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Leonor Fini segreta. Ceramica e Pittura, Note e Profumi a Trieste

di Paolo Di Pasquale

Leonor Fini segreta. Ceramica e Pittura, Note e Profumi  nella sua versione ad hoc per la tappa a Laveno Mombello (Varese), consiste in un’attenta selezione di opere dell’artista (Buenos Aires 1907 – Parigi 1996) associabile alla corrente surrealista dopo un breve passato novecentista, a Milano, non ancora ventenne, grazie all’incontro con il classicismo di Achille Funi e il tonalismo di Carlo Carrà e Arturo Tosi. 

I lavori esposti sono per la maggior parte inediti, a partire dalla sezione dedicata alle ceramiche decorate mediante decalcomanie tratte dai disegni della Fini o con suoi motivi impressi a stampa: una vera chicca, poiché finora tali manifatture non erano mai state citate nei numerosi cataloghi e volumi d’arte dedicati all’artista.

Va sottolineato che l’esposizione si tiene al MIDeC che, come ci dicono dall’organizzazione:

“è l’unico Museo al mondo che detiene le preziose ceramiche realizzate nel ’51 con decori tratti da disegni della Fini, dalla S.C.I. – Società Ceramica Italiana di Laveno-Mombello: una storica fabbrica attiva in nuce sul territorio già dal 1856 e dal 1953 con una filiale anche in Argentina, fino al 1965, anno in cui avviene la fusione con il gruppo Richard-Ginori e al 1975 con la Pozzi, per chiudere definitivamente nel 2000.”

L’allestimento è articolato, incentrato su un approfondimento del temperamento dell’artista e del suo fondamentale e intenso rapporto con Trieste, luogo d’origine della madre, dove Malvina Braun condusse la figlia all’età di un anno. Qui la pittrice si sarebbe formata sul piano artistico culturale e su quello umano e personale fino all’età di circa vent’anni, rimanendo sempre molto legata alla città, da cui provengono la maggior parte delle opere e dei materiali esposti.

Trieste era una città allora avanzatissima e cosmopolita, sospesa tra pensiero mitteleuropeo e suggestioni italiane, dove Leonor visse con la madre e lo zio nella casa dei nonni materni, sempre in compagnia di un gatto, che sarebbe divenuto poi un soggetto principe della sua arte. E anche il concetto del mascheramento e l’interesse per le sfingi trovano radici nella sua infanzia trascorsa nella città natale della madre, che aveva abbandonato a Buenos Aires il marito, Erminio Fini, facoltoso imprenditore di origini beneventane, tiranno e infedele, che avrebbe tentato più volte di riprendersi la figlia, cercando, senza successo, di rapirla a Trieste: per sventare tali gesti, Leonor da bambina veniva abbigliata da maschietto; qui è probabilmente rintracciabile il suo spiccato gusto per il mascheramento e il travestimento.

Anche la sfinge, elemento ricorrente nelle sue opere, è legata ai ricordi di bambina: l’arciduca Massimiliano d’Austria aveva fatto collocare intorno al 1860 sul moletto prospiciente il Castello di Miramare a Trieste proprio una scultura con tale soggetto mitologico e a cavalcioni della quale Leonor appare fotografata da bambina.

Nel capoluogo giuliano la sua personalità si formò a stretto contatto con quel colto milieu internazionale e d’avanguardia che connotava la città all’epoca, nel cui contesto la giovane pittrice ebbe modo di frequentare assiduamente personaggi triestini suoi coetanei, che sarebbero divenuti famosi a livello mondiale. Tra questi, per esempio, il futuro gallerista Leo Castelli, il famoso critico, estetologo e artista Gillo Dorfles, Bobi Bazlen, il grande traghettatore della letteratura dell’Est europeo in Italia, e il pittore Arturo Nathan, accanto a Italo Svevo e Umberto Saba.

Di particolare interesse, in mostra, saranno il video con le interviste inedite della curatrice a parenti e amici triestini della Fini, tra cui Gillo Dorfles e Daisy Nathan, sorella del pittore, e ad altri personaggi che la conobbero, e un video con l’ultima intervista in italiano alla celebre pittrice.

L’interpretazione della personalità della Fini avviene nel contesto della mostra anche attraverso la creazione di due importanti profumi inediti, prodotti per l’occasione e ispirati al temperamento e alla straordinaria esistenza condotta dalla Fini, che amava molto le fragranze e nel 1937 aveva disegnato a Parigi un flacone antesignano e iconico per il profumo Shocking della grande couturiére Elsa Schiapparelli.

Accanto alle ceramiche, a quadri e disegni, acquerelli, incisioni, illustrazioni, documenti, libri, lettere, foto, video interviste, abiti appartenuti all’artista e un approfondimento sul piano letterario e grafologico della sua personalità, è esposta in mostra anche una matrice in rame per stampa su ceramica con disegni della Fini, incisa a bulino da Marco Costantini, abile artista per anni collaboratore della fabbrica lavenese.

Info

  • Leonor Fini segreta. Ceramica e Pittura, Note e Profumi
  • Fino al 3 luglio 2022
  • ideazione, allestimento e curatela Marianna Accerboni
  • mostra promossa da Associazione Foemina APS • Trieste; in coorganizzazione con Assessorato alla Cultura del Comune di Laveno-Mombello (Varese)
  • MIDeC / Museo Internazionale del Design
  • Laveno-Mombello (Varese)
  • contatti:leonorfinisegretalaveno@gmail.com; Segreteria MIDeC – segreteria@midec.org
immagine per Paolo di Pasquale
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Paolo Di Pasquale si forma studiando prima Architettura poi Disegno Industriale a Roma, specializzandosi in Lighting design. Nel 2004 è co-fondatore dello STUDIOILLUMINA, dove si occupa principalmente di Architectural Lighting Design e Luce per la Comunicazione: lo Studio progetta e realizza allestimenti espositivi e museali, ideazione della luce, corpi illuminanti, scenografia notturna - nel settore della riqualificazione urbana e in progettazione di arredi (porti turistici, parchi, giardini, piazze etc.)-, piani della luce per alcuni Comuni italiani e spettacoli di luce. Nel 2007 fonda lo Studio BLACKSHEEP per la progettazione di architettura di interni e di supporto alla pianificazione di eventi, meeting e fiere. E' interessato alla divulgazione della cultura della luce e del progetto attraverso corsi, workshop, convegni e articoli. Ha insegnato allo IED e in strutture istituzionali. E’ docente di Illuminotecnica presso l’Istituto Quasar - Design University Roma di nel corso di Habitat Design e in quello di Architettura dei Giardini. E' Redattore di art a part of cult(ure) per cui segue la sezione Architettura, Design e Grafica con incursioni nell'Arte contemporanea. Dal 2011 aderisce a FEED Trasforma Roma, collettivo di architetti romani che si interroga sul valore contemporaneo dello spazio pubblico esistente, suggerendone una nuova lettura e uso con incursioni e azioni dimostrative sul territorio metropolitano.

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