La guerra ciclicamente torna attuale, nei nostri schermi, nelle nostre pagine, e per capirla serve una voce che la racconti da una prospettiva vivida e chiara.
Ed è uno sguardo originale e personale sulla guerra quello che Mathias Énard ci offre nel suo libro Disertare, uscito in Francia nel 2023 e pubblicato in Italia nel 2025 da Edizioni E/O, nella traduzione italiana a cura di Yasmina Mélaouah.

Disertare racconta due storie diverse, due facce della stessa medaglia.
Il libro si apre con le immagini vivide e crude di un fuggiasco, un disertore. Énard utilizza parole evocative, che sanno di sporco e disperazione, per descrivere l’ambiente che lo circonda.
Fin dalle prime pagine diventano centrali i temi della sopravvivenza e della fuga dalla guerra: il disertore si sente come un animale braccato e pensa soltanto a mettersi in salvo da sé stesso tormentato dai ricordi e dai potenziali nemici che potrebbero inseguirlo.
La sua storia ha come corollario una natura ostile e selvatica, natura che ha come confine geografico il mare e come meta desiderata la frontiera.
L’amico che lo accompagna durante questo viaggio è, in primis, il fucile, continuo promemoria della sua brutalità e della guerra.
Il dialogo interiore che si sviluppa nel racconto del soldato è più che altro un lamento, un istinto primordiale che lo porta a vedere pericoli ovunque, ma è anche un rivolgersi a un Signore che Énard fa invocare più volte al disertore, affinché gli dia la forza di proseguire e di dimenticare. A lui dirà: «Padre nostro, dacci oggi il nostro oblio quotidiano».
La lettura, soprattutto nelle prime pagine, può non essere agevole per alcuni lettori, a causa dei continui salti tra la storia del disertore e quella di Paul, che analizzeremo successivamente, e dei cambi di prospettiva.
Superate le prime pagine, però, si entra nel ritmo che Énard detta, facendo saltare il lettore da una parte all’altra.

Il soldato trova, dopo il lungo peregrinare, la sua baita di famiglia, abbandonata e invasa dalla natura. L’arrivo nella baita riporta alla mente i ricordi d’infanzia, vividi ma al tempo stesso lontani dalla realtà nella quale si trova.
Ed è proprio in quell’ambiente che entrano in gioco altri due personaggi: una donna e un asino guercio. Nella storia dell’uomo e, soprattutto, in quella della donna, Énard ci mostra attraverso dei flashback il passato di sofferenza e brutalità della guerra che li ha portati fin lì, lui come carnefice, lei come vittima
Quando incontra la donna, il disertore inizia un dialogo interiore nel quale si interroga se ucciderla o meno, la bestia lotta contro la parte umana, che avrà il sopravvento e lo porterà a decidere di risparmiarla.
Nel paesaggio, che lo stesso Énard colloca nel Mediterraneo, l’unico punto geografico raccontato ed esplicitamente nominato è Roche Noire, la Rocca Nera, luogo di rifugio dei tre fuggiaschi e tappa che precede la linea della frontiera nella loro fuga.
Anche l’asino avrà un ruolo fondamentale nella storia; un animale determinato, incrollabile, che mostra caratteristiche più umane degli esseri umani, ormai diventati bestie.
L’altra storia raccontata da Énard è invece diversa, a partire dalla descrizione dell’ambiente. Se la prima è fredda e spigolosa, la seconda, sin dalle prime pagine, si apre con immagini calde e con un paesaggio fluviale.
La narrazione è affidata soprattutto a Irina, in prima persona, ma è costruita anche attraverso lettere e altri materiali.
Un gruppo di persone è invitato a partecipare alle Giornate Paul Heudeber, organizzate in memoria del matematico, a bordo della nave Beethoven, che naviga nei pressi di Berlino, sull’Havel.

