Alberto Maggini indaga i processi attraverso i quali la mente seleziona, trattiene o disperde informazioni, immagini e significati. Attraverso la messa in scena di rituali di bellezza, l’artista costruisce rappresentazioni ambivalenti in cui i confini tra vero e falso, natura e artificio, prezioso e ordinario, opera d’arte e oggetto comune si assottigliano fino quasi a dissolversi. È in questa soglia, tra desiderabile e indesiderato, tra valore e rifiuto, che prende forma la sua pratica.
La mostra Ultra flat a cura di Gianlorenzo Chiaraluce, alla Fondazione Pastificio Cerere di Roma, è concepita come la simulazione di un centro estetico fittizio.

Nata come estensione del precedente progetto editoriale Adore — opera incentrata sull’imitazione parodica e de-strutturata di una rivista di moda — l’esposizione prosegue la medesima dinamica di mimesi decostruttiva.
L’allestimento adotta e distorce l’estetica asettica — ma a tratti kitsch —, rassicurante e performativa di uno spazio dedicato alla cura del corpo e all’ottimizzazione dell’immagine personale: lettini da trattamento, superfici lucide, luci fredde, strumenti tecnici e oggetti quotidiani convivono con sculture di ceramica policroma, video e installazioni, trasformando la cornice espositiva in un ambiente ambiguo e immersivo, a metà tra lo showroom, spa e laboratorio biopolitico.
Fulcro del progetto è il rapporto tra bellezza e potere, tra estetica e norma. Lontana dall’essere un valore naturale o universale, la bellezza si configura qui come un costrutto culturale stratificato, prodotto da impianti simbolici, tecnici ed economici che definiscono standard, modelli e desideri, ben più reconditi rispetto la loro innocua e primigenia piattezza.
Il centro estetico è quindi immaginato come un dispositivo narrativo, attraverso cui interrogare i processi che regolano la costruzione dell’immagine del sé, la standardizzazione e i rituali contemporanei a esse connessi.
Alberto Maggini combina registri visivi apparentemente inconciliabili: iconografie spirituali, sistemi estetico-cosmetici, riferimenti alla storia dell’arte, oggetti kitsch, pubblicità fittizie e immagini autorappresentative, sovrapposte in un ambiente totalizzante, dai toni volutamente camp e paradossali.
In questo spazio, sacro e commerciale, artificio e natura, storia e propaganda, mito e marketing, contemplazione e consumo sono immaginati quali elementi intercambiabili e convivono senza gerarchie stabili.
Tra rituale estetico, parodia del benessere e mitologia contemporanea dell’ego, Ultra flat costruisce un’esperienza solo superficialmente ironica, che invita il visitatore a interrogare ciò che solitamente sembra più innocente e desiderabile: la promessa, illusoriamente genuina, di diventare più conformi all’idea che si ha di se stessi.
Sotto la patina della cura di sé, la mostra lascia perciò intravedere un interrogativo molto meno rassicurante: quanto lavoro, quanta storia e quanta ideologia servono per produrre qualcosa che chiamiamo semplicemente “bellezza”?
Informazioni Ultra flat | Alberto Maggini
- a cura di Gianlorenzo Chiaraluce
- fino a venerdì 10 luglio 2026
- Ingresso gratuito
- Fondazione Pastificio Cerere, Via degli Ausoni, 7, Roma
















