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Dalle vette innevate delle Dolomiti alle acque azzurre del Golfo di Napoli.

di Paolo Di Pasquale

Ritorno alla vita. Dalle Dolomiti a Capri è il titolo di una mostra documentale allestita presso la Certosa di San Giacomo di Capri: L’esposizione accende i riflettori su una pagina drammatica, e poco nota, della fine della Seconda Guerra Mondiale: la liberazione di 139 prigionieri politici di alto rango catturati dal Reich.

C’è infatti un filo invisibile ma indissolubile che lega il silenzio cristallino del Lago di Braies-Pragser Wildsee, in Alto Adige-Süd Tirol, e la solarità accogliente dell’Isola di Capri. È un filo intessuto di terrore, diplomazia militare e, infine, di un commovente ritorno alla vita.

A ottantuno anni di distanza, la Certosa di San Giacomo a Capri ospita questa mostra (aperta fino al 3 giugno 2026) che svela al pubblico l’incredibile odissea di 139 prigionieri di diciassette nazionalità diverse, strappati all’inferno dei campi di concentramento nazisti per diventare l’ultima, disperata carta da gioco del Terzo Reich.

Gli ostaggi speciali del Führer

La vicenda si snoda nella primavera del 1945, mentre la Germania nazista sta definitivamente capitolando. Nei giorni del 17, 24 e 26 aprile 1945, su ordine del generale delle SS Ernst Kaltenbrunner, un gruppo di prigionieri “speciali” viene prelevato dai campi di Buchenwald, Flossenbürg e Dachau e trasferito verso il Tirolo in un convoglio misto composto da autocarri e autobus. Gli alleati sono alle porte e questi detenuti nei lager vengono accuratamente selezionati e portati via.

Non si tratta di deportati comuni, ma di personalità di altissimo rilievo politico, militare e religioso europeo: veri e propri ostaggi eccellenti che lo stesso Kaltenbrunner e Heinrich Himmler volevano utilizzare come salvacondotto personale in vista delle imminenti trattative con gli alleati anglo-americani.

Tra loro figurano i parenti del conte Claus von Stauffenberg (l’artefice del fallito attentato a Hitler del 20 luglio 1944), l’ex cancelliere austriaco Kurt von Schuschnigg con la famiglia, il primo ministro francese Léon Blum, l’ex ministro dell’economia tedesco Hjalmar Schacht, Peter Morland Churchhill nipote del primo ministro inglese, il pastore evangelico Martin Niemöller, simbolo dell’opposizione religiosa al nazismo, il sindaco di Vienna Richard Schmitz, l’industriale tedesco Fritz Thyssen e l’intero stato maggiore greco guidato dal generale Alexandros Papagos.

Nutrita anche la delegazione italiana, che comprende Mario Badoglio (figlio del maresciallo Pietro), il generale Sante Garibaldi (nipote dell’Eroe dei due mondi), il principe Filippo d’Assia e i vertici della polizia della Repubblica di Salò, Tullio Tamburini ed Eugenio Apollonio.

Il miracolo di Villabassa-Niederdorf: la Wehrmacht si schiera contro le SS
Il viaggio verso un destino ignoto fu drammatico e ricco di colpi di scena.

Il convoglio era scortato da alcune decine di uomini delle SS (Schutzstaffel, “Squadre di protezione”) e dalle famigerate SD (Sicherheitsdienst, “Servizio di Sicurezza”). I due ufficiali al comando, l’Obersturmführer Edgar Stiller e l’Untersturmführer Ernst Bader, avevano l’ordine di uccidere tutti gli ostaggi in caso di rischio di cattura, ovvero di imbottirli di esplosivo e farli esplodere in loco.

Bloccati da una forte nevicata a Villabassa-Niederdorf, in Val Pusteria (BZ), i prigionieri furono alloggiati in alberghi e abitazioni sequestrate dalle SS.

Trascorsero giorni nell’angoscia più profonda, temendo un’esecuzione di massa imminente.

Ma a cambiare il corso degli eventi fu l’intervento provvidenziale di un reparto della Wehrmacht (l’esercito regolare tedesco) guidati dal Maggiore Wichard von Alvensleben (appartenente ad una delle casate aristocratiche prussiane più antiche della Germania). Questo ufficiale era di stanza a Sesto Pusteria, località diventata recentemente famosa per essere il paese di adozione di Yannik Sinner, e fu sollecitato dal Generale d’Armata Richard von Vietinghoff (famoso anche per aver risparmiato Rimini da una ulteriore inutile apocalisse, ma questa è un’altra storia) ad intervenire anche sapendo di alcuni suoi amici tra gli ostaggi.

