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L’amore folle non è l’amore vero. Intervista a Françoise Hardy

L’amore folle è il primo libro tradotto in italiano (Edizioni Clichy) della cantante francese di fama mondiale Françoise Hardy, che ha già esordito come scrittrice con la sua autobiografia (Le désespoir des singes). Narra di un amore disperato, dipendente, triste, incompreso da entrambi i protagonisti, totale, accecante… appunto, folle.  E, in questa intervista, Françoise Hardy  ci racconta come sia l’Amore a decidere quando tutto comincia, quando finisce e quando finalmente non soffriremo più.

Lei è stata ed è molto amata in Italia; ha mantenuto qualche contatto nel nostro Paese? Cosa Le ha portato l’esperienza italiana e, recentemente, la traduzione in italiano del libro “L’Amore folle”?

La mia vita professionale in Italia negli anni ’60 mi ha lasciato dei ricordi formidabili (il cantagiro, il festival di San Remo, fra i tanti), ma ero troppo giovane, troppo impegnata e timida per poter creare dei contatti. La mia salute, oramai non più ottima, mi ha impedito di ritornare in Italia per la pubblicazione del mio libro “L’amour fou”, ma ho una grande nostalgia per il vostro paese e una grande simpatia per gli Italiani. Inoltre apprezzo molto la canzone, la letteratura, l’architettura, il cinema e i paesaggi italiani.

Ecco il suo primo romanzo tradotto in italiano: l’amore folle, vero amore? Amore passionale o distruttivo? A volte entrambi?

In realtà, l’amore folle non è ciò che si potrebbe definire come amore “vero”. Ciononostante, è proprio quello che prova la maggior parte della gente quando si innamora: improvvisamente l’altro diventa il centro assoluto della propria vita e se ne fa dipendere la propria felicità, il proprio futuro, la propria vita intera. Un bisogno talmente irrazionale e eccessivo che rende “folle” questa specie di amore cosi’ comune. L’amore vero non è distruttivo. L’amore vero esclude la possessività, la gelosia, la dipendenza nevrotica. L’amore vero consiste nel lasciar esistere l’altro, anche al di fuori di sè, nel volere ciò che è buono per lui e non per forza per sè, per aiutarlo a crescere, a evolvere, soprattutto evitando di esercitare ogni tipo di ricatto affettivo, di pressione consapevole o inconsapevole per cercare di essere il centro esclusivo del suo universo finché se ne ha bisogno.

In questo romanzo Lei descrive con profondità e finezza psicologica alcuni meccanismi di “funzionamento” di una coppia instabile che si ritrova e si lascia senza poter fare a meno di ritrovarsi e di perdersi; la fine della storia è indefinita e lascia aperta la fantasia del lettore. In questo caso Lei dà una speranza di durata o dovrà accadere qualcosa, interiormente, ai personaggi, perchè possano restare insieme?

L’impossibilità di “avere” l’altro, la sua ambiguità, i suoi cambiamenti che contribuiscono a crearne il mistero, possono far durare più a lungo una relazione che la promiscuità potrebbe consumare velocemente. Ci si potrebbe anche accontentare, quando il sentimento amoroso è finito, di una relazione quasi fraterna basata sulla tenerezza, la stima e i ricordi, ma la relazione amorosa è condannata nel tempo, del resto come tutte le cose terrene.

La difficoltà di costruire insieme un futuro dipende dal vuoto esistenziale dei due amanti?

La imputerei piuttosto ai primi condizionamenti affettivi, talmente importanti che determinano in gran parte la vita sentimentale adulta. Possono anche esserci degli ostacoli alla base insormontabili per alcuni, come le differenze di natura sociale, etnica, religiosa e anche sessuale per chi ha un’identità indifferenziata… Anche la differenza d’età puó costituire un ostacolo persino quando l’attrazione è forte da entrambe le parti… Senza parlare di tutte le barriere dovute alle inibizioni, ai blocchi emozionali, in breve alla problematica affettiva individuale causata da una serie di condizionamenti che impedisce certe persone di abbandonarsi corpo e anima a qualcun altro…

Perchè ha scelto di raccontare tale storia, quale messaggio o sentimento o emozione ha voluto esprimere? Rassegnazione, accettazione di una impossibilità ? L’Amore puo’ veramente superare tutto secondo Lei?

Ho scritto questa storia tanti anni fa, in un momento in cui la mia vita personale era talmente dolorosa che la mia sola via d’uscita era raccontarla non soltanto nei testi delle canzoni ma anche in un testo più esaustivo; in seguito ho enormemente rimaneggiato tale testo, prima di tutto per perfezionismo e dopo per la pubblicazione.

Le hanno sicuramente già chiesto se il romanzo sia (in parte) autobiografico…

Ma certo! E’ un racconto autobiografico sublimato, magnificato. Ho appena letto alcune opere di una grande scrittrice francese, Colette, e mi sono resa conto che tutti i suoi romanzi erano autobiografici con, evidentemente, alcune modifiche apportate al suo vissuto al fine di renderlo più romanzato. Molti scrittori hanno scritto dei romanzi a sfondo autobiografico. Ho scoperto recentemente Italo Svevo che mi sembra ne faccia parte. Sto parlando di grandi scrittori ai quali non posso certo paragonarmi, tranne che a livello di iniziativa (non mi considero una scrittrice).

Sta lavorando ad un prossimo libro? Quale tematica o esperienza umana Le piacerebbe (o sarebbe piuttosto un bisogno) raccontare?

Avró 70 anni a Gennaio, ho passato più di 50 anni della mia vita a scrivere, soprattutto testi di canzoni, articoli e qualche libro. Non sono molto in forma e ho l’impressione angosciante d’aver scritto tutto ciò che potevo. Per il momento, sono a secco. Situazione definitiva o temporanea? Il futuro ce lo dirà…

1 commento

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  • Veramente una bellissima e originale intervista!!! Complimenti. Francoise Hardy e’ dell’epoca dei Beatles e la prima espressione dei c.d. baby boomers e della rinascita economica in Francia e in Italia. I suoi dischi erano i ricercati lenti delle feste di allora. Poi, almeno per quanto mi riguarda, il 68′ l’ha travolta e altri sono diventati i modelli.

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