Quando la gelosia si cuoce a fuoco lento. Un ragù fumante e una gelosia corrosiva sono gli ingredienti di Sabato, Domenica e Lunedì di Eduardo De Filippo, in scena al Teatro Argentina fino al 4 gennaio e in tournée per tutto il 2026.

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Famiglia Priore e sig.ri Ianniello – Sabato, Domenica e Lunedì di Eduardo De Filippo. Teatro Argentina

La regia di Luca De Fusco, rigorosamente fedele al testo eduardiano, si addentra con sensibilità negli spiragli più intimi del matrimonio borghese, sondando la profondità dei sentimenti di coppia.
Il regista punta tutto sulla tensione accumulata durante la preparazione del ragù del sabato, che esplode nel pranzo domenicale e cerca una faticosa risoluzione il lunedì.

La scelta è coraggiosa: togliere colore a Eduardo significa esaltarne la struttura psicologica, ma il rischio è quello di raffreddare troppo una materia che vive di passioni viscerali. L’atmosfera che ne deriva rievoca le malinconie di opere come Zio Vanja o Le tre sorelle e il tema centrale dell’incomunicabilità, portando la commedia eduardiana in una dimensione che sfiora il teatro cechoviano.

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Rosa (Teresa Saponangelo) e Peppino (Claudio di Palma), Patriarca, padre di Peppino (Francesco Biscione) – Sabato, Domenica e Lunedì di Eduardo De Filippo. Teatro Argentina

Uno degli aspetti più riusciti è l’impianto scenico: un Pantheon semicircolare di finestre bianche fa da sfondo alla narrazione, la cui apertura e chiusura scandiscono non solo il tempo, ma anche gli umori che scuotono l’animo del capofamiglia Peppino Priore.

Il punto di forza di questo Sabato, Domenica e Lunedì è l’intesa tra gli attori: elemento carismatico che avvolge lo spettatore fin dal primo atto, a partire dalla preparazione del pranzo, croce e delizia della domestica Virginia (Rossella De Martino) e della padrona di casa, Rosa Priore.

Teresa Saponangelo offre una Rosa credibile e persuasiva, in grado di portare il fardello della sua accusa coniugale con una pacata compostezza. Tuttavia, il peso dello spettacolo poggia sulle spalle di Claudio di Palma (Peppino Priore). La sua prova è misurata, priva di eccessi istrionici, capace di trasmettere quel senso di gelosia celata e ingiustificata che rode il protagonista.

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Peppino Priore (Claudio di Palma) e Luigi Ianniello (Paolo Serra) – Sabato, Domenica e Lunedì di Eduardo De Filippo. Teatro Argentina

Al suo fianco, il resto della compagnia si muove con precisione, anche se si percepisce una certa disparità di toni tra i personaggi più macchiettistici e quelli più drammatici, rendendo il ritmo a tratti altalenante. Paolo Serra incarna un Luigi Ianniello toccante e affabile, l’esempio dell’uomo altruista, il vicino di casa che tutti vorremmo.

Il patriarca anziano, Antonio Piscopo, rappresenta l’unica oasi di pace per la famiglia. La sua ossessione di riallineare i cappelli è gestita con leggerezza e delicatezza da Francesco Biscione. Non manca la cifra comica dello zio Raffaele Priore (Paolo Cresta), che con la biancheria da stirare di Pulcinella regala attimi di spensierata e autentica farsa eduardiana.

Un plauso particolare va ad Anita Bartolucci che non interpreta solo la “sorella di Peppino” o la zia premurosa, ma ne fa una custode del focolare e ponte tra passato e futuro. Se Rosa è il motore dell’azione, Amelia Priore detta zia Memè è l’ancora emotiva della casa. La sua gestione dei tempi comici è magistrale.

La Bartolucci è fulminante nelle risposte, ma sempre con un velo di tristezza nel suo sguardo. Riesce a rendere i battibecchi familiari meno gridati e più densi di significato.

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Famiglia Priore e sig.ri Ianniello – Sabato, Domenica e Lunedì di Eduardo De Filippo. Teatro Argentina

La produzione di Luca De Fusco non solo omaggia il capolavoro eduardiano, ma esalta la natura di un’opera senza tempo, trasformando la cucina di casa Priore, vero centro nevralgico e testimone delle gioie e delle tristezze della famiglia italiana, in un palcoscenico universale dove si consumano le eterne verità del cuore.

Senza svelare troppo, è l’abbraccio finale tra Rosa e Peppino a sciogliere ogni tensione e i nodi del sipario, liberando il pubblico in un applauso spontaneo. In quel gesto si legge il nostro costante ed eterno bisogno di rifugiarci, anche di fronte ai silenzi e alle ferite, in un così semplice e assoluto atto d’amore.

immagine per Vinicio Mucedola
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Attore ed Editorial Contributor, classe 1997. Cresciuto tra le distese dorate dell’Alto Tavoliere e il respiro dell’Adriatico, forgia il proprio talento coniugando le tecniche di Castellitto alla biomeccanica di Mejerchol’d. Diplomatosi presso "La Factory", si distingue come interprete versatile e appassionato frequentatore del palcoscenico spaziando tra la grande drammaturgia, la commedia e prosa contemporanea.

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