L’architettura di Kaunas: tra innovazione e tradizione

Nel panorama internazionale tra le capitali, o comunque tra le città che hanno espresso nel passato e nel presente delle architetture di interesse generale sicuramente si sente parlare poco dell’architettura lituana. Solitamente di quest’ultima si riconoscono due periodi ben distinti: l’architettura barocca di Vilnius e il modernismo di Kaunas sviluppatosi nel periodo tra le due guerre mondiali.

Mentre esiste una vasta letteratura sul primo argomento, il modernismo di Kaunas è sconosciuto anche alla maggior parte degli addetti ai lavori e sta cominciando solo di recente a ricevere la meritata attenzione.

Per sottolineare il nuovo interesse che sta suscitando questo fenomeno, va ricordato che anche a Roma nel giugno del 2016 si è tenuta una conferenza al MAXXI, Kaunas 1918-1940. La capitale ispirata dalla Modernità, a cui hanno preso parte Marija Drėmaitė, storica dell’architettura, Vaidas Petrulis, storico dell’architettura, Giedrė Jankevičiūtė, storica dell’arte, e gli architetti Patrizia Bonifazio e Alessandro De Magistris.

Vilnius di fatto gode già  del riconoscimento come sito UNESCO per il più grande e meglio conservato centro barocco dell’Europa Orientale e Centrale ma adesso anche per Kaunas è arrivato il momento delle benemerenze; infatti, quella che è la seconda città della Lituania per numero di abitanti e il principale centro industriale della Lituania, è diventata la prima città dell’Europa orientale e centrale ad aggiudicarsi lo status di Città del design dell’UNESCO. Cities of Design fa parte del  progetto Creative Cities Network, fondato dall’UNESCO nel 2004. La rete è composta da città selezionate le quali hanno fatto della creatività il motore del proprio sviluppo sociale, economico, culturale e turistico.

Nello scorso novembre, ospite dell’Istituto di Cultura Lituano, ho avuto la possibilità di visitare la 11°Biennale di Kaunas There are NotThere e, attraverso un tour della città, di poter apprezzare oltre le architetture anche alcune interessanti opere di artisti: cito l’installazione sonora 300.000 di Kostas Bogdanas al binario 1 della Stazione di Kaunas; le installazioni fotografiche di Horst Hoheisel e Andreas Knitz, titolate Recycled Memory (SajungosSquare); la performance At Noon in Democrats’Square di Paulina Pukyté, la mostra fotografica Mimes di Vitas Luckus  (presso la Photography Gallery di Kaunas), le installazioni Dot/Full Stop di Juozas Laivys; e ancora: Philip Miller con altre installazioni sonore come I don’twant to know (presso M. Dauksos 6); una sezione di opere fotografiche della francese Sophie Calle, Detachment, presso la Kaunas Picture Gallery; le suggestive istallazioni di Tatzu Nishi, Freedom e Flat for Rent.

Questi lavori, diversamente, contenevano e contengono tutti una riflessione anche sulla storia, sul territorio, sulla memoria, la dicotomia o la giustapposizione tra tradizione e modernità: come atto critico, come narrazione o sollecitando un’analisi su concetti qui espressi.

Importante e istruttivo è stato, anche, l’incontro con la responsabile del progetto, Ana Cižauskienė, e con il suo team, che sta lavorando per la Kaunas – Contemporary Capital 2020 a ribadire quella capacità nazionale, o comunque di molti addetti-ai-lavori e specialisti di settore, di fare rete e di puntare su arte, architettura, cultura. Infatti, proprio Kaunas sarà Capitale Europea della Cultura nel 2022.

La città lituana ha ottenuto il riconoscimento, che condividerà con Esch-sur-Alzette in Lussemburgo, e il tema principale sarà la (Con)temporary capital.

Kaunas intende trasformare questa ricca eredità in un trampolino di lancio per promuovere una città moderna, creativa e inclusiva. Un’ampia offerta culturale viene fornita attraverso un sistema di 60 musei e gallerie della città, oltre a festival e fiere come il Kaunas Architecture Festival (KAFe), la Design Week e la Biennale di Kaunas.

Infine, la città ospita il Centro di ricerca sull’architettura e l’urbanistica, che supporta centri creativi che lavorano per integrare le caratteristiche dell’architettura tradizionale nella vita urbana moderna.

