Vibrazioni tra Italia e India – La scena contemporanea nasce dal mio profondo amore per l’India. Da qui la volontà di approfondirne direttamente la conoscenza, fin dal 2000 attraverso frequenti viaggi, numerosi studi e la pratica costante dello yoga.
L’India lascia in eredità, all’umanità (come dice Rabindranath Tagore), la sua millenaria ricerca spirituale: un tracciato dalle radici profonde.
Tuttora, nell’era dell’omologazione a cui certo l’India non sfugge, forse per la luce e il colore particolare della sua terra, l’aria appare sfumata, la materia meno densa; le immagini spesso hanno il volto dei miraggi; un apparire al confine dello scomparire. In India, forse, siamo tutti più “ombre” e meno “corpi”, soprattutto in alcuni luoghi speciali, centri di spiritualità viva e feconda, i “Thirta”, quei luoghi sacri, porte di passaggio tra due mondi, tra il Qui e l’Oltre.
Vibrazioni, titolo della mia ultima serie di opere, ha origine da scatti fotografici fatti in India; immagini catturate quasi casualmente sin dal 2020, che hanno da subito rivelato alla mia vista uno sguardo altro sulla realtà.
Immagini di riflessi su superfici specchianti; ombre, echi, o “sussulti” (come scrive Bruno Corà), che sembrano catturare quell’energia percepibile, ma non visibile.
Fin dall’inizio, lo scopo del progetto era esporre queste opere nel paese dove hanno avuto origine. Riportarle là dove sono nate, una sorta di quadratura del cerchio; un passaggio e un ritorno necessari, alla crescita ed evoluzione personale e artistica.
Il progetto ha preso forma via via che procedevo nel percorso iniziato due anni fa.
La via, di arte e di vita, ha forgiato il progetto.
Sono entrata in contatto con tante realtà, tra India e Italia: incontri, email, telefonate, sempre cercando una connessione, l’umano, con cui creare una corrispondenza.
A volte accade che da questi incontri derivi nutrimento e arricchimento, come amo definirlo il “succo umano” del percorso; tra tutti: Paulo Barone con i suoi scritti, in primis: Benares – Atlante del XXI secolo, che mi hanno accompagnata durante l’intero viaggio.
Un incontro e conoscenza casuali, da cui una grande corrispondenza di visione. Forse siamo due anime intrappolate nella fitta selva del magnetismo indiano. La connessione ci fa volgere la testa nella stessa direzione. E poi Bruno Corà, la cui presenza e connessione all’evoluzione delle opere Vibrazioni, ho sempre sentito vicino.
Per chi crede nelle energie, la connessione è la trama invisibile e percepibile, che lega cose, persone, fatti, tra loro, secondo un senso e un non-senso. La connessione è un disegno non evidente nella sua totalità, di cui siamo consapevoli solo in parte.
Conseguente è la realizzazione di due mostre, in due luoghi speciali dell’India per il profondo significato sotteso: Varanasi, uno dei centri della spiritualità del mondo, nell’Art Gallery della Banaras Hindu University, tra le più antiche università dell’India; e Kolkata, centro culturale dell’India, là dove, a fine del ventesimo secolo, nacque un forte sentimento d’orgoglio nazionale, sfociato nella politica come nell’arte, che condusse alle lotte per l’indipendenza dagli inglesi, nonché città natale dell’immenso poeta e pensatore Tagore.
La mostra non poteva non tenersi se non alla B-CAF Bridge of Culture and Arts Foundation, come il mio progetto, un “ponte” tra genti e culture diverse, tra il mondo delle apparenze e il mondo dell’invisibile.
Simona Frillici
simonafrillici@gmail.com
Simona Frillici nasce in provincia di Perugia nel 1966. Dopo il Liceo Classico frequenta l’Accademia di Belle Arti a Perugia dove si diploma in Pittura nel 1988. Tra le mostre collettive: nel 2000 è invitata al “Premio del Golfo” a La Spezia, e nel 2008 alla “XV Quadriennale” a Palazzo Esposizioni a Roma. Sempre nel 2008 pubblica il libro “Simona Frillici- installazioni 2007/1997” edizioni Damiani. La prima personale è del 1998 quando chiede in prestito per una decina di giorni uno spazio commerciale temporaneamente vuoto nel centro di Perugia e lo occupa totalmente dall’interno fino alla vetrina con i suoi “Oggetti Muti”; una telecamera fissa esterna riprende le reazioni e il movimento dei passanti sulla strada antistante. Nel 2011 progetta e realizza tre eventi che hanno come luogo centrale lo studio d’artista: “Studio d’artista 1” via della Pergola 1, Perugia, 29 Maggio 2011; “Studio d’artista 2/ Mary Judge” via della Pergola 1, Perugia, 9 Luglio 2011; “Artist’s Studio 3: Permeability and Comradery”, Judge’s Studio, Bushwick New York, 9 Settembre 2011. Raccoglie la documentazione dei tre eventi nel sito www.simonafrillici.com. Sempre nel 2011 realizza il suo primo video “Che Cos’è Arte?” esposto nello stesso anno a Palazzo Collicola a Spoleto e al TufanoStudio25 a Milano. Attualmente è impegnata nel portare a termine un work in progress dal titolo “Diario di un’artista”, iniziato nel 2011, in cui analizza il movimento di relazione tra se stessa e alcuni personaggi del mondo dell’arte, a lei vicini.















