tutte attività che svolge tutt’ora. Ha fatto parte della Commissione DIVAG-Divulgazione e Valorizzazione Arte Giovane per Soprintendenza Speciale PSAE e Polo Museale Romano e è stata Art Curator dell'area dell'Arte Visiva Contemporanea presso il MUSAP - Museo e Fondazione Arazzeria di Penne (Pescara), per il quale ha curato alcune mostre al MACRO Roma e in altri spazi pubblici.
E' Presidente del CoAC_Commissione Arte e Cultura della nota fondazione no profit Retake Roma.
È cofondatrice di "art a part of cult(ure)” di cui è anche Caporedattore.

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