Richard von Vietinghoff era Comandante in capo dell’area sud-ovest presso Moso di Sesto e, con i militari di von Alvensleben, ai quali si unì un reparto di Panzergrenadier in ritirata da Dobbiaco-Toblach, si schierò in difesa dei civili contro le SS e le SD, che in netta inferiorità numerica si ritirarono, scongiurando l’esecuzione di massa degli ostaggi.

Iniziò così, la mattina del 30 aprile, tra nuove difficoltà, il trasferimento degli ormai ex ostaggi che, scortati dai militari della Wermacht, dovettero abbandonare gli autocarri bloccati da una fitta nevicata e completare la traversata a piedi con destinazione Braies.

Una volta messi in sicurezza nel famoso Hotel Lago di Braies– Hotel Pragser Wildsee, i civili ricevettero i primi soccorsi in un clima di gelo e privazioni. “C’era la neve, era molto freddo – ricorda Caroline Heisse, nipote di Emma Hellnestainer [1], l’allora proprietaria dell’albergo che oggi è gestito da Caroline, che racconta:

“Emma è stata una delle imprenditrici più all’avanguardia del secolo scorso. Mia nonna si preoccupò di recuperare scarpe e vestiti da dare ai bambini e alle mogli degli ufficiali politici che provenivano dai campi di concentramento. Per anni i parenti, oggi tutti deceduti, sono tornati nel mio albergo sulle tracce della memoria dei loro cari”.

In quei giorni, poco prima dell’arrivo dei primi reparti americani, anche un gruppo di partigiani cadorini provenienti da Borca di Cadore della Brigata Calvi capitanati da Vittorio Sala, nella cosiddetta “Operazione Braies”, contribuì alla liberazione degli ostaggi, trattando con le SS.

Il 4 maggio 1945, le truppe americane giunsero sul posto e presero ufficialmente in consegna i civili. A testimoniare quella drammatica esperienza è rimasto solo Siro Forni – oggi novantottenne, che vive a Pieve di Cadore – noto allora con il nome di battaglia “Antelao” e appartenente alla Brigata Calvi.

La rinascita a Capri: la fine dell’incubo

Tra l’8 e il 10 maggio, i liberati vengono trasferiti prima da Verona a Napoli con un ponte aereo e poi a Capri per essere sottoposti a nuovi interrogatori.

Non per tutti, infatti l’isola rappresentò la libertà immediata. Per le figure sospettate di aver collaborato in precedenza con il regime, l’accoglienza si trasformò in custodia cautelare in vista degli accertamenti giuridici.

Fu il caso emblematico di Hjalmar Schacht, ex presidente della Reichsbank e ministro dell’Economia del Reich, che da Capri venne trasferito direttamente al Tribunale Militare Internazionale di Norimberga, dove però fu in seguito assolto insieme ad altri ex ostaggi come il generale Alexander von Falkenhausen e all’industriale Fritz Thyssen che inizialmente aderirono al nazionalsocialismo per poi dissociarsi.

immagine per L'ingresso dell'Hotel Eden oggi ph. Paolo Di Pasquale
L’ingresso dell’Hotel Eden oggi ph. Paolo Di Pasquale

Per il resto queste persone, provate da anni di angoscia e detenzione, l’arrivo sulla splendida isola azzurra rappresentò un vero e proprio ritorno alla vita. Come ricordato dai testimoni dell’epoca, per i bambini del gruppo – tra cui la piccola Sybille Beckmann di soli 4 anni – l’isola apparve come un autentico “paradiso“. Coloro che provenivano da nazioni formalmente in guerra con gli alleati trovarono alloggio presso l’Hotel Eden Paradiso di Anacapri.

La transizione verso la normalità venne sancita anche dalla musica: il 3 giugno 1945, i nonni dell’attuale sindaco di Capri, Paolo Falco ed Elisabeth Rudorff, offrirono agli illustri ospiti un concerto per violino e pianoforte tra le mura della Certosa: un generoso omaggio simbolico alla ritrovata libertà dopo gli anni del silenzio bellico.

Un gemellaggio della memoria

La mostra, curata da Walter Baretto (Archivio storico Lago di BraiesZeitgeschichtsarchiv Pragser Wildsee istituito nel 2006) e sostenuta dal Comune di Capri e dalla Regione Trentino Alto Adige, non vuole essere solo una ricostruzione storica, ma il suggello di un gemellaggio culturale tra due comunità distanti geograficamente ma unite dal sentimento e dall’azione dall’accoglienza.

