Un sogno di Armageddon. Pionierismo SteamPunk di Herbert George Wells

Un sogno di Armageddon è il sogno che travalica ogni più fervida immaginazione ma anche ogni più sottile percezione di un mondo che di lì a poco sarebbe cambiato per sempre; è reso  dall’autore con una sorprendente lucidità quasi come si trattasse di un sensibilissimo pennino di un sismografo capace di registrare movimenti tellurici che avvengono a decine di chilometri sotto i nostri piedi. La Capri del 1901 di Herbert George Wells (Bromley, 1866 – Londra 1946), nell’anno in cui l’autore scrisse questo breve racconto, era ancora l’isola dei deliri mistico-simbolisti e dello spleen artistico di Karl Wilhelm Diefenbach, dell’idilliaca Arcadia mitizzata e ricostruita nei seducenti scatti fotografici dei cugini Wilhelm von Plüschow Wilhelm von Gloeden, dell’inizio della costruzione di Villa San Michele eletta a residenza anacaprese dello scrittore e psichiatra svedese Axel Martin Fredrik Munthe.

Ma Herbert George Wells, come un Precog di Minority Report, o come un Mr Lars in Sognatore d’armi di un altro genio visionario della letteratura di fantascienza – Philip K. Dick -, anticipa la storia e la tecnologia fino a spingersi nell’anno 3000 dove “l’Isola del piacere” si trasforma in un incubo distopico, in una inquietante profezia.

Del resto, “Bertie”, come veniva chiamato in famiglia, non è nuovo a questo genere di racconti, anzi: può considerarsi a pieno titolo un pioniere dello steampunk.

Storie che sono state capaci di affascinare anche il cinema ed approdare con successo al grande pubblico come La guerra dei Mondi (The War of the Worlds) capolavoro del 1953 di Byron Haskin seguito anni dopo dal remake di Steven Spielberg del 2005 con protagonista Tom Cruise (anni prima, però, va ricordato il famoso arrangiamento radiofonico del quasi omonimo Orson Welles del 1938); o come L’isola del dottor Moreau (The Island of Dr. Moreau) da cui è tratto il film di Don Taylor del 1977 con protagonista Burt Lancaster seguito da altri remake minori, come L’uomo invisibile (The Invisible Man), regia di James Whale del 1933 e come, ancora, L’uomo che visse nel futuro (The Time Machine) di George Pal del 1960, seguito dal remake del 2002 di Simon Wells, pronipote dello stesso scrittore.

Questi sono solo alcuni esempi di quanto le opere di HG Wells hanno contribuito alla produzione del genere della fantascienza nella cinematografia dagli albori fino ai nostri giorni.

Ritornando al nostro racconto: uno sfavillante sogno reiterato notte dopo notte viene confidato da un febbricitante Cooper (protagonista del sogno) ad un altro viaggiatore durante i circa 80 chilometri di treno che separano Rugby da Euston. Ci  sembra così quasi di vedere anticipate le atmosfere, l’ambiguità, l’incertezza e il rovesciamento della realtà e della dimensione onirica di Doppio Sogno di Arthur Schnitzler scritto qualche decennio dopo.

Nella prima parte del sogno, la luce dell’alba di Capri che sorge dietro il Monte Solaro, illumina l’alcova e le prospettive di vita dei due amanti in una dimensione senza tempo. Si spalancano a loro, e a noi, fantastiche logge da cui godere dell’orizzonte che circonda l’isola, che è diventata un unico gigantesco albergo circondata da altri alberghi galleggianti tipo piattaforme su cui atterrano e decollano macchine volanti.

Corridoi dal pavimento mobile come tapis roulant permettevano di accedere dalle fresche camere ad una grande sala da ballo dove una musica che non si era mai suonata prima allietava gli ospiti. Piano piano, gli echi della guerra mondiale voluta dal dittatore Evesham riportano alla dura realtà il protagonista Hedon (Mr Cooper), influente uomo politico del nord Europa che aveva deciso di abbandonare la sua vita precedente e di rifugiarsi nell’isola in un esilio dorato con la sua giovane amante. Lei: “Non di una bellezza terribile, fredda, da adorare, come la bellezza di una santa, e nemmeno la bellezza che suscita forti passioni; ma una sorta di irradiazione, labbra gentili che diventavano sorriso e occhi grigi seri”.

Nel seguito dell’ambiguità del sogno gli eventi precipitano. I rimbombi di un conflitto lontano diventano guerra che irrompe improvvisamente nell’idillio. Macchine volanti fatte di una speciale lega simile all’alluminio si alzano in volo verso l’isola con il loro carico di morte. Anche Capri è presto conquistata dall’incubo totalitario costringendo i due amanti a fuggire sulla terra ferma fino a spingersi tra i templi di Paestum dove si consuma l’epilogo del sogno… o forse no… forse non ancora.

Questo piccolo capolavoro di Wells editato nell’agosto del 2016 da La Conchiglia, a cura di Riccardo Esposito si fa apprezzare molto, anche per il testo a fronte in lingua originale, e soprattutto se si ha avuto la fortuna di leggerlo poggiati ad un tavolino proprio sul Monte Solaro, godendo del suo panorama immerso nella luce e nei colori del mediterraneo: sperando, però, che anche in futuro il sogno di Mr Cooper non si avveri mai.

Paolo Di Pasquale

Paolo Di Pasquale

Paolo Di Pasquale si forma studiando prima Architettura poi Disegno Industriale a Roma, specializzandosi in Lighting design. Nel 2004 è co-fondatore dello STUDIOILLUMINA, dove si occupa principalmente di Architectural Lighting Design e Luce per la Comunicazione: lo Studio progetta e realizza allestimenti espositivi e museali, ideazione della luce, corpi illuminanti, scenografia notturna - nel settore della riqualificazione urbana e in progettazione di arredi (porti turistici, parchi, giardini, piazze etc.)-, piani della luce per alcuni Comuni italiani e spettacoli di luce. Nel 2007 fonda lo Studio BLACKSHEEP per la progettazione di architettura di interni e di supporto alla pianificazione di eventi, meeting e fiere. E' interessato alla divulgazione della cultura della luce e del progetto attraverso corsi, workshop, convegni e articoli. Ha insegnato allo IED e in strutture istituzionali. E’ docente di Illuminotecnica presso l’Istituto Quasar - Design University Roma di nel corso di Habitat Design e in quello di Architettura dei Giardini. E' Redattore di art a part of cult(ure) per cui segue la sezione Architettura, Design e Grafica con incursioni nell'Arte contemporanea. Dal 2011 aderisce a FEED Trasforma Roma, collettivo di architetti romani che si interroga sul valore contemporaneo dello spazio pubblico esistente, suggerendone una nuova lettura e uso con incursioni e azioni dimostrative sul territorio metropolitano.

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