Arctic Take Away. Festival di Barents

La prima cosa che si è notato, visitando il Festival di Barents (http://www.barentsspektakel.no/) a Kirkenes in Norvegia, è l’alto numero di partecipanti di origine russa, sia come artisti che come musicisti e danzatori. Il motivo è che Kirkenes (http://www.visitnorway.com/it/dove-andare/la-norvegia-del-nord/kirkenes/) si trova a soli 27 km dal confine con la Russia e, oltre a voler mantenere buoni rapporti di vicinato, la loro vita quotidiana è fatta di scambi culturali continui con il popolo sovietico.

Questo mostrano le fotografie del norvegese Rune Johansen in un viaggio da Kirkenes a Zapoljarny. I suoi scatti cercano di catturare l’essenza della gente che vive sullo stretto di Barents, così come la performance Shrink, ideata da Lawrence Malstaf, che vede due coppie di danzatori, una di nazionalità russa e l’altra norvegese, mettersi letteralmente sotto vuoto, basandosi sulla fiducia nell’altro per il controllo dell’aria all’interno del contenitore di plastica, e dunque al limite tra vita e morte. Il messaggio della performance verte sulla fiducia nell’altro, valore davvero fondamentale per mantenere rapporti pacifici con il paese confinante. Tale interesse sullo sconfinamento è sempre stato portato avanti da Pikene på Broen, un gruppo di curatori e produttori attivo dal 1996 a Kirkenes, la città piu’ a nord-est della Norvegia, confinante con la Russia e la Finlandia, che fanno della transnazionalità e della multidisciplinarietà il loro obiettivo. Ciò si percepisce subito nello spettacolo di apertura di Barents Spektakel 2015, ideato e prodotto proprio da Pikene på Broen. Qui un ballerino francese, Philippe Priasso, danza insieme a una macchina scavatrice in movimento, seguendo il canto di Brigitte Heuser, una mezzo-soprano di origine neozelandese e residente in Norvegia, seguendo le note musicali del russo Fadi Gaziri. Un team dunque di livello internazionale e una profusione di media artistici.

Attenzione dedicata anche alle minoranze etniche con una mostra, un video e uno spettacolo dedicato ai Sami, popolazione indigena di circa 75.000 persone che vive in Norvegia, Finlandia, Svezia e Russia. Le fotografie di Hege Annestad Nilsen ritraggono giovani coppie che indossano il costume sami ispirandosi al vecchio ritratto dell’artista John Savio, anch’egli sami, dal titolo Uomo e donna. Anche la videoartista Marja Helander indossa un costume tradizionale per i suoi due video dal timbro ironico. L’artista finlandese riflette sugli aspetti della minoranza ponendoli a confronto con l’evoluzione presente nel nord della Scandinavia. La performance Leaves fall from the tree of my dream è un’altra produzione di Pikene på Broen e s’incentra sulla poesia di Synnove Persen che si ispira fortemente alle tradizioni sami e ci porta in un viaggio nel paesaggio artico attraverso parole,  suoni e proiezione di immagini astratte. Questa premiere è stata tenuta durante la giornata che celebra la popolazione Sami ed è stata realizzata da un gruppo di artisti norvegesi.

Una conversazione tenutasi al Transborder Café, a cui hanno partecipato politici, imprenditori del turismo, giornalisti e artisti, ha poi discusso sul prossimo vicino di casa: la Cina.  Lo scioglimento dei ghiacci sta infatti avvicinando sempre più la Norvegia alla Cina attraverso la possibilità di percorrere il passaggio a Nord Est. L’artista Li Xiaofei ha presentato due video dal titolo Assembly line che riprendono la vita lavorativa di cinesi e norvegesi in due distinte fabbriche di produzione di sale e di allevamento dei granchi reali. E’ interessante osservare nei video come i lavoratori reagiscono diversamente al tema dell’inquinamento: i cinesi con razionalità e rassegnazione e i norvegesi con spavento e totale diniego verso tale possibilità. Due realtà etniche e culturali che presto si troveranno sempre più a confrontarsi. L’inquinamento è un tema delicato per la Norvegia poiché il turismo presente nell’area artica arriva grazie all’ambiente incontaminato e alla particolarità dei ghiacciai artici. A tale condizione è ispirato l’allestimento della mostra di videoarte in un negozio di Kirkenes, dove alcuni frigoriferi ospitano i monitor che trasmettono i video, poiché secondo il direttore artistico del Festival, Andreas Hoffmann, l’Artico è come un grande refrigeratore per l’universo. Il videoshop presenta lavori di artisti di diverse nazionalità, tra cui, oltre al cinese Li Xiaofei e alla finlandese Marja Helander già citati, l’italiano Stefano Cagol, con la video-animazione della bandiera norvegese che l’artista ha realizzato in occasione del loro anniversario della Costituzione; la russa Natalia Egorova che con i suoi video perlustra concettualmente i limiti del corpo e le reazioni di esso agli stimoli; il norvegese Ørjan Amundsen esplora l’universo attraverso la scelta di alcune parole e la tecnica del montaggio oscillando tra commedia e tragedia; la russa Olga Jitlina che s’interroga sulla funzione dei simboli e dei monumenti oggi nell’Unione Sovietica.

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Lorella Scacco

Lorella Scacco è una critica d’arte, giornalista e curatrice indipendente di eventi culturali. Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea e in Estetica. E’ membro della SIE, Società Italiana d’Estetica. Ha curato esposizioni e cataloghi di numerose mostre d'arte contemporanea in spazi espositivi pubblici e privati in Italia e all’estero, tra cui Artesto al Palazzo della Triennale di Milano (2006), Mobile Journey alla 52ma Biennale di Venezia (2007) e The Hot Season – Italian Art Now allo Stenersen Museum di Oslo (2008). Collabora con riviste d’arte specializzate. E’ particolarmente interessata e competente di arte contemporanea dei Paesi Nordici e di arte applicata alla tecnologia mobile e video. Autrice del libro Estetica mediale. Da Jean Baudrillard a Derrick de Kerckhove edito da Guerini, Milano 2004, e del libro Northwave. Una ricognizione sulla video arte nei Paesi Nordici, edito da Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo, 2009.

4 commenti

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  • Questo festival appare ricco di eventi artistici e di un particolare fermento che viene fuori sia dalle originali modalità espressive di artisti così diversi tra loro sia dall’attenzione alla transnazionalità.
    E’ interessante questo excursus e vien voglia di partecipare al festival il prossimo anno.

  • Popolo sovietico?
    qualcuno spieghi la differenza tra popolo RUSSO e popolo SOVIETICO.
    Meno male questi vogliono scrivere professionalmente.
    Pero’ prima devono ritornare a scuole e studiare storia e geografia pre/post 1989
    Peace