Festa del Cinema di Roma 2016. Noces di Stephan Streker. Zahira che vuole correre lontano

Zahira ha diciotto anni e una gran voglia di vivere la sua vita liberamente.
La prima immagine di lei è all’interno di uno studio medico mentre fa domande e prende accordi per un aborto.
Zahira lo chiama bambino mentre la dottoressa specifica che non è un bambino ma un embrione.
Tutto quello che si può nascondere non arreca danno.

I genitori vogliono che risolva il problema, quindi abortirà, gli sarà ricucito l’imene e dovrà accettare un matrimonio combinato con un pakistano perché queste sono le regole; le tradizioni della loro comunità a cui le donne devono sottostare.
Anzi è fortunata perché potrà scegliere tra i tre pretendenti  che le verranno mostrati in foto e parlare con loro via skype. Anche le tradizioni si adeguano all’innovazione tecnologica.

A questo punto la ragazza si sente stretta in una morsa. Da una parte non vuole abortire e rinunciare alla sua libertà e dall’altra non vuole provocare uno scandalo che sconvolgerebbe la sua famiglia.
Zahira corre lontano cercando di vivere sprazzi di vita.
Studia, va in discoteca, s’innamora di un ragazzo, scherza con la sua migliore amica Aurore ma intanto di notte fa incubi sul futuro marito.
Prova a ribellarsi, cerca comprensione nel fratello più grande, anche lui dilaniato tra l’onore per la famiglia e l’amore per la sorella.
Contrasti invalicabili, fondamentalismi religiosi che non ammettono mediazioni.

Nessuno spiraglio. Nemmeno tra donne c’è sostegno.
La madre è ancora più determinata del padre nel convincere la figlia ad accettare il matrimonio combinato. La sorella maggiore enuncerà il suo discorso sulla sottomissione della donna come male minore e sacrificio necessario. La sorella minore tradirà la fiducia di Zahira.

Noces di Stephan Streker si ispira al “caso Saida”, realmente accaduto in Belgio nel 2007 e a tanti altri casi simili che purtroppo conosciamo bene anche in Italia.
Il dramma di tantissime donne che hanno pagato con la vita la loro ribellione. Brutalmente ammazzate dal padre o da un fratello piuttosto che lasciate libere di scegliere come vivere e di chi innamorarsi.
Spesso viene inscenato un suicidio o vengono spinte a suicidarsi, in modi terribili, dalla propria famiglia; così tutto viene insabbiato più facilmente e non ci sono conseguenze legali per nessuno.

Stephan Streker, con una regia decisa che punta all’essenziale, riesce a mantenere sempre alto il fascino del racconto visivo e la tensione del dramma.
Un film intenso con un percorso consapevole e determinato. Molto apprezzabile pur non definendo una personalità registica particolarmente originale.
Sulle orme dei Dardenne e di Cristian Mungiu la visione si stringe tutta sui personaggi, sui volti dei giovanissimi, sull’intimità dei dialoghi.

La macchina da presa rimane incollata sulla protagonista dall’inizio fino alla fine del film.
Viene colto ogni cambio di umore. Primi e primissimi piani del volto di Zahira che alterna emozioni di gioia e tristezza fino a quell’indecifrabile espressione, il giorno delle nozze via skype, in cui si concentra tutto il suo tormento interiore che non riesce a placarsi. La sua vita non può finire in questo modo.
Le fughe, i ripensamenti, le scelte, i complotti.
Le persone più care che si trasformano in traditori e carnefici.

La sensazione di una continua rotazione emotiva  tra il mondo esterno, con tutte le sue possibilità, e quella claustrofobica chiusura del microcosmo famigliare che conduce lentamente verso una prigionia senza via di scampo.

 

Maddalena Marinelli

Maddalena Marinelli

“L’arte è l’anima del mondo, evita che il mio inconscio s’ingravidi di deformi bestie nere.” Laureata in Scenografia e in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma ha lavorato in ambito teatrale collaborando con esponenti della scena sperimentale romana come Giuliano Vasilicò e l’Accademia degli Artefatti e, come fotografa di scena, per teatri off. Negli ultimi anni, accanto alla critica d’arte affianca la critica cinematografica. Ha scritto per Sentieri Selvaggi, CineCritica e attualmente per Schermaglie oltre che per art a part of cult(ure). Nel 2012 ha curato la rassegna cinematografica “FINIMONDI: Cataclismi emotivi,cosmici ed estetici nel cinema” presso la libreria Altroquando di Roma.

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