La scomparsa di Maurizio Urbani segna una perdita profonda per la comunità del jazz italiano, chiudendo un capitolo di straordinaria urgenza espressiva e passione viscerale.

Il sassofonista tenore e soprano, nato a Roma il 18 maggio 1961, si è spento lasciando l’eredità di un interprete totale, capace di muoversi con straordinaria fluidità tra le pieghe del bop e le libere derive dell’avanguardia contemporanea.
Cresciuto all’ombra ingombrante e magnifica del fratello maggiore, il leggendario contraltista Massimo Urbani, Maurizio ha saputo edificare sin dagli anni Settanta un proprio cuneo espressivo ben distinto, alieno da qualsiasi ruolo puramente celebrativo o dai cliché del gregario di lusso.
Sviluppando una voce strumentale robusta, scura e dotata di un’attitudine analitica da perito degli equilibri acustici, ha graffiato la materia sonora senza mai smarrire una profonda liricità di fondo.
La sua carriera, formatasi nei club storici della Capitale – dal Folkstudio fino al Music Inn –, si è sviluppata attraverso una fiera resistenza culturale contro le omologazioni commerciali, trasformando ogni assolo in una trincea emotiva in cui la spinta del sax dialogava con le tensioni più autentiche della scena metropolitana.
Maurizio ha incarnato il custode ideale di un fuoco fraterno che non si è mai spento, rigenerandolo e traghettandolo verso le nuove generazioni.
Sul piano strettamente storico e critico, la sua dipartita non rappresenta una privazione della sua identità o un vuoto statico.
Al contrario, la sua parabola si compie lasciando ai posteri il valore di una ricerca estetica ed etica senza sconti, un potente incubatore di passione da cui attingere per garantire alla musica improvvisata un rinnovato ed entusiastico slancio vitale.
Nel corso della sua traiettoria, Maurizio Urbani ha siglato prestigiose e feconde collaborazioni sul palco e in studio con giganti del calibro di Enrico Rava, Mario Schiano, Tony Formichella, Danilo Rea, Enzo Pietropaoli, Fabrizio Sferra, Roberto Gatto, Maurizio Giammarco e lo stesso fratello Massimo, lasciando tracce indelebili in sessioni storiche e in incisioni di culto.
A testimonianza della sua fiera indipendenza estetica e della sua maestria strumentale, si ricorda in particolare la fondamentale testimonianza artistica registrata al fianco del fratello Maurizio Urbani & Massimo Urbani – Wild Genius: The Monte Roduni Concert (1993), eccezionale documento registrato dal vivo all’Eddie Lang Jazz Festival.
Massimo Zanasi è regista, performer, direttore artistico del Teatro ARKA di Cagliari (Assemini).

2 risposte
Muore in una data vicina a quella in cui morì il fratello Massimo (23 giugno 1993)
Massimo era “unico” e Maurizio, anche se non ha mai cercato di imitarlo, non ha bruciato la candela da entrambe le parti. Cumunque, due “assenze” che si aggiungono a tante altre a noi care.