La Notte del Labirinto a Calvi dell’Umbria fra magia e stupore.

hero_03A Calvi dell’Umbria ritorna  La Notte del Labirinto, il 16 agosto, appena passata la luna nuova, le strade si immergeranno in una luce del tutto straordinaria.

Le vie del paese -come racconta nella sua poetica introspettiva Alessandra De Bella, organizzatrice assieme alla musa del Labirinto di Calvi, Sheila Stentella– giocano tra loro, si passano la palla cercando di non farla mai cadere, chiudendosi in un intrico serrato. Un labirinto paradossale nella misura in cui, cercare l’uscita, punta a diventare l’ultimo pensiero.

Il nome dell’evento proietta senza indugi all’idea madre.
Labirinto come costruzione architettonica criptica in cui ognuno è prigioniero, ma libero al contempo di trovare la propria strada; Labirinto come metafora della costante condizione dell’uomo, sempre alla ricerca della soluzione più semplice; Labirinto, lo stesso di cui si serve la mitologia greca quando ci dice che solo il filo d’Arianna, guidato all’amore di lei, porta alla salvezza dalle mura intrecciate; Labirinto come il “giardino delle illusioni” in cui finisce l’Alice inWonderland di Lewis Carrol, il personaggio spinto dall’esigenza di trovare la giusta dimensione tra l’infanzia e il mondo degli adulti: né troppo grande, né troppo piccola.
Questa è l’atmosfera che l’evento Calvese propone: un groviglio di artisti e di forme d’arte dalle nature più svariate, e cibo, e musica, e intrattenimento, e incontri,che invitano ad una salutare perdita dell’orientamentodal quale ognuno è libero di ripartire per muoversi alla caccia dell’attrazione che congela la sua attenzione.

L’invito a perdersi alla ricerca di una strada che porta alla scoperta e a nuove conoscenze.
A luci spente, rimarrà difficile per gli stessi abitanti del posto guardare con gli occhi velati dalla forza dell’abitudine i vicoli che ospiteranno il Labirinto.

Ed aggiunge Sheila Stentella: Tre incisi che non fanno altro che ripetersi come le tracce di un disco che non cessa mai di girare nelle menti degli ascoltatori. Stiamo parlando di un vero e proprio Labirinto cosiddetto unicursale, un intrico di strade in cui le uniche due possibilità sono di giungere alla meta o di ritrovarsi al punto di partenza.

Come Arianna diede a Teseo un gomitolo rosso che gli avrebbe permesso di seguire a ritroso le proprie tracce per aiutarlo a ritrovare la via d’uscita, così il Labirinto Calvese porrà fra le mani del viaggiatore un filo rosso; da quel momento in poi ogni uomo sarà chiamato a sfidare la molteplicità del reale, spinto da una brama di scoperta. Ogni vicolo, ogni piazza, piccola o grande che sia, faranno da scenario e palcoscenico agli interventi con cui gli artisti inviteranno il viaggiatore ad una sosta per poi, superato lo smarrimento, rimandarlo a vivere nuove sensazioni in un percorso ancora ricco di sollecitazioni uditive e visive. Un tragitto spesso ripetitivo, in cui l’identità, la razionalità, il tempo e anche la storia dei luoghi sono messe in discussione e vengono annullate per arrivare a proporre un ‘’non-luogo’’.

Sarà un labirinto nel quale l’occhio e l’orecchio saranno i principali veicoli per pervenire ad una trasformazione interiore. L’ unica chiave di accesso che potrà donare senso a questo lungo percorso di emozioni sarà l’Arte in tutte le sue sfaccettature, l’arte che prima travolge creando il caos e l’ arte che, in seguito, ristabilisce ordine: smarrirsi a volte vuol dire ritrovarsi veramente. Ciò a cui miriamo è far sì che ogni viaggiatore, colpito dalla pulsione verso l’ esplorazione e la scoperta, torni nella propria casa “diverso’’ e più ricco di cose da raccontare.

Ma chi aspetterà i viaggiatori fra le strade che scendono e salgono e s’allungano in una pianta simile ad una fiamma? Il Minotauro, ad esempio, padrone di una casa che si ripete e si riflette. Il Minotauro (Ivan Cozzi) parlerà con le parole di Friedrich Durrenmatt, di Jorge Luis Borges, con la poesia di Ovidio e aspetterà, con la sua maschera scura e le sue corna brillanti, che i passanti s’appressino per raccontare la sua storia di escluso e di recluso.
E poi ci sarà musica, molta musica (Fabrizio Lucchini, Accademia degli Spiazzati, Giulia Tripoti e Italia Migrante, Federico Tirinzi, Francesca Stefanini, Maria Chiara Fiorucci, BMWCabrio e Riccardo Bussetti) e danza e gli sbandieratori, e gli artisti visivi che popoleranno le strade con i loro quadri grazie all’Associazione Eureka Eventi d’Arte e cantastorie (Daniele Mutino) e incontri letterari (Laura Spagnoli) e teatro (Stefano De Majo) e mimo (Armando Profumo) e artisti di strada, spettacoli di fuoco (Silvia Cozzi – Kyra), trampoli nocchieri (Mauro Vizioli), uomini-uccello (Claudio Montuori) e la grande parata di Milon Mela, laFesta degli Incontri, che giunge fra le vie di Calvi dall’India e porta le sue più ancestrali tradizioni grazie alle quali si potranno scoprire i danzatori tribali Chhau, che con le loro immense maschere luccicanti si esibiscono in acrobazie spettacolari; il Kalaripayyattu, un’arte marziale che si combatte a mani nude, con spade, coltelli e fuoco e che si racconta sia la madre di tutte le arti marziali…

E per andare fino in fondo nella scoperta di un luogo misterioso, all’interno dell’intricato itinerario vi saranno anche degli stand gastronomici grazie ai quali i viaggiatori posteranno gustare sapori locali.

Questo labirinto non sembra avere fine, questa notte è lunga e intarsiata di magia. Non mancate una delle più belle feste d’Italia.

artapartofculture redazione

Clarissa Pace

Laureata in lingue e letterature orientali, viaggiatrice e fotoreporter ha vissuto per alcuni anni fra India, Nepal e Sri Lanka per approfondire i suoi studi sull'archeologia e l'arte del subcontinente indiano e come inviata di alcune testate locali. Tornata in Italia comincia a lavorare nell'editoria ma è sempre pronta a riprendere la sua vita nomade e piena di scoperte. Quando non viaggia naviga ininterrotttamente sul web.

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