ultimi articoli dell'autore

ADI Design Index 2021. Uno sguardo oltre

di Paolo Di Pasquale

La settimana scorsa si è svolto a Roma presso la Sede della Confindustria all’EUR l’appuntamento ADI Design Index 2021. In contemporanea, una mostra ha accompagnato l’incontro che completa la preselezione dei prodotti di design candidati per il prossimo Compasso d’Oro: il miglior design italiano selezionato dall’Osservatorio permanente del Design ADI.

All’inaugurazione  sono intervenuti con il Vicepresidente di Confindustria Alberto Marenghi, a fare gli onori di casa; il Presidente di Fondazione ADI Collezione Compasso d’Oro Umberto Cabini; la Vicepresidente ADI Antonella Andriani e la Presidente di ADI Lazio Marika Aakesson; il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, l’Assessore alla Cultura di Roma Capitale Miguel Gotor (in una delle sue prime uscite pubbliche: un bel segnale!); Marco Pietrosante, del Comitato scientifico di coordinamento dell’Osservatorio permanente del Design ADI.

Le dichiarazioni rilasciate dalle varie parti istituzionali sono state più o meno allineate e convergenti sul fatto che l’innovazione e la creatività rappresentino  un punto strategico per il nostro sistema-Paese. L’Italia è storicamente ricca in termini di capacità industriali e tecnologiche. In molti è nell’arte che si rintraccia una sintesi di tradizione, innovazione e creatività.

Il compito congiunto del sistema delle imprese, delle autorità dello Stato, e di ADI, deve essere quindi la tutela di questo patrimonio, la sua promozione  e la sua valorizzazione. Del resto, rimanendo nello specifico campo del design, i nostri Compassi d’Oro affollano già da tempo le case, i luoghi di lavoro, di socializzazione e i musei di mezzo mondo: è un fatto che non si può negare.

L’Italia è il Bel Paese  per delle sue peculiarità intrinseche. Ma lo è ancora?

Quello che dobbiamo chiederci è dove avvenga quel totale scollamento con la vita quotidiana degli italiani da quello che è invece il suo patrimonio culturale e artistico, che non trova eguali nel mondo, e che dovrebbe essere conosciuto, amato, praticato e condiviso da una collettività consapevole.

Ha senso custodire La Nascita di Venere agli Uffizi di Firenze e la Brionvega TS505 esposta al MoMa di New York quando siamo (diventati) un Paese che produce, nella sua aberrante quotidianità e da troppo tempo per lo più bruttezza, sciatteria, arretratezza tecnologica, secondarietà culturale, disfunzionalità e analfabetismo diffuso?

La bellezza, cioè, è quindi solo una dote che abbiamo ereditato dal passato?

Erri De Luca ha scritto:

“Custodire e tramandare la bellezza è la definizione più elementare di civiltà”.

Come non condividere? È  tutto qui il nostro fallimento di Paese incapace di meritarsi la civiltà che abbiamo ereditato dai nostri antenati e sbandierata solo come feticcio quando le modelle sfilano sulle passerelle e il mondo plaude al nostro stile e al nostro gusto.

Non c’è alcuna corrispondenza tra quelle passerelle (la Moda che ci qualifica nel mondo),  la presentazione dell’ultimo modello di una Gran Turismo della Ferrari e alcune coste cementificate della penisola, ovvero con la sconcezza incomparabile di certi luoghi e non luoghi dove la qualità della vita e i servizi sono ampiamente al di sotto degli standard di una economia avanzata in occidente.

È questo, purtroppo, il palesamento del sistema-Paese dove non funziona niente o quasi; dove armonizzare anche le cose più elementari con i bisogni e le necessità degli individui diventa una impresa impossibile.

L’ambiente devastato, le nostre città mortificate, le nostre strade, le nostre piazze, le nostre case, sono spesso realtà e alfabeti distanti anni luce dalle vetrine scintillanti dei saloni del design, dalle affollate Art Fair, dai ristoranti stellati del buon vivere italiano o dai musei-sacrari dove ci si stordisce con la sindrome di Stendhal. La normalità con cui si perpetuano e ratificano queste contraddizioni sono inaccettabili.

Bisognerebbe invece lavorare sinergicamente con e per una nuova grande visione per il tanto invocato nuovo Rinascimento, che coinvolga tutte le parti sociali: politici, amministratori, imprenditori, esponenti della cultura, associazioni e anche semplici cittadini per colmare questo scollamento che continua a creare un certo disorientamento ed imbarazzo, una scissione mentale (e della vita reale) di un Paese che non può riconoscersi nell’altro.

In futuro, con i nuovi assetti geopolitici e macroeconomici, non basteranno più una Pompei, un Caravaggio o una bella lampada di design a elevarci, a salvarci dall’involuzione estetica e culturale – che è anche etica e politica! – a cui ci siamo negli ultimi decenni condannati da soli.

immagine per Paolo di Pasquale
Website |  + ARTICOLI

Paolo Di Pasquale si forma studiando prima Architettura poi Disegno Industriale a Roma, specializzandosi in Lighting design. Nel 2004 è co-fondatore dello STUDIOILLUMINA, dove si occupa principalmente di Architectural Lighting Design e Luce per la Comunicazione: lo Studio progetta e realizza allestimenti espositivi e museali, ideazione della luce, corpi illuminanti, scenografia notturna - nel settore della riqualificazione urbana e in progettazione di arredi (porti turistici, parchi, giardini, piazze etc.)-, piani della luce per alcuni Comuni italiani e spettacoli di luce. Nel 2007 fonda lo Studio BLACKSHEEP per la progettazione di architettura di interni e di supporto alla pianificazione di eventi, meeting e fiere. E' interessato alla divulgazione della cultura della luce e del progetto attraverso corsi, workshop, convegni e articoli. Ha insegnato allo IED e in strutture istituzionali. E’ docente di Illuminotecnica presso l’Istituto Quasar - Design University Roma di nel corso di Habitat Design e in quello di Architettura dei Giardini. E' Redattore di art a part of cult(ure) per cui segue la sezione Architettura, Design e Grafica con incursioni nell'Arte contemporanea. Dal 2011 aderisce a FEED Trasforma Roma, collettivo di architetti romani che si interroga sul valore contemporaneo dello spazio pubblico esistente, suggerendone una nuova lettura e uso con incursioni e azioni dimostrative sul territorio metropolitano.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *