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Un collettivo di artisti svizzeri e la stazione sciistica più piccola al mondo risposta a overturism e climate change

di Paolo Di Pasquale

Nella zona collinare di San Gallo, nell’omonimo cantone svizzero a 740 metri di altitudine si è un inaugurato, il primo febbraio e alla presenza di circa 200 persone, il comprensorio sciistico più piccolo al mondo.

Un condominio al numero 50 della Schneebergstrasse (che in italiano suona un po’ come strada di montagna innevata) che, destinato alla demolizione, è stato invece convertito da quattro artisti, col supporto di uno studio di architettura, in una stazione sciistica che include anche un Airbnb, un bar e un negozio di souvenir.

Sul pendio antistante il condominio è stata realizzata una pista nera di 20 metri collegata con uno skilift, dove sarà possibile sciare anche di notte grazie ad un impianto di illuminazione. Peccato che il giorno dell’apertura la grande assente è stata proprio la neve.

Proprio questa carenza del manto nevoso nella stagione invernale, da queste parti, ha rafforzato ancora di più il messaggio che i quattro artisti sangallesi – Anita Zimmermann, Christian Meier, Sonja Rüegg e Thomas Stüssi – volevano dare: la gravità del cambiamento climatico in atto legato anche alle difficoltà che i comprensori sciistici a quote medio basse stanno attraversando a causa dell’aumento delle temperature.

immagine per I quattro artisti che hanno ideato il comprensorio sciistico più piccolo del mondo: Sonja Rüegg, Christian Meier, Anita Zimmermann e Thomas Stüssi
I quattro artisti che hanno ideato il progetto Grauer Himmel: Sonja Rüegg, Christian Meier, Anita Zimmermann e Thomas Stüssi

Così ha infatti affermato l’artista Anita Zimmermann al quotidiano sangallese “St. Galler Tagblatt”:

“Vogliamo ricordare alla gente quanto la neve fosse una cosa ovvia”.

E ancora:

“adesso Le estati stanno diventando piovose, e gli inverni nebbiosi e caldi

L’installazione artistica Grauer Himmel (in lingua italiana: “Cielo grigio”) rappresenta anche un tributo al sistema di risalita a forma di àncora:  quello utilizzato qui è stato recuperato dal comprensorio sciistico di Klausenböhl nel comune di Gais, dove è stato in funzione per oltre sessant’anni fino al 2018.

Secondo l’idea degli artisti, le àncore sono sempre più rare poiché sostituite dalle seggiovie o dismesse a causa dell’aumento delle temperature; diventano così esse stesse un simbolo del cambiamento climatico: un oggetto un tempo d’uso comune, che oggi rischia di scomparire, proprio come la neve a quote medie e basse.

Questa operazione ha avuto anche un risvolto politico.

ll Canton San Gallo aveva dapprima concesso una sovvenzione proveniente dal fondo della lotteria Swisslos (come è consuetudine che da queste parti, l’arte si finanzia con il gioco del Lotto) ma alla fine il Cantone, trainato dall’UDC-SVP (l’Unione Democratica di Centro – Schweizerische Volkspartei – partito politico svizzero di destra, nazionalista e conservatore) si è opposto con la motivazione che non si dovrebbe versare denaro ad attivisti per il clima, verdi e di sinistra che contestano proprio le stazioni sciistiche e il turismo invernale; finanziamento bloccato, quindi.

Chissà se in questa oppugnazione ha anche trovato posto la negazione del cambiamento climatico in corso, tipica presa di posizione comune di  gran parte delle forze di destra e conservatrici europee?

Tuttavia, il collettivo di artisti non si è affatto perso d’animo e, grazie al successo di un crowdfunding popolare e dei permessi comunali, è riuscito comunque a trovare le risorse per poter realizzare questa grande opera interattiva e partecipata che, anche in assenza della neve, garantisce comunque accoglienza e un bar aperto ingenerando anche l’idea che si possa fronteggiare l’overturism e l’eccesso di sfruttamento del territorio con opere più contenute, con minore impatto ecologico e, soprattutto, attraverso progetti d’arte e di architettura virtuosa.

L’esperienza si concluderà comunque alle porte dell’estate quando la neve sicuramente non cadrà più e il condomino verrà demolito; la speranza è che questo progetto lasci un segno che sia invece permanente nella memoria storica locale, e che si possa ricordare che: “qui una volta, sorgeva il comprensorio sciistico più piccolo del mondo”. Fatto ad arte.

immagine per Paolo di Pasquale
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Paolo Di Pasquale si forma studiando prima Architettura poi Disegno Industriale a Roma, specializzandosi in Lighting design. Nel 2004 è co-fondatore dello STUDIOILLUMINA, dove si occupa principalmente di Architectural Lighting Design e Luce per la Comunicazione: lo Studio progetta e realizza allestimenti espositivi e museali, ideazione della luce, corpi illuminanti, scenografia notturna - nel settore della riqualificazione urbana e in progettazione di arredi (porti turistici, parchi, giardini, piazze etc.)-, piani della luce per alcuni Comuni italiani e spettacoli di luce. Nel 2007 fonda lo Studio BLACKSHEEP per la progettazione di architettura di interni e di supporto alla pianificazione di eventi, meeting e fiere. E' interessato alla divulgazione della cultura della luce e del progetto attraverso corsi, workshop, convegni e articoli. Ha insegnato allo IED e in strutture istituzionali. E’ docente di Illuminotecnica presso l’Istituto Quasar - Design University Roma di nel corso di Habitat Design e in quello di Architettura dei Giardini. E' Redattore di art a part of cult(ure) per cui segue la sezione Architettura, Design e Grafica con incursioni nell'Arte contemporanea. Dal 2011 aderisce a FEED Trasforma Roma, collettivo di architetti romani che si interroga sul valore contemporaneo dello spazio pubblico esistente, suggerendone una nuova lettura e uso con incursioni e azioni dimostrative sul territorio metropolitano.

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