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Tutto in me è amore. Il binomio Piero-Ada Gobetti in letteratura e politica

di Serena Orlando

Metà settembre, la fine dell’estate. Sono gli ultimi giorni buoni, quelli ancora caldi, brillanti. La città è Torino. Un ragazzo si siede, forse esita un po’, poi comincia a buttare giù le prime righe di una lettera: qui comincia la storia di Ada e Piero Gobetti, protagonisti e autori dell’epistolario che prenderà il titolo di Tutto in me è amore (Compagnia Editoriale Aliberti).

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È il quattordicesimo giorno di settembre del 1918, e Piero Gobetti, giovane intellettuale, editore, e – dopo – antifascista, invita Ada Prospero, allora studentessa e sua vicina, a intraprendere una collaborazione presso Energie Nove, periodico studentesco fondato dal giovane Piero. Ed è proprio a partire da questo momento che prende moto uno scambio epistolare, un dialogo tra spirito e intelletto, una “parabola breve dall’intensità luminosissima”.

Ricordo di avere dato una prima occhiata all’epistolario di Ada e Piero la scorsa estate: mi sembrava che le lettere, poste in ordine cronologico, si susseguissero con una fluidità tale da emulare quella di un romanzo. Un romanzo di crescita, un bildungsroman novecentesco che traccia il percorso di una crescita individuale e collettiva, che trabocca di intellettualismi e parentesi filosofiche, per tradursi poi in un amore che culmina in tragedia.

Piero Gobetti muore infatti a Parigi, nemmeno venticinquenne, il suo corpo già delicato non regge le conseguenze dei ripetuti pestaggi fascisti.

Ammetto di essere rimasta inizialmente folgorata da questa corrispondenza.
Eppure, la lettura di questo amore, dapprima velata dai colori caldi e tenui di una giovinezza inattaccabile, si rivela mano a mano più difficile da definire, tanto da perdere “quel sollievo che avevo sperato di trovarci”, nelle parole di Ada.

Piero Gobetti è un giovane “alto e sottile”, porta “gli occhiali a stanghetta da modesto studioso”: così lo descrive l’amico e scrittore Carlo Levi.

Raggiunge una precoce maturità culturale e politica: spesso si perde nella meditazione del tempo passato, ma ne prende anche le distanze, rifiutando di identificarsi in un banale laudator temporis acti – lodatore del tempo passato. Il suo intento è quello di ricostruire il pensiero dei grandissimi dell’antichità, e poi superarli.

Rispecchiandosi in Dante, trova in Ada l’ideale del suo amore, dichiarando di averla amata già con la “purezza mistica” dei suoi tredici anni. Legge così la Vita Nova, descrivendo Ada come “sorella in amore” di Beatrice. Il suo è l’affetto di un erudito, di uno studioso: dalle varie lettere e bigliettini scorgo una certa rigidità, uno stoicismo auto-imposto.

Ada è una creatura selvaggia che “ha bisogno di cantare e di correre cogliendo fiori”: dice di esser fatta di impeto e non di riflessione, di non essere ancora in grado di concentrarsi e pensare. L’animo ordinato di Piero travolge quello indeciso di Ada, che si modella su quello già ben formato di lui: così rinuncia alla musica e alla scuola, continuando la sua formazione da privatista, su consiglio dell’amato.

C’è chi dice che quella di Ada fosse una repressione timida del proprio se, c’è chi sostiene invece che quella di disciplinarsi fosse una scelta ponderata: leggo bene le parole di Ada, attraverso le lettere seguo gli anni della sua crisi e delle sue rinunce, e trovo la verità nel mezzo.

Gobetti si mostra risoluto, energico, quasi spocchioso, circondato da personaggi illustri dello scenario politico e culturale dell’epoca.

Seduto in spiaggia, deplora i bagnanti attorno a lui, “cretini” e “microbi”. Seppure mosso da una volontà di sapere autentica, peccare di tracotanza è facile quando si è tanto giovani e già ricolmi di possibilità. È, però, un sostenitore convinto dell’azione, coniuga il pensiero filosofico a quello politico, rendendolo attuale.

Non trovo nel binomio Piero-Ada l’annullamento di un’identità, non c’è prevaricazione: più che altro, i lineamenti della personalità di Piero sono già ben calcati, in un momento in cui quelli di Ada sono ancora una bozza. Inevitabilmente, Ada trova in Piero un amore, sì, ma anche una guida.