Per comprendere meglio il fenomeno bisogna risalire alla storia di questa giovane nazione. Il piccolo Paese baltico ha avuto una storia molto articolata.

Ai tempi del Granducato nel XV secolo divenne addirittura il territorio sovrano più grande d’Europa includendo anche parte dell’attuale Ucraina.  Successivamente, a partire dalla fine del XVIII, la Lituania fu contesa tra la pressione ad oriente della Russia zarista e poi di quella Sovietica ed ad occidente dall’ingerenza e dalle occupazioni della Polonia, della Prussia, dell’Austria e poi della Germania nazista.

Questo comportò, soprattutto nel secolo scorso, un cambio della sede della capitale. La proclamazione dell’indipendenza nel febbraio 1918 segnò l’inizio della breve vita dello stato nazionale lituano. I primi problemi per la nuova Lituania arrivarono infatti molto presto.

Nel 1919, la Polonia occupò Vilnius dando inizio a un contenzioso, noto come  laQuestione di Vilnius, che avrebbe avuto fine solamente nel 1939 con la riconsegna di Vilnius ai lituani. In quel frangente la capitale fu spostata a Kaunas.

La città allora non godeva di ottima salute. Era sprovvista di infrastrutture e di palazzi che potessero rappresentare la grandezza e la funzionalità di una moderna capitale europea. Questa situazione è riportata anche dalla testimonianza di un giornalista italiano, Giuseppe Salvatori, che nel 1923 si recò a Kaunas in un viaggio di lavoro (suo un saggio I lituani di ieri e di oggi, Ed. Cappelli, Bologna 1932: tra le due guerre si riscontra un vivace interesse dell’editoria italiana per i paesi baltici con numerose pubblicazioni).

Le sue furono parole di profondo sconcerto per il livello di povertà e di degrado che affliggeva la città, più simile ad un caotico suburbio che ad una capitale europea. Tuttavia quando vi fece ritorno nel 1931 trovò la situazione notevolmente cambiata.

In pochi anni il trasferimento del governo e delle istituzioni statali diede il via ad un incisivo cambiamento del volto della città: fu aperta l’università, si aprirono teatri, cinema, ristoranti. Furono edificati nuovi edifici pubblici, le sedi delle ambasciate, edifici residenziali ed edifici industriali, furono realizzati i grandi viali alberati in stile boulevard come nelle altre capitali europee . L’attuale struttura di interi distretti è stata creata proprio in quegli anni.

E infatti, come si affermava prima, proprio nel periodo compreso tra le due guerre nasce lo stile modernista di Kaunas che va specificato non è una mera copia dell’architettura francese o tedesca. È caratteristico di Kaunas.

Fonde elementi stilistici dell’art decò derivati da modelli esterni con motivi tradizionali locali. Anche le architetture razionaliste, pur ispirandosi a modelli provenienti dalla scuola tedesca della Bauhaus (cfr. edificio delle Poste Centrali – Centrinis Paštas in  Laisvės Alėja, 102 costruito tra il 1930 e il 1932 su progetto dell’architetto Feliksas Vizbaras), tendono ad mantenere una loro identità locale, quello che poi che viene identificato dai lituani come “lo stile nazionale” in cui gli architetti lituani hanno cercato di integrare gli aspetti tradizionali lituani nelle tendenze architettoniche contemporanee.

Le influenze delle tradizioni nazionali e gli stretti rapporti con l’ambiente, sia naturale che urbano, hanno gradualmente formato la scuola locale del Movimento Moderno, trasformando la città in uno dei primi esempi di regionalismo nella storia della modernità.

Questo è un po’ quello che è accaduto secoli prima in Italia dove lo stile gotico è unico nel suo genere, diverso da quello che possiamo trovare in Francia, Spagna o Germania, proprio perché ha fuso elementi stilistici e costruttivi provenienti d’oltralpe fondendoli con caratteri tipologici classici e materiali locali.

E sua volta in Italia ci sono stili gotici particolari a seconda della regione dove sorgono gli edifici: per esempio, è evidente la differenza che esiste tra una chiesa gotica in stile toscano e una in stile gotico siciliano.

Ciò, secondariamente, accadde in modo similare anche con il fenomeno dell’Art Nouveau dove il Liberty italiano – o Floreale – ha continuato a mantenere caratteri tipologici e linguistici fortemente legati alla tradizione locale.