Un viaggio documentale itinerante che, come annunciato dall’Assessore alla Cultura del Trentino Alto Adige, Angelo Gennaccaro, in autunno farà tappa a Bolzano, per continuare a coltivare il dovere della memoria contro l’oblio della memoria e gli orrori delle guerre.

immagine per Alcuni pannelli esposti alla Certosa di Capri
Alcuni pannelli esposti alla Certosa di Capri

Come la storia poteva cambiare

La morte di questi ostaggi poteva, oltre a segnare ulteriori lutti e sofferenze familiari, anche cambiare probabilmente la storia del dopoguerra: molte di quelle personalità salvate, in qualche modo e maniera contribuirono, infatti, alla ricostruzione e normalizzazione dell’Europa del Dopoguerra.

Merita di essere segnalato anche un altro episodio drammatico con un esito felice non troppo lontano: proprio in quelle settimane di maggio del 1945, a Itter – nel distretto di Kitzbühel, questa volta nel Tirolo austriaco –, nell’omonimo castello (Schloss Itter) avveniva un analogo episodio dove, clamorosamente la Wehrmacht si alleò con un reggimento di fanteria USA.

Ciò per respingere i reparti delle SS che assediavano il castello e per salvare la vita ad altri ostaggi eccellenti, prevalentemente appartenenti alla politica e nomenclatura francese. Questa singolare alleanza resistette e sconfisse le SS che furono poi accerchiate e prese prigioniere da nuovi reparti di americani venuti in soccorso agli assediati.

Come evidenziato dallo storico Stephen Harding, autore del saggio The Last Battle (L’ultima battaglia), l’incredibile scontro di Itter non fu solo un aneddoto singolare di fine conflitto:

“Quella battaglia fu decisiva. Se le SS fossero riuscite ad entrare nel castello e uccidere i prigionieri, la storia della Francia del dopoguerra sarebbe stata molto diversa.”

immagine per Durante le riprese del documentario Mythos Emma Ellenstainer ph di Paolo Di Pasquale
Durante le riprese del documentario Mythos Emma Ellenstainer ph di Paolo Di Pasquale

Informazioni mostra

La mostra patrocinata dal Comune di Capri è stata finanziata dal Comune di Capri insieme alla regione Trentino Alto Adige, in collaborazione con lo storico Hotel Lago Di Braies e con la sezione eventi della Casa d’aste Bozner Kunstauktionen.
Certosa di San Giacomo 11 maggio – 3 giugno 2026 

Note

1.  a Villabassa si sono svolte nello scorso ottobre le riprese del film documentario Mythos Emma Hellenstainer. L’opera ripercorre la vita di quella che fu probabilmente la più famosa donna tirolese del XIX secolo, tanto che bastava scrivere sulla busta “Signora Emma, Europa”, perché una lettera le venisse recapitata da oltreoceano. Il film di Wolfgang Moser su questa insolita e temeraria protagonista è frutto di una cooperazione di Mowo Production di Barbiano (Bz) e dell’austriaca Terra Internationale.

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Paolo Di Pasquale si forma studiando prima Architettura poi Disegno Industriale a Roma, specializzandosi in Lighting design. Nel 2004 è co-fondatore dello STUDIOILLUMINA, dove si occupa principalmente di Architectural Lighting Design e Luce per la Comunicazione: lo Studio progetta e realizza allestimenti espositivi e museali, ideazione della luce, corpi illuminanti, scenografia notturna - nel settore della riqualificazione urbana e in progettazione di arredi (porti turistici, parchi, giardini, piazze etc.)-, piani della luce per alcuni Comuni italiani e spettacoli di luce. Nel 2007 fonda lo Studio BLACKSHEEP per la progettazione di architettura di interni e di supporto alla pianificazione di eventi, meeting e fiere. E' interessato alla divulgazione della cultura della luce e del progetto attraverso corsi, workshop, convegni e articoli. Ha insegnato allo IED e in strutture istituzionali. E’ docente di Illuminotecnica presso l’Istituto Quasar - Design University Roma di nel corso di Habitat Design e in quello di Architettura dei Giardini. E' Redattore di art a part of cult(ure) per cui segue la sezione Architettura, Design e Grafica con incursioni nell'Arte contemporanea. Dal 2011 aderisce a FEED Trasforma Roma, collettivo di architetti romani che si interroga sul valore contemporaneo dello spazio pubblico esistente, suggerendone una nuova lettura e uso con incursioni e azioni dimostrative sul territorio metropolitano.

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