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Lo scambio di lettere segna l’evoluzione costante di due giovani insieme simbiotici e ben separati: questo paradosso abbatte poco a poco la discrepanza identitaria – più che intellettiva – tra i due, che diventano tanto amanti quanto compagni di cultura.

“E i due pensieri si congiungono e si fanno uno solo per virtù d’amore”, dice Piero, creando involontariamente un parallelismo tra le parole sue e quelle di Ada: “spiegando a te, chiarirò a me stessa il mio pensiero”.

1924. Piero mantiene attiva la pubblicazione del suo settimanale storico di politica, La Rivoluzione Liberale. Ci troviamo nel pieno dell’ascesa mussoliniana, alla quale Gobetti si oppone con una resistenza intellettuale coraggiosa.

La posizione di Piero è ormai inequivocabilmente antifascista, i contenuti del suo periodico sono sagaci, provocatori, e al tempo stesso dissimulati: ne è prova l’articolo Tucidide e il fascismo, una serie di estratti provenienti dall’antica Grecia, che combaciano tristemente con l’avvenire della tirannide fascista. I titoli dei vari passaggi parlano chiaro, La paura, L’impunità degli assassini, Il silenzio, I traditori, L’insegnamento della guerra: Piero sa che quella in arrivo è una catastrofe, lo aveva previsto già due anni prima.

Cominciano le persecuzioni, Piero viene aggredito, i colpi sono crudi.

Nel frattempo lui e Ada si sposano, e alla fine del 1925 nasce Paolo. Poco dopo, Piero si trasferisce a Parigi, desideroso di continuare la sua attività di “editore europeo”, ormai impossibile da portare avanti nel suo Paese. Ma Ada non riuscirà mai a ricongiungersi con suo marito, che morirà poco dopo il suo arrivo in Francia.

In un articolo postumo della sua rivista “Il Baretti”, Piero racconta che il suo cinismo non fosse altro che l’esito del contrasto tra sentimentalismo e virilità, rivelando la sua propensione per il primo: se la sua vita si fosse ridotta alla mera esecuzione di un piano, senza tumulti e senza l’ansia degli affetti, allora la sua sarebbe stata un’esistenza desolata. Forse somigliava ad Ada più di quanto pensasse.

“La giustizia la troviamo in noi”, scriveva Piero all’amata, in una confidenza che diventa un motto per Ada.

Nessuna distinzione tra l’agire e il pensare per Ada e Piero, i due devono andare di pari passo. Non c’è attenzione ai risultati, conta l’azione, che è misura del proprio Io. Per questa ragione “bisogna essere se stessi dappertutto”.

Le pubblicazioni e le ri-pubblicazioni delle lettere di Piero e Ada Gobetti hanno contribuito all’esaltazione del legame tra i due, che posto su un piedistallo si è fatto patrimonio di un amore perfetto.

Non amo l’idealizzazione: quello che più mi tocca di questa testimonianza è l’umanità.

Abbiamo bisogno di essere umani ora più che mai, e questo epistolario ne è un memorandum: la facilità sta trionfando di nuovo, accompagnata alla normalizzazione della violenza, e la complessità dell’umano è prossima a essere cancellata.

L’amore di Ada e Piero trascende il convenzionale, lo sublima, non è esclusivo e nemmeno indifferente, si espande: è assoluto. E lo fa semplicemente essendo, con quella vulnerabilità propria di una confidenza tra amanti: questo amore è grande perché sa accompagnare la tenerezza alla solidità – e alla solidarietà – di due individui, che sono presenti sia a loro stessi che alle gravi questioni sociali dell’epoca. È tangibile, dolorosamente concreto.

Ada diventerà insegnante, la sua casa in Via Fabro diventerà luogo sicuro per il Partito d’azione, poi Centro di ricerca. Diventerà partigiana assieme al figlio Paolo. Diventerà poi vice sindaco di Torino – la prima donna a ricoprire questo ruolo. Fonderà i Gruppi di difesa della donna. Diventerà autrice, pubblicherà le lettere di Piero, ne farà un capolavoro “di comprensione perfetta, e non battaglia”. Entrambi continueranno a vivere.

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Book Editor, linguista e illustratrice, Serena Orlando nasce a Torino, poi si laurea in Editoria e Giornalismo a Roma. Crede nel valore della parola e della creatività, abitando il mondo della scrittura e del disegno come un luogo sicuro e fantastico.

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