Come afferma la storica dell’architettura Marija Drémaitè in quegli anni architetti lituani vennero anche a visitare Roma per trovare ispirazione tra le architetture razionaliste e monumentali e tradurle negli stilemi e nei materiali locali.

Una modello di ispirazione è, per esempio, la Sede della Regia Aereonautica del 1931 (oggi Palazzo dell’Aereonautica sede dello Stato Maggiore dell’Aereonautica Militare) opera dell’architetto Roberto Marino che è stato reinterpretato appositamente per Kaunas nel 1937 dal team di architetti ed ingegneri Kudokas, Krisciukaitis, Kova – Kovalskis, Rozenbliumas che hanno progettato l’edificio Karinku Ramové Officers Club in A. Mickeviciaus St 19. Qui la facciata romana servì da ispirazione per quella lituana e in alternativa ai ricchi marmi di rivestimento degli interni dell’edificio italiano vennero realizzati degli stucchi ad imitazione di questi ultimi.

Questo periodo di fermento per la nuova capitale lituana subisce poi una battuta d’arresto sotto le occupazioni prima naziste e poi sovietiche che provocarono migliaia di morti e deportazioni ed è proseguito fino al 1991  quando la Lituania ha riconquistato la sua indipendenza dall’ex Unione Sovietica.

La storia per questa città baltica si è in qualche modo ripetuta. Mentre il Paese stava passando da un’economia socialista ad una di libero mercato, la situazione della città peggiorò anche sotto il punto della criminalità.

Mentre l’attenzione e le risorse si concentravano verso Vilnius, Kaunas si guadagnò una cattiva fama come città con pessime strade e infrastrutture carenti. Tuttavia, negli ultimi anni – soprattutto sotto l’impulso dell’amministrazione locale – la seconda città della Lituania ha iniziato a ricostruire il suo credito di città di cultura e con un patrimonio di architettura Art Déco e Modernista unica nel suo genere e ormai anche proiettata come Capitale della cultura nel 2022.

A raccogliere questa preziosa testimonianza della storia urbanistica ed architettonica di Kaunas è stata prodotta a partire dal 2017 una interessantissima e esaustiva guida a cura di Julija Reklaitė è compilata da storici dell’architettura, fotografi, artisti e grafici.

Esplora la città di 300.000 abitanti sulla base di oltre 200 edifici che sono stati costruiti dalla prima indipendenza della Lituania nel 1918 fino ad oggi (Kaunas Architectural Guide, edita da LAPAS in collaborazione con l’Istituto di Cultura Lituano e Architekturos Fondas.)

Per chiudere questo viaggio tra le architetture e le atmosfere di Kaunas c’è da segnalare che nell’imminente celebrazione dei 100 anni di Indipendenza della Lituania, tra il 15 e il 18 febbraio, 18 edifici di Kaunas realizzati nel periodo tra le due guerre saranno illuminati nei modi più sorprendenti all’interno del Festival delle Luci del Centenario (Centennial Festival of Lights)
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Paolo Di Pasquale

Paolo Di Pasquale

Paolo Di Pasquale si forma studiando prima Architettura poi Disegno Industriale a Roma, specializzandosi in Lighting design. Nel 2004 è co-fondatore dello STUDIOILLUMINA, dove si occupa principalmente di Architectural Lighting Design e Luce per la Comunicazione: lo Studio progetta e realizza allestimenti espositivi e museali, ideazione della luce, corpi illuminanti, scenografia notturna - nel settore della riqualificazione urbana e in progettazione di arredi (porti turistici, parchi, giardini, piazze etc.)-, piani della luce per alcuni Comuni italiani e spettacoli di luce. Nel 2007 fonda lo Studio BLACKSHEEP per la progettazione di architettura di interni e di supporto alla pianificazione di eventi, meeting e fiere. E' interessato alla divulgazione della cultura della luce e del progetto attraverso corsi, workshop, convegni e articoli. Ha insegnato allo IED e in strutture istituzionali. E’ docente di Illuminotecnica presso l’Istituto Quasar - Design University Roma di nel corso di Habitat Design e in quello di Architettura dei Giardini. E' Redattore di art a part of cult(ure) per cui segue la sezione Architettura, Design e Grafica con incursioni nell'Arte contemporanea. Dal 2011 aderisce a FEED Trasforma Roma, collettivo di architetti romani che si interroga sul valore contemporaneo dello spazio pubblico esistente, suggerendone una nuova lettura e uso con incursioni e azioni dimostrative sul territorio metropolitano.

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