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Metamorphoses, Wu Jian’an alle Terme di Diocleziano. L’Arte contemporanea cinese, Ovidio e Roma.

di Paolo Di Pasquale

Metamorphoses, ospitata nel Museo Nazionale Romano delle Terme di Diocleziano dal 25 marzo al 17 maggio 2026, presenta la meditazione dell’artista contemporaneo cinese Wu Jian’an (邬建安 ) sul tema della trasformazione attraverso un dialogo tra tradizioni orientali e occidentali.

La sede della mostra è particolarmente appropriata: queste antiche terme romane, offrono sia una forte risonanza storica sia una grandezza architettonica ideale per l’esplorazione del cambiamento proposta da Wu.

immagine per Metamorphoses, Wu Jian’an alle Terme di Diocleziano. Locandina della mostra
Metamorphoses, Wu Jian’an alle Terme di Diocleziano. Locandina della mostra

La mostra, a cura di Umberto Croppi,  si concentra su due principali serie di opere. Così sottolinea il curatore:

“I lavori di Wu in cuoio, dimostrano il suo approccio innovativo all’artigianato tradizionale cinese della pelle, creando composizioni stratificate che mutano al variare delle condizioni di luce.

Queste opere sono affiancate da sculture in vetro realizzate con estrema precisione, che catturano momenti di trasformazione in una forma trasparente. Entrambe le serie testimoniano la maestria tecnica di Wu, mettendola al servizio di una visione artistica più ampia.

L’artista attinge con sensibilità sia alla mitologia classica romana sia alle tradizioni filosofiche orientali. Il suo lavoro fa riferimento alle Metamorfosi di Ovidio e al loro tema del cambiamento perpetuo (“nec species sua cuique manet” – nessun essere conserva la propria forma), integrando al contempo i concetti taoisti cinesi di trasformazione (化, huà).
Piuttosto che limitarsi a giustapporre queste tradizioni, Wu ne crea una sintesi che parla alle esperienze contemporanee di mutamento e continuità.”

Interessante è la scelta delle materie che l’artista fa per portare avanti la sua ricerca, scegliendo il vetro duro pur se fragile, luminoso e talvolta cangiante, e il cuoio, elastico, con le sue porosità seppur mitigate dalla sua lavorazione. Un dualismo, si potrebbe dire, che in modo differente ritroviamo nella location. Infatti, l’allestimento della mostra sfrutta appieno l’architettura monumentale delle Terme e sollecita un’interazione: necessaria quando un linguaggio entra di fatto in quello di un altro… Così, le opere contemporanee di Wu cercano un dialogo con gli antichi sarcofagi romani e le strutture funerarie del museo, ad esempio.

“Attraverso questa esposizione attentamente curata, l’arte di Wu Jian’an si confronta in modo significativo con le tradizioni storiche, affrontando al contempo le attuali questioni della trasformazione di ciascun visitatore, dentro e fuori di sé.”.

La mostra non solo mette in luce una tecnica magistrale, ma letteralmente illumina anche “l’eterna lotta umana per trovare significato nella trasformazione, creando un ponte tra le intuizioni filosofiche classiche e la nostra esperienza contemporanea di cambiamento costante.”

 

Informazioni

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Paolo Di Pasquale si forma studiando prima Architettura poi Disegno Industriale a Roma, specializzandosi in Lighting design. Nel 2004 è co-fondatore dello STUDIOILLUMINA, dove si occupa principalmente di Architectural Lighting Design e Luce per la Comunicazione: lo Studio progetta e realizza allestimenti espositivi e museali, ideazione della luce, corpi illuminanti, scenografia notturna - nel settore della riqualificazione urbana e in progettazione di arredi (porti turistici, parchi, giardini, piazze etc.)-, piani della luce per alcuni Comuni italiani e spettacoli di luce. Nel 2007 fonda lo Studio BLACKSHEEP per la progettazione di architettura di interni e di supporto alla pianificazione di eventi, meeting e fiere. E' interessato alla divulgazione della cultura della luce e del progetto attraverso corsi, workshop, convegni e articoli. Ha insegnato allo IED e in strutture istituzionali. E’ docente di Illuminotecnica presso l’Istituto Quasar - Design University Roma di nel corso di Habitat Design e in quello di Architettura dei Giardini. E' Redattore di art a part of cult(ure) per cui segue la sezione Architettura, Design e Grafica con incursioni nell'Arte contemporanea. Dal 2011 aderisce a FEED Trasforma Roma, collettivo di architetti romani che si interroga sul valore contemporaneo dello spazio pubblico esistente, suggerendone una nuova lettura e uso con incursioni e azioni dimostrative sul territorio metropolitano.

2 risposte

  1. Ma state male… La.mostra è quanto di più brutto e angosciante io abbia visto in tanti anni. Non so da dove avete tratto queste conclusioni. So solo che tutti i visitatori erano inorriditi e quasi fuggivano per non stare troppo vicino a quelle pelli che odoravano di morte. Io ho vissuto in Cina un anno, e non vedo nessun messo con la tradizione taoista o confuciana. L’arte cinese è armonica e rasserenante, fuori del tempo. I guerrieri di Xi’an ad esempio parlano all’ anima. Queste pelli danno un senso di angoscia terribile. Per carità..

    1. Gentile lettore, non non stiamo male – che brutto modo di iniziare un commento! – ma, al contrario, stiamo benissimo e in grado di analizzare ogni cosa che vediamo nel modo migliore e corretto, suffragati da anni di studi e di militanza sul campo, oltre che di ascolto degli artisti. Naturalmente, è il nostro sguardo e non è universale e ci spiace che lei non sia in accordo. Le assicuro, però, che lo erano le migliaia e migliaia di visitatori all’opening e anche dopo. Certo è che se ci si ferma solo superficialmente su una produczione artistica, culturale, filosofica che sia, e su un’unica, pur grandiosa opera (quella “delle pelli”), beh, ovviamente non si potrà cogliere l’interezza di una poetica e di una sua formalizzazione che va molto in profondità e, come scritto, è afferente all’armonia.

      Continui a seguirci e a dissentire, se vorrà.

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