Paul Heudeber è una delle figure centrali del racconto: è un matematico, un comunista convinto e un personaggio di spicco della Repubblica Democratica Tedesca.
La figlia Irina lo descriverà con una frase che riassume bene la sua intera essenza: «Mio padre camminava su due gambe: l’algebra e il comunismo».
All’interno di questo gruppo di persone viene introdotta anche Maja Scharnhorst, ormai ottantenne, la compagna di una vita del defunto matematico.
A lei sono dedicate molte delle lettere che troviamo nel testo di Énard. Ed è proprio la relazione tra Paul e Maja a diventare uno dei punti centrali del racconto; lei socialdemocratica e figura politica di rilievo nella Germania Ovest, lui scienziato convintamente comunista residente a Berlino Est. Un amore diviso da un muro.
Andando avanti emerge la figura della figlia dei due, Irina, la voce narrante, che conduce il lettore attraverso diversi momenti della loro storia. Perché oltre alle immagini e all’ambiente descritto, sarà soprattutto il tempo a fare la differenza tra la vicenda della famiglia Heudeber e quella del disertore.
Irina ricostruisce la vasta corrispondenza tra Paul e Maja, più di tremila lettere che si sono scritti tra il 1938 e il 1995, anno della morte di Paul. Sono le stesse lettere che troviamo tra le pagine del libro e che permettono di entrare in una relazione fatta di distanza, amore e divisioni politiche.
Nelle lettere, il matematico comunista esprime tutto il suo struggersi per la distanza, ma anche una feroce critica al capitalismo e un legame con il socialismo reale della DDR che, però, non è cieco.
Paul non lesina critiche ai sovietici, in particolare al loro imperialismo, condanna la repressione della Primavera di Praga del 1968 e vede nella politica sovietica una minaccia sempre più forte per lo stesso ideale socialista in cui continua a credere.
Paul parla anche del suo periodo di detenzione a Buchenwald, dove scrive le sue Congetture dell’Ettersberg, un’opera che fonde matematica e letteratura.
In questa parte viene citato anche Bruno Apitz, prigioniero dello stesso campo, e il suo romanzo Nudo tra i lupi, dal quale è stato ricavato l’omonimo film.
Forse Énard lo inserisce nel testo per suggerire a chi lo legge la vera storia di ciò che provava una vera persona, e non un personaggio di finzione come Paul, dentro un campo di concentramento.
Nel racconto entra anche una parentesi mediorientale attraverso la figura di Irina, storica della matematica che ha imparato l’arabo e ha svolto il dottorato al Cairo.
La mela non cade lontana dall’albero perché, anche se da una prospettiva differente, anche lei rimane legata al mondo della matematica di Paul.
Con lei Énard introduce la figura di Naṣīr al-Dīn al-Ṭūsī, brillante astronomo e matematico persiano del XIII secolo, e l’11 settembre 2001, che avviene proprio mentre matematici, studiosi e familiari si trovano sulla Beethoven per celebrare Paul.
Verso la fine del racconto ci troviamo davanti al segreto di Maja, che per tutto il testo rimane un personaggio abbastanza enigmatico.
Irina, ormai nel presente del racconto e satura di emozioni dopo aver rievocato tutto il passato familiare, si trova nel 2022 ad ascoltare le notizie sulla guerra in Ucraina, nella quale la Russia presenta il conflitto come una lotta contro i nazisti ucraini.
Sono passati decenni dalle guerre e dalle divisioni raccontate attraverso la vita di Paul, ma la storia sembra riproporre ancora una volta gli stessi fantasmi.
Il filo che guida il lettore durante il racconto è sicuramente coinvolgente e originale. Lo stile delle due storie è selvaggio nella parte del disertore, più delicato e civilizzato nella storia di Paul e della sua famiglia.
Le parole utilizzate da Énard sin dalle prime pagine costruiscono un immaginario che, come un pugno improvviso, coglie di sorpresa il lettore.
Nella parte dedicata al disertore, Énard detta il ritmo attraverso frasi spezzate, virgole e continui cambi di paragrafo, riuscendo nell’intento di incalzare il lettore con una lettura quasi a singhiozzo. Girando pagina non si sa mai se ci si troverà davanti il soldato, il matematico comunista Paul o la voce di Irina.
Ci sono quattro piani temporali che convivono nel racconto: quello indefinito del disertore, quello delle lettere di Paul a Maja che attraversano decenni, il 2001 e gli anni Venti del Duemila. Proprio perché la storia del soldato non ha un tempo preciso, la sua vicenda rimane sempre attuale.
La guerra sembra quasi una teoria dell’evoluzione al contrario di Darwin, da esseri pensanti torniamo animali, bestie. Il soldato è anonimo, non ha un nome perché, in fondo, potrebbe avere tutti i nomi del mondo, tutti i nomi dei soldati e dei disertori.
Tra gli altri quesiti che Disertare pone c’è la forza delle idee. Quanto è forte un’idea? Paul dice: «Sopporterò comunque un muro fra voi e me se è per il socialismo». È idealismo o testardaggine? Énard sembra voler lasciare aperta la domanda.
Attraverso Paul mette in scena un uomo disposto a sopportare la distanza e le contraddizioni del proprio tempo pur di rimanere fedele a un ideale, ma allo stesso tempo capace di criticarne le degenerazioni.
Un ruolo fondamentale lo ha anche l’asino, cieco da un occhio, presente sulla copertina sia dell’edizione italiana sia di quella francese. È un animale da sempre associato alla tenacia, determinato, meno “nobile” del cavallo, ma infaticabile, che anche in questa storia continua ad andare avanti a testa bassa.
Non è soltanto resistente: nel racconto è anche, a modo suo, dolce, soprattutto quando non abbandona mai la donna e contribuisce a portarla in salvo tra le insidie del viaggio. Potrebbe essere lui il vero protagonista di Disertare, lui che non ha disertato la sua padrona, un animale totem.
Ma quali sono i messaggi che l’autore vuole far passare con questo testo? Una parte della risposta ce la dà Énard stesso. La storia di Paul era il progetto originario del romanzo, ma con l’invasione russa dell’Ucraina, nel febbraio 2022, lo scrittore sente l’esigenza di introdurre un’altra storia che riporti la guerra dal passato al presente.
La critica dura di Énard è contro la guerra in senso lato, non contro una parte specifica, anche per questo Irina guarda con preoccupazione all’avanzata dell’estrema destra in Germania e richiama la figura di Stepan Bandera e il nazionalismo ucraino.
Nel romanzo il passato non è mai davvero passato: torna nelle parole, nelle ideologie e nella propaganda del presente. La stessa guerra in Ucraina diventa dimostrazione di quanto la storia europea possa riproporre fantasmi che sembravano ormai sepolti.
L’edizione italiana di Disertare è uscita nel 2025, mentre l’originale francese, Déserter, è del 2023. Non è passato molto tempo, eppure sembra già sufficiente per rendere ancora più attuale la domanda posta dal romanzo.
Ci ritroveremo forse, un giorno non troppo lontano, a vagare per le montagne con un fucile in mano, come il Disertore di Mathias Énard?

Vivo tra Milano e la Sicilia, con il baricentro nel mare. Leggo per cercare risposte, scrivo per fermare e condividere ciò che mi colpisce. Nella scrittura ho trovato un modo per approfondire il mio interesse per la narrativa e la saggistica. Nei libri cerco il punto d’incontro tra letteratura, pensiero